Albenga, Terreni creativi 2019: “Un’autentica ovazione saluta il protagonista”…

di Alfredo SgarlatoAlbenga. Per problemi di salute ho potuto seguire solo la terza serata di Terreni Creativi 2019, che vi vado a raccontare. Primo spettacolo la terza parte di “Se questo è Levi” produzione di Fanny e Alexander, compagnia tra le più brillanti del panorama italiano, di Luigi De Angelis, con Andrea Argentieri. Lo spettacolo si svolge nella sala consiliare del comune di Albenga, è tratto da “I sommersi e i salvati”, ed è realizzato sottoforma di intervista con una serie di domande che alcuni spettatori rivolgono all’attore che impersona Levi. Caso vuole che io abbia poche ore prima visto un filmato di Levi in tv, ed ho potuto apprezzare come l’immedesimazione fisica e vocale dell’attore fosse perfetta, persino impressionante. Il testo di Levi è di fondamentale importanza, e evidenzia un paio di concetti che andrebbero scolpiti nella pietra: il fascismo non fu diverso dal nazismo, più “buono”, aveva come risultato inevitabile lo sterminio, e se fallì fu per la naturale incapacità degli italiani a seguire le leggi. Secondo, un fascismo può sempre esistere, lo è qualsiasi ideologia che esalti il privilegio e la disuguaglianza. Un lavoro da portare nelle scuole e che dovrebbe passare in prima serata in tv. Un’autentica ovazione saluta il protagonista

Secondo appuntamento con “Il racconto delle cose mai accadute” di e con Quotidiana.com, Paola Vannoni e Roberto Scappini, ormai beniamini del pubblico di Terreni Creativi dopo molte partecipazioni. Come loro consuetudine palco spoglio tranne una gabbietta per uccelli, pochi gesti misurati, tono di voce quieto. Il racconto della vita quotidiana è filtrato attraverso la lente del cinema, soprattutto, e del teatro, con dialoghi non sense che si alternano a riflessioni profonde, e battute esilaranti. Molti applausi anche per loro.

Terzo spettacolo, “First love” di e con Marco D’Agostin, monologo/performance che rivive l’impresa di Stefania Belmondo alle olimpiadi invernali. Un autentico tour de force del protagonista, che replica la telecronaca della gara mimando i gesti dell’atleta. Personalmente però devo dire che, non conoscendo l’argomento, non mi sono sentito minimamente coinvolto, non ho provato “il piacere del testo”, per dirla con Barthes. Ripeto, è un opinione personale, molti altri spettatori sono stati coinvolti e piacevolmente sorpresi.

Gran finale con “Pitecus” di Rezza-Mastrella. Adoro Antonio Rezza, il pensiero di vederlo finalmente dal vivo e non in programmi trasmessi in orari assurdi ha contribuito alla mia guarigione. Ho riso dall’inizio alla fine e non ero l’unico: anche chi non lo conosceva è rimasto sbalordito dalla bravura dell’attore, dalla mimica, dall’uso sapiente del corpo, dal linguaggio che mescola gerghi e parole desuete, dalle molte voci. Il suo humour è politicamente scorrettissimo, ma ben venga in quest’epoca in cui la bigottaggine si sposa con la volgarità gratuita (specie quella del potente, la più greve), prende di mira il pubblico con cui gioca continuamente, è surreale e grottesco. Il “Pitecus”, con le sue nevrosi e le sue meschinità, siamo un po’ tutti noi. Festa finale con le scelte musicali raffinate di MaNu! Dj, mi rimane il rimpianto di non aver assistito alle serate precedenti, su cui ho avuto commenti positivi.

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