Cinquant’anni di Teatro a Borgio Verezzi

di Laura Sergi – Era il 17 agosto 1967 la sera in cui nacque ufficialmente il Festival di Borgio Verezzi, in piazzetta Sant’Agostino. A distanza di tanti anni, domani mattina, mercoledì 17 alle ore 11, nella sala consigliare di Borgio, ci sarà un incontro intitolato ai Cinquant’anni di Teatro, ‘Ricordando gli inizi del Festival…’, che ricorderà anche il primo spettacolo: ‘Due volti nel Medioevo’, interpretato da Giampiero Becherelli, Adalberto Rossetti e dagli attori del Piccolo Teatro della città di Savona, con la regia di Luciana Costantino.

Parteciperanno all’incontro: Enrico Rembado, ideatore della stagione teatrale e, con lui, ci sarà Giovanni Crisafulli, collaboratore del Festival alla sua nascita. A fare le veci di Maria Valentinotti Rossi, presidente dell’allora Comitato manifestazioni culturali, primo organizzatore della manifestazione che ben presto si impose nel panorama teatrale di tutto lo Stivale, ci sarà il figlio, Alberto Rossi.

Così inizia a scrivere Rembado, in ricordo di quegli anni magici: ‘Mi recai in un lontano 1965 in piazza Sant’Agostino per un sopralluogo, legato al terremoto di mesi prima, insieme all’allora prefetto di Savona, dott. Moscato e, quasi per scherzo, iniziammo a lanciarci la voce da un lato all’altro della piazza: fu una prova di acustica dagli esiti fantastici. Il gioco era fatto: l’inizio era ‘artigianale’, come lo definisce Carlo Marcello Rietmann nel libro del decennale del Festival, ma fu chiaro sin dalle prime battute che il Festival aveva la potenzialità per diventare quello che è oggi’ e ancora ricorda, riguardo al primo evento: ‘La chiusa dello spettacolo fu affidata al ‘Cantico delle Creature’ di S. Francesco d’Assisi; grandissima suggestione, tutti i terrazzi della ‘Borgata Piazza’ illuminati da fiaccole, grazie all’insostituibile collaborazione del Enrico Rembado con Dacia MarainiParroco di Verezzi, don Bruno Oddone, e alla partecipazione del Piccolo Teatro Città di Savona (di cui il sottoscritto fu uno dei fondatori) diretto da Luciana Costantino…’.

Ma perché ci si indirizzò proprio su questa forma artistica? Ce lo spiega ancora Rembado: ‘È stato scelto il teatro e non la musica o un’altra forma d’arte, per sottolineare la possibile vocazione turistica del mio paese, in quanto Borgio Verezzi per la natura del suo territorio, l’incanto e la magia del suo paesaggio, con la ritrosia dei luoghi e degli abitanti (come dice Sbarbaro in ‘Postilla a Verezzi’), è un naturale immobile scenario adatto alle più incantevoli rappresentazioni…’.

Pure c’è qualche nota amara, nello scritto di Rembado: ‘Nella mia ultra trentennale attività di direttore artistico si può constatare che si sono, a volte, privilegiate rappresentazioni di poco contenuto culturale pur di risonanza nazionale, riscuotendo un buon successo di botteghino, correndo il rischio però di sminuire il fascino della Piazza e rallentare il percorso che si è andato costruendo in passato. Dal 1967 al 2001 (ultimo anno della mia direzione artistica), in piazza Sant’Agostino sono transitati 127 spettacoli, di cui 47 produzioni, 21 coproduzioni, 59 spettacoli ospiti; in totale circa 175.000 spettatori con una media di 320 a serata’.

E aggiunge anche una riflessione sulla nascita del teatro Vittorio Gassman, inaugurato a metà 2001 con la partecipazione del gota teatrale italiano (nella foto, in primo piano, il figlio d’arte Alessandro): ‘Avrebbe dovuto stimolare, secondo le mie intenzioni e speranze, momenti di scuola, seminari, mostre, allestimenti di spettacoli, toccando anche il non classico, come fu la consacrazione del ‘Vajont’ televisivo di Marco Paolini. L’attore non era ancora noto quando recitò in piazza San Pietro. Pochi erano allora gli spettatori; a breve distanza di tempo divennero milioni attraverso la televisione. Il mio sogno era quello di collegare le manifestazioni più importanti della Provincia creando una traiettoria che, legata all’offerta turistica, potesse in futuro produrre un ritorno economico’.

E termina, sempre Rembado, con una nota amara: ‘Il 29 marzo 2002, dopo aver curato l’edizione estiva 2001, portando alla ribalta internazionale ‘Maria Stuarda’ grazie alla collaborazione di Dacia Maraini (nella foto), determinante anche dalla fortunata messa in scena dello spettacolo precedentemente allestito ‘Nella città l’inferno’, mi giunse, dietro una sollecitazione in cui chiedevo le intenzioni all’Amministrazione comunale sulla mia eventuale conferma a direttore artistico per la stagione 2002, la nota con cui mi si comunicava che non era più necessaria la mia opera e che detto incarico, senza alcuna motivazione, veniva affidato ad altra persona’.

In chiusura, voglio condividere con i lettori un’emozione: quella che provai quando sull’ultima pagina di un giornale femminile, a tiratura nazionale, comparve un breve trafiletto sul Festival verezzino, con tanto di foto del sindaco Rembado (e mi spiace non ricordare l’attrice che lo accompagnava): nelle poche righe, lo stupore di un giornalista che era stato ad una prima in Piazzetta, e ne parlava come di un avvenimento straordinario!

Ultima revisione articolo: