Albenga, Cineforum: sabato “Acrid – Storie di donne”

Albenga. Dopo il successo delle edizioni precedenti, che hanno visto Acridspesso la sala San Carlo esaurita, continua la rassegna cinematografica a cura di Iniziativa Laica Ingauna in collaborazione con il comune di Albenga con la proiezione del film “Acrid” di Kiarash Asadizadeh, che si terrà sempre presso l’Auditorium di Via Roma Sabato 16 gennaio alle 21.

Il cinema iraniano, spiega l’associazione, «spesso proibito in patria e più apprezzato da noi, è oggi il più profondo sul piano sociale, mostrando la contraddizione tra una popolazione che va modernizzandosi, fino da essere più simile a noi di quanto crediamo, e la ristretta casta al potere che incarna un tradizionalismo religioso e sociale, in cui le donne sono particolarmente oppresse. Proprio le donne sono al centro del film, che benché legato a tematiche realiste non rinuncia a un raffinato impianto formale, elemento da cui molti pseudo-autori europei credono si possa prescindere».

La rassegna continuerà il 13 febbraio con “Diamante nero” di Celine Sciamma, quindi sabato 19 marzo “Locke”, di Steven Knight, il 2 aprile “Leviathan” di Andrej Zvyagintsev e il 16 aprile “Tutto sua madre”, di Guillame Gallienne. Per partecipare non è necessaria alcuna tessera, l’ingresso è a offerta libera, l’incasso coprirà le spese di proiezione.

Acrid – Storie di donne Drammatico, Iran 2013, di Kiarash Asadizadeh, con Roya Javidniya, Ehsan Amani, Pantea Panahiha, Saber Abar, Shabnam Moghadami, Mahsa Alafar, Mohammad Reza Ghaffari, Nawal Sharifi, Sadaf Ahmadi, Mahana Noor Mohammadi, Siyamak Safari, Hossein Razi. Premiato al Festival di Roma 2013 per il suo poker d’attrici – La trama: Soheila e Jalal sono una coppia di mezza età la cui relazione è messa in pericolo a causa dello stupido comportamento di Jalal. Azar è la segretaria dello studio medico di Jalal, che invece non crede alle parole del marito Khosro e, nonostante i due figli, vuole il divorzio. Khosro lavora in una scuola guida come insegnante e si vede con un’allieva di nome Simin, di due anni più grande. Simin è un’istruttrice universitaria che ha come studentessa Mahsa, una ragazza indecisa sul futuro della relazione con il suo fidanzato. Mahsa è anche la figlia di Jalal…

La parola al regista: “Alcuni anni fa, la famiglia contava molto per il mio popolo. Famiglia e matrimonio erano parole piene di amore e rispetto. Purtroppo adesso, dopo molti anni, le fondamenta alla base delle famiglie sono diventate instabili, in parte per colpa della società e in parte per colpa della famiglia stessa. Tutti questi problemi hanno fatto si che io creassi il mio primo lungometraggio. Questo film rappresenta in parte la realtà delle odierne famiglie iraniane. Non si tratta né di una diagnosi né necessariamente di una risoluzione ai problemi. Il film vuole semplicemente essere un avvertimento per quelle famiglie che non sono consapevoli del loro status, non sono consapevoli, fino in fondo, di vivere nella menzogna e influenzare e colpire persone innocenti, vittime di colpe e violenze perpetrate da altre persone”.