Bagarre in Consiglio regionale: maggioranza Toti approva Piano casa e le minoranze escono dall’aula

La maggioranza della giunta Toti ha oggi approvato in Consiglio Palazzo Regione Liguria scritta  fp1 x00regionale il disegno di legge “Modifiche alla legge regionale 3 novembre 2009 numero 49 – “Piano Casa”. In aula durante le votazioni sugli articoli e sul testo finale era presente il solo centrodestra, in quanto la minoranza (Movimento 5 Stelle, Pd, Rete a sinistra) aveva abbandonato l’aula per protesta contro il contingentamento dei tempi annunciato dal presidente del Consiglio Bruzzone al’inizio della seduta.

Sono stati approvati emendamenti presentati da Andrea Costa (Gruppo Misto-Ncd Area Popolare), presidente della Commissione Territorio-Ambiente e relatore di maggioranza. Alcuni sono di natura tecnica, uno in particolare riguarda la premialità in caso di recupero di terreno agricolo. Respinti tutti gli emendamenti delle opposizioni con i 16 voti della maggioranza.

Il testo – Il Provvedimento consente l’ampliamento degli edifici (art. 3 e 4), fino ad un massimo di 200 metri cubi (prima era di 170 metri cubi), sulla base delle volumetrie esistenti, non eccedenti i 1500 metri cubi (sono previste quattro differenti fasce). Sono previste premialità volumetriche, alcune delle quali sono state inserite con emendamenti, in larga parte della maggioranza, durante l’iter in commissione.

In caso di demolizione e ricostruzione di edifici incongrui (art. 6 e 7), con un volumetria massima di 2500 metri cubi per quelli ad uso residenziale e 10.000 mc per quelli a destinazione d’uso diversa da quella residenziale, la percentuale di ampliamento del 35 per cento prevista per i Comuni costieri, viene innalzata al 40 per cento nei Comuni montani. Chi “trasferisce” un edificio esistente, sia di tipo residenziale (art. 6) o per altra destinazione d’uso (art. 7), da una area con criticità idrauliche e geologiche (aree esondabili e frane) in un’area sicura, ha diritto ad un incremento volumetrico pari al 50 per cento del volume geometrico esistente nei Comuni costieri, mentre nei Comuni montani la percentuale di incremento volumetrico è elevata al 60 per cento.

Le pertinenze di edifici residenziali, staccate da questi e con volumetria non superiore a 200 metri cubi, possono essere ampliate restando tali oppure con mutamento d’uso nel limite di 60 metri cubi (un locale ad uso abitativo, ma non un’abitazione autonoma).

Si prevedono premialità volumetriche a fronte dell’adeguamento dell’intero edificio alla normativa antisismica e del conseguimento dei requisiti di rendimento energetico prescritti per le nuove costruzioni.

Gli ampliamenti previsti all’art. 3 del “Piano casa” si possono realizzare anche nell’ambito dei Parchi regionali e del Parco nazionale delle Cinque Terre se tali ampliamenti sono ammessi dalla rispettiva normativa del Parco, per cui per i Parchi regionali si applica la normativa dei relativi Piani mentre per il Parco nazionale delle Cinque Terre che è privo del relativo Piano si applica la normativa edilizia prevista nel DPR istitutivo che consente tali interventi nell’ambito dei centri urbani; per gli interventi di ampliamento non ammissibili in base alla normativa dei Parchi è rimessa alla decisione di ogni Ente Parco l’assunzione di specifica deliberazione di variante al Piano del Parco e, comunque, previsto il nulla-osta da parte dell’Ente Parco stesso per ogni singolo intervento e ogni singola istanza dei cittadini che intendano applicare il Piano casa.

I Comuni hanno facoltà, nei sessanta giorni successivi all’approvazione della legge, di escludere parti del proprio territorio dall’applicazione dell’art. 3 del Piano casa concernente l’ampliamento degli edifici esistenti, sulla base delle caratteristiche del loro territorio.

Per gli edifici rurali con destinazione non residenziale con volumetria non superiore a 200 metri cubi, è consentito il mutamento della destinazione d’uso per diventare abitazioni a condizione che non vengano demoliti.

Si prevede un bonus di 15 metri cubi nel caso di ampliamenti che prevedono la realizzazione di servizi igienici per disabili.

In tutti i casi, gli interventi ammessi dalla disciplina del Piano casa operano in deroga ai piani urbanistici comunali, ma devono essere conformi al Piano paesaggistico regionale, ai Piani di Bacino, ai Piani dei Parchi, ai vincoli di tutela ambientale e paesaggistica ed agli atti di programmazione regionale in materia di commercio.

Il Piano Casa, inoltre, può essere applicato una sola volta su ogni singolo fabbricato. Si applica anche sugli edifici condonati e quindi oramai regolari a tutti gli effetti. Va sottolineato che la demolizioni e la relativa ricostruzione di un edificio è consentita, ovviamente, soltanto all’interno di un medesimo Comune.

A seguito dell’emendamento presentato da Andrea Costa l’incremento volumetrico aggiuntivo di un immobile, pari al 5 per cento, già previsto qualora contestualmente si attui anche il ripristino di suolo agricolo, (l’area del terreno deve essere pari almeno a dieci vuole la superficie lorda dell’immobile ampliato), viene consentita purchè il terreno stesso si trovi nel medesimo Comune dove è localizzato l’immobile, superando il vincolo della normativa vigente che limitava le possibilità di recupero del suolo agricolo entro un raggio di 200 metri dell’immobile.

La minoranza ha abbandonato l’aula per protesta sul contingentamento dei tempi e le polemiche sono proseguite anche dopo l’approvazione della legge. All’avvio della seduta la decisione dell’Ufficio di presidenza del Consiglio di contingentare i tempi del dibattito sul disegno di legge già in discussione in base alla consistenza numerica dei vari gruppi ha provocato la vivace reazione delle opposizioni.

Alice Salvatore (Movimento 5 Stelle i cinque stelle) ha comunicato la decisione del suo gruppo di abbandonare l’aula giudicando la decisione una strozzatura del confronto e una forzatura delle regole. E’ seguita Raffaella Paita (capogruppo Pd) la quale ha attaccato direttamente il presidente Francesco Bruzzone: «Il contingentamento dei tempi nel corso di un dibattito costituisce un precedente eclatante che merita una protesta clamorosa». Del medesimo parere anche Gianni Pastorino (Rete a Sinistra). Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini) ha ribattuto che il contingentamento dei tempi era stato deciso in seno all’ufficio di Presidenza integrato, al quale partecipa anche la minoranza, e che tale organismo si era riunito poco prima.

Il medesimo concetto è stato ribadito da Angelo Vaccarezza (FI), il quale ha anche sottolineato che erano garantite altre 8 ore di discussione sul Piano, oltre alle 10 ore di dibattito già utilizzate nella seduta di martedì scorso. Un tempo congruo per un confronto approfondito: «Abbiamo provato a trovare una quadra nell’interesse di tutti, ma da parte dell’opposizione – ha aggiunto – è stato fatto dell’ostruzionismo: si è cercato di impedire alla maggioranza di “portare a casa” un provvedimento importante. Questa cosa la ritengo gravissima». Laura Lauro (Forza Italia) ha definito quello delle minoranze «uno show» ha approvato l’atteggiamento del presidente del Consiglio e ha invitato la maggioranza a proseguire nelle votazioni vista l’urgenza del provvedimento. Anche Andrea Costa (Gruppo misto-Ncd) ha giudicato corretta la decisione del presidente Bruzzone e pienamente in linea con le prescrizioni del regolamento. Claudio Muzio (FI) ha aggiunto: «Ho vissuto le polemiche di oggi con amarezza: dispiace vedere che forze politiche così importanti come Cinque Stelle, Pd e Rete a sinistra abbandonino l’aula: non è un buon servizio ai cittadini. Qui non si lavora per costruire ma per far inciampare la maggioranza». Matteo Rosso (Fratelli d’Italia-An) ha invitato ad andare avanti con i lavori giudicando quello della presidenza «un atteggiamento benevolo: abbiamo discusso ore e ore per non approvare neanche un articolo della legge».

Una volta approvata la legge dalla sola maggioranza, le opposizioni sono rientrate in aula mentre iniziava l’esame del Disegno di legge 29 sulle modifiche al Testo unico sul commercio. Dopo avere appreso che era contingentata anche la discussione sugli altri provvedimenti all’ordine del giorno le opposizioni hanno inscenato una nuova protesta. Raffaella Paita ha annunciato che il Pd invierà un esposto alla prefettura per violazione delle regole democratiche. E, rivolta al presidente del Consiglio Bruzzone, ha affermato: «Lei ha appena stracciato il Regolamento: contingentare i tempi in corso d’opera introduce un principio pericolosissimo perché ogni volta che l’opposizione non sarà d’accordo si potrà strozzare il confronto. Lei è il presidente di una parte». Francesco Battistini (Mov 5 Stelle) Si è unito alla polemica della capogruppo Paita e ha chiesto i verbali di tutte le votazioni perché, a suo parere, «alcune si erano svolte senza che nemmeno le mani venissero alzate». Il presidente Bruzzone ha assicurato che tutti i consiglieri avranno tempestivamente a disposizione i verbali delle votazioni. Giovanni Lunardon (Pd) ha chiesto: «Voglio sapere se esistono gli estremi per l’ammonimento del presidente del Consiglio perché ha condotto una votazione frettolosa sugli articoli e ha, di fatto, impedito il funzionamento del Consiglio contingentando i tempi non prima, ma durante la seduta».

Giovanni Pastorino (Rete a sinistra) ha chiesto formalmente che si riprendesse la discussione politica sugli argomenti all’ordine del giorno senza il contingentamento dei tempi. Claudio Muzio (FI) ha ribattuto alle critiche leggendo l’articolo del Regolamento del Consiglio sul merito che prevede il ricorso al contingentamento dei tempi affermando che non sono stati violati i diritti della minoranza e ha invitato il presidente ad andare avanti. Il presidente Bruzzone però «vistosi chiamato direttamente in causa» ha lasciato la presidenza al vicepresidente Sergio Rossetti (Pd). Giovanni Barbagallo (Pd) ha proposto alla maggioranza di rivedere le decisioni sul contingentamento dei tempi in corso d’opera: «Se vogliamo avere un buon rapporto fra maggioranza e minoranza bisogna che le regole siano stabilite per tempo». Andrea Melis (Cinque stelle) ha proposto la sospensione della discussione che è stata accolta.

Il vicepresidente del Consiglio regionale Sergio Rossetti ha ribadito le decisioni assunte dall’Ufficio di presidenza relative al contingentamento dei tempi e ha accolto la richiesta di Melis di sospendere la seduta per permettere una riunione dell’Ufficio di presidenza integrato ai capigruppo relativo all’ordine dei lavori.

Alla ripresa della seduta, presieduta nuovamente da Bruzzone, il contingentamento dei tempi per gli argomenti all’ordine del giorno è stato mantenuto.