Ma l’Anima mia non muore. La rinascita della musica soul

di Alfredo Sgarlato – Nel nuovo millennio si suole dire che il mondo della musica non abbia prodotto nulla di nuovo, il che è vero; non è certamente vero che non escano più dischi belli: ma non sono esempi di qualcosa di rivoluzionario. Ci sono artisti come Jim O’Rourke, Ryley Walker, Jonathan Wilson o Father John Misty, che hanno inciso dischi bellissimi, ma che potrebbero benissimo essere stati pubblicati nel periodo d’oro 1966/’84. Un altro esempio potrebbe essere uno dei veri classici degli anni ’10: “Back to black” della compianta Amy Winehouse, un disco scritto, cantato e suonato divinamente, ma che riprende alla lettera la più classica soul music stile anni ’60.

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Lee Fields and the Expressions

Forse non tutti sanno chi sono i musicisti che accompagnavano Amy in questo grande album: sono i Dap Kings, la band di studio dell’etichetta Daptone. Etichetta che da circa un paio di decenni a questa parte si è dedicata ad un’impresa benemerita: il rilancio della musica soul. La Daptone si occupa sia della riscoperta di artisti dimenticati, sia del patrocinio a giovani musicisti. Nel primo caso nomi di punta della casa discografica sono stati Sharon Jones (obbligatorio l’ascolto di “100 days, 100 nights”) e Charles Bradley. Purtroppo dopo aver pubblicato alcuni ottimi dischi i due sono stati sconfitti dalla malattia. Gode invece di buona salute un altro artista ritrovato, Lee Fields, ai tempi definito il nuovo James Brown e poi messo in disparte, che ho avuto la fortuna di vedere dal vivo, e in gran forma, l’estate scorsa a Finale. Ascoltando la sua “Wish you were here” (solo omonima del classico dei Pink Floyd) solo i sassi non si commuoverebbero.

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Sabato 14 dicembre al Teatro Chiabrera di SAVONA "Lo Schiaccianoci” di Čajkovskij con il Balletto di Milano diretto da Carlo Pesta.

Luca Sapio

C’è anche un italiano che ha collaborato con artisti e produttori del catalogo Daptone: Luca Sapio, ex Quintorigo e collaboratore degli Area in alcune riunioni (basta questo per fare curriculum), voce che ascoltata ad occhi chiusi sarebbe scambiata da chiunque per quella di un bluesman del Delta del Mississippi, nonché ingegnere del suono e conduttore radio. I suoi primi due dischi, “Who knows” e “Everyday gonna be the day”, benché onusti di premi sono passati pressoché inosservati; peccato perché sono tra i migliori usciti in questi ultimi anni.

Ben Pirani
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La rinascita della soul music è ormai lanciatissima e nascono nuove band e artisti che vi si dedicano. È il caso di Ben Pirani, musicista che viene dal punk, e sul finire dello scorso anno ha pubblicato un disco formidabile: “How do I talk to my brother?”. Breve, poco più di mezz’ora, con dieci canzoni perfette, irresistibilmente ritmate o strappacuore, perfettamente arrangiate con tripudio di fiati e archi, e voce che a occhi chiusi si giurerebbe di un nero (ma nel caso di Ben è un falsetto alla Smokey Robinson, in quello di Luca è roca e profonda). Altrettanto imperdibile il secondo disco di Durand Jones and The Indications, “American love call”. Soave, romantico, coinvolgente, a mio immodesto parere finora il più bel disco del 2019. Per farla breve, se già amate la musica soul i tempi belli sono tornate, se non la conoscete, cosa aspettate?

Durand Jones and the Indications