Teatro, nuove tecnologie e social: nella Fortezza di Castelfranco in scena “Asocial Network” di Silvia Paonessa

Finale Ligure. Nella Fortezza di Castelfranco va in scena giovedì 4 luglio alle ore 21.30Asocial Network”, secondo appuntamento della rassegna Teatro in Fortezza; sul palcoscenico l’autrice e attrice Silvia Paonessa impegnata a raccontare con grande ironia il nostro legame –spesso malato- con le nuove tecnologie e i social. Insieme a lei, in voce, Marco Benedetti, attore e doppiatore che, fuori scena, interpreta le voci dei diversi personaggi della pièce. (Ingresso 20 euro; ridotto 16 euro – under 25 / over 65).

Asocial Network” racconta una storia semplice, una storia come tante, quella di Anita, una ragazza comune. Anita sta cercando amore, stabilità, amici sinceri, un lavoro. Anita è alla ricerca della sua strada e al tempo stesso di soddisfare le aspettative di società, amici, famiglia e anche le sue. Anita ci prova, ci prova disperatamente. Lei e quel continuo chiacchiericcio con il mondo fuori: è nata “digitale” e ha una relazione di profonda interdipendenza con la tecnologia. Anita ha sempre qualcosa da fare, un’amica con cui parlare, un amante a cui scrivere, un call center con cui bisticciare ma fondamentalmente Anita è sola. Come è sola sul palcoscenico. Le telefonate, i messaggi e le applicazioni mostrano uno spaccato della società tragicomico e surreale, attraverso il quale la protagonista vive tutti gli umori dell’animo umano, ma non riesce a vederne la grande verità nascosta: «questa vita virtuale provoca sì sensazioni vivide, ma è sempre e solo un riflesso della vita reale: l’iperconnessione che isola sempre più».

«Ormai sembra impossibile vivere senza dispositivi, cellulare, ipad, computer e senza la vita irreale che consumiamo, giorno dopo giorno, sui social. Viviamo infatti in una società in continua evoluzione, votata alla rapidità, al consumo, una vita divisa –ma sempre connessa- in due: da una parte la vita vera, quotidiana, i rapporti personali, dall’altra l’esistenza –anche quella apparentemente vera- in rete, luogo in cui è possibile soddisfare curiosità, trovare amici, scambiare opinioni, mostrare noi stessi come vorremmo essere attraverso foto patinate o immagini di felicità e ilarità studiate. Ma per i nativi digitali la vita è- spesso- una sola. I primi nativi digitali -giovani nati negli anni ottanta e novanta- infatti, hanno vissuto fin dalla nascita in simbiosi con le nuove tecnologie, strumenti che hanno (o stanno) sostituendo il modo di apprendere, conoscere la realtà, comunicare; proprio per questa dimestichezza con la rete e il digitale i nativi faticano a separare virtuale e reale, per loro la virtualità è realtà tout-court e le tecnologie e i dispositivi da cui ‘dipendiamo’ sono la naturale estensione della sfera privata e sociale».

Ma cosa accadrebbe se questi supporti, per una dimenticanza, una sciocchezza o un incidente smettessero di funzionare?

Ma cosa accadrebbe se questi supporti, per una dimenticanza, una sciocchezza o un incidente smettessero di funzionare? «Asocial Network racconta con leggerezza e ironia, ma allo stesso tempo con grande profondità, il valore dell’esperienza digitale mettendo l’accento però sul fatto che la tecnologia per quanto potente ha piedi d’argilla: necessita di due cose fondamentali, energia elettrica e connessione. Se anche solo uno di questi elementi viene a mancare, il mondo d’improvviso cambia e anche la vita delle persone prende una piega inaspettata. Anita, dunque, da sempre connessa e con l’orizzonte illimitato del mondo a portata di mano, si trova di colpo in una specie di mare silente, un vuoto che la circonda e la preoccupa. A salvarla da tanto silenzio un personaggio inaspettato, un grande orso di pezza, che l’aiuterà a osservare il mondo e se stessa con occhi diversi.»