Caso Bruzzone, convocata la Conferenza dei capigruppo; Pastorino: “noi rilanciamo l’adozione del Codice Etico”

Palazzo Regione Liguria scritta  fp1 x00Regione Liguria. «Ritengo di avere chiarito tutto. Resto comunque sempre a disposizione della magistratura e, poiché c’è un’indagine in corso e il pubblico ministero assumerà le sue determinazioni, nel merito della vicenda non dico nulla ». Sono queste le parole del presidente del Consiglio regionale Francesco Bruzzone dopo essere stato ascoltato oggi dal sostituto procuratore Massimo Terrile in merito all’inchiesta in corso sulle presunte pressioni ricattatorie che avrebbe messo in opera su una funzionaria della Regione al fine di ostacolare le indagini sulle “spese pazze” che ha travolto i gruppi consiliari – Lega nord compresa – nella precedente legislatura.
«Per quanto riguarda le richieste di chiarimenti, che sono giunte pubblicamente da alcuni partiti politici presenti in Consiglio regionale, – ha aggiunto Bruzzone – ritengo giusto soddisfare tali richieste e, a questo scopo, ho convocato la Conferenza dei capigruppo per mercoledì prossimo».

«Se a gennaio la Regione avesse adottato il codice etico, come chiedevamo noi, oggi non esisterebbe un caso Bruzzone», commenta il consigliere regionale di Rete a Sinistra Gianni Pastorino, sconcertato dalla vicenda che in questi giorni vede coinvolto il presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone. «Se fosse confermata dalle indagini dei magistrati, questa vicenda rappresenterebbe un fatto molto grave per la dignità dell’istituzione: a maggior ragione merita un castello accusatorio vero, e non semplici supposizioni. – spiega Pastorino -. A differenza di chi, nel giro di pochi giorni, è passato dagli elogi interessati a condanne sommarie, noi preferiamo una linea più rigorosa: non ci bastano gli indizi per arrivare a sentenza. Ben venga qualsiasi atto che faccia chiarezza sul caso: ci auguriamo che siano chiariti alcuni passaggi già nell’ufficio di presidenza di mercoledì prossimo, e comunque chiediamo che sia messa al più presto all’ordine del giorno la discussione del codice etico».

Pastorino ricorda infatti che, a inizio anno, un accordo fra partiti di maggioranza e opposizione aveva bloccato la mozione con cui Rete a Sinistra chiedeva l’adozione del “codice etico per la buona politica”. «Con il codice etico cadrebbero i presupposti che generano queste situazioni, e si avrebbe uno strumento a tutela anche di chi si trovi a essere oggetto di indagini – sottolinea Pastorino -; invece la nostra proposta era stata sottovalutata dalla stragrande maggioranza dei consiglieri. che di fatto ne hanno osteggiato l’approvazione. Ci auguriamo che adesso almeno qualcuno cambi opinione».