Light Project: a Palazzo Reale il luminoso percorso creativo e di ricerca di Nanda Vigo

Nella foto: 2018 Mostra "Sky tracks",Trigger of the Space, installation view, Galleria San Fedele Milano (foto Marco Poma)

Savona / Milano. Dagli esordi alla fine degli anni Cinquanta sino alle esperienze più attuali: progetti, sculture e installazioni per raccontare il lungo e luminoso percorso creativo e di ricerca di Nanda Vigo: dal 23 luglio al 29 settembre 2019, al primo piano di Palazzo Reale a Milano con ingresso libero, sarà aperta al pubblico la mostra “Nanda Vigo. Light Project”, a cura di Marco Meneguzzo. Promossa dal Comune di Milano | Cultura, Palazzo Reale, in collaborazione con l’Archivio Nanda Vigo, la mostra si inserisce nel percorso con il quale Palazzo Reale, per il quarto anno consecutivo, esplora nella programmazione estiva l’arte contemporanea, approfondendo e valorizzando il lavoro di maestri dell’arte italiana dal secondo dopoguerra a oggi e il rapporto che hanno avuto con la città di Milano dove hanno vissuto, creato ed elaborato la propria ricerca, come nel caso specifico di Nanda Vigo. Light Project è infatti la prima retrospettiva antologica dedicata da un’istituzione italiana a questa artista e architetto milanese che ha influenzato la scena artistica italiana ed europea degli ultimi cinquant’anni: “attraverso l’esposizione di circa ottanta opere – tra progetti, sculture e installazioni – la mostra racconta l’eccezionale percorso di ricerca di una figura di assoluto rilievo nel panorama europeo, dagli esordi alla fine degli anni Cinquanta sino alle esperienze più attuali”.

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Protagonista del clima culturale milanese degli anni Sessanta, Nanda Vigo (Milano, 1936) inizia a realizzare i suoi Cronotopi dal 1962, in sintonia con lo spirito di ZERO, gruppo transnazionale di artisti tedeschi, olandesi, francesi, belgi, svizzeri e italiani al quale prese parte. «Partecipe delle avanguardie e dei gruppi dei primi anni Sessanta, Nanda Vigo elabora una personale ricerca incentrata sulla luce, la trasparenza, l’immaterialità, che devono costituire l’opera e lo stesso ambiente abitato dall’essere umano, e di cui i “cronotopi” sono la concretizzazione artistica. Uno chassis metallico racchiude vetri industriali, talvolta illuminati da neon, attraverso i quali la luce penetra e si manifesta allo sguardo, metafora della leggerezza, della mutazione, dell’immaterialità spirituale dell’arte e della sua percezione. Presto prendono le forme di veri e propri ambienti (alcuni realizzati in collaborazione con Lucio Fontana) e di specchi inclinati e tagliati in modo da riflettere una impensata visione della realtà, mentre continua il lavoro di progettazione di design e di architettura (famosa la sua collaborazione con Gio Ponti per la Casa sotto la foglia, a Malo, del 1965, e la realizzazione del Museo Remo Brindisi a Lido di Spina del 1967). Gli anni Ottanta sono caratterizzati dall’adesione ai concetti del Postmodernismo, mentre la produzione successiva torna alla seducente algidità del neon, delle luci radianti e diffuse, delle forme semplici e dinamiche.»

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Sabato 14 dicembre al Teatro Chiabrera di SAVONA "Lo Schiaccianoci” di Čajkovskij con il Balletto di Milano diretto da Carlo Pesta.

Nella foto: 2018 “Arch/arcology”, dedicato a Paolo Soleri, realizzato in collaborazione con Alcantara, Museo MAXXI, Roma

Quello che contraddistingue la vivace carriera di Nanda Vigo è “la particolare attenzione e la costante ricerca di nuovi linguaggi, che la spingono ad aprire collaborazioni con i personaggi più significativi del nostro tempo ed a intraprendere numerosi progetti volti alla valorizzazione dell’Arte come la mostra ITALIAN ZERO & avantgarde 60’s al MAMM Museum di Mosca nel 2011”. Nel 2014/2015 espone al Guggenheim Museum di New York, al Martin-Gropius-Bau di Berlino e allo Stedelijk Museum di Amsterdam nelle retrospettive dedicate a ZERO. Tra il 2013 e l’inizio del 2016 realizza diverse personali: Nanda Vigo Lights Forever, Galleria Allegra Ravizza, Lugano, Affinità elette al Centro San Fedele di Milano, Zero in the mirror alla Galleria Volker Diehl di Berlino, Chronotopics alla Mayor Gallery di Londra,oltre a quella più recente Nanda Vigo alla galleria Sperone Westwater di New York. Ha partecipato alla XXI Triennale (21st Century. Design After Design) e nel 2016 ha presentato la sua prima opera monumentale, Exoteric Gate, nel cortile Ca’ Granda dell’Università degli Studi di Milano. Nel 2017 partecipa alla mostra Fantasy access code a Palazzo Reale di Milano e al K11 Museum di Shanghai in collaborazione con Alcantara, a Socle du Monde, Biennale 2017 all’Heart Museum di Herning in Danimarca e alla mostra Lucio Fontana. Ambienti/ Environment a Pirelli Hangar Bicocca, Milano. Nel 2018 realizza per il MAXXI di Roma in collaborazione con Alcantara la mostra Arch/arcology e inaugura la mostra personale presso la Galleria San Fedele di Milano dal titolo Sky Tracks e Global Chronotopic Experience nello Spazio San Celso di Milano e le mostre collettive Welt ohne Außen – Immersive Spaces since the 1960s al Martin-Gropius-Bau di Berlino, Zero, MONA Museum di Hobart in Tasmania, Multiforms a Palazzo Rocca Contarini Corfù di Venezia, Opere​​ aperte – 1955-1975 alla Fundació Catalunya La Pedrera di Barcellona e 100% Italia al Museo Ettore Fico di Torino. Nel 2019 gli ambienti realizzati da Nanda Vigo e Lucio Fontana sono inclusi nella mostra Lucio Fontana. On the Threshold al The Met Breuer e The Met Fifth Avenue, New York, e sue opere sono presenti nella mostra What was I?, presso Prada Rong Zhai a Shanghai.

Nella foto: 2017 Nanda Vigo, “Global Chronotopic Experience”, Spazio San Celso, MIlano (foto Marco Poma)

In mostra a Palazzo Reale, anticipa il curatore, saranno esposte opere e progetti che abbracciano l’intero arco di produzione dell’artista; fulcro del percorso espositivo «sarà un affascinante ambiente cronotopico, che occuperà l’intera stanza degli specchi»: «Questo ambiente, in particolare, esprime la quintessenza del modo di intendere l’arte di Nanda Vigo: una situazione esistenziale che consenta di vivere esperienze trascendenti, andando oltre la materialità del quotidiano per riuscire a percepire fisicamente – per quanto possibile – una realtà più alta, una sintonia universale attraverso la contemplazione, la smaterializzazione, la comunione con il “tutto”.» In occasione della mostra sarà pubblicata una monografia sull’opera di Nanda Vigo, a cura di Marco Meneguzzo, edita da Silvana Editoriale, che “raccoglierà la più esaustiva antologia critica sull’artista realizzata fino a ora”. (effe)

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