Lo scempio delle coste italiane: il caso dei porti turistici in Liguria

(effe)Savona. I porti turistici in Liguria “sono esemplificativi della dissennata politica liberista attuata in questi decenni nel nostro paese”? È una delle tesi che saranno discusse in un incontro organizzato dalle associazioni Wwf, Arci e Legambiente che si terrà venerdì 15 febbraio alla Libreria Ubik di Savona (ore 18) durante la presentazione de “Il mare privato. Lo scempio delle coste italiane. Il caso dei porti turistici in Liguria” (Altreconomia editore, Prefazione di Claudio Berdini), libro curato da Fabio Balocco, giornalista e blogger de Il Fatto Quotidiano. Oltre a Balocco a parlare delle “conseguenze di cemento, speculazione, criminalità” ci saranno Mimmo Filippi e Franca Guelfi.

Il mare privato La nostra regione, anticipano gli organizzatori, “è un esempio macroscopico dello sviluppo dei porti turistici. Un utile e drammatico vademecum per cercare di prevenire altri disastri nella nostra già martoriata terra”. Costruire un porto significa “una alterazione del litorale marino e anche della costa (perché il porto è un cavallo di troia per nuove speculazioni edilizie); una privatizzazione di quel bene comune che è il mare; un vantaggio solo per un ceto abbiente che si può permettere i natanti per il tempo libero”, secondo la sintesi di alcune linee del libro che “analizza appunto questo fenomeno e il suo sviluppo in una regione particolarmente delicata e già abbondantemente cementificata e privata di beni comuni quale la Liguria”.