Buona la prima per la stagione di Kronoteatro

musso

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di Alfredo Sgarlato – La stagione 2015/2016 della rassegna organizzata da Kornoteatro si è aperta con un lavoro molto interessante, “La fabbrica dei preti”, di e con Giuliana Musso, che ha riscosso un grande successo tra i presenti, compreso un pipistrello. Sul palco che è adornato solo da alcuni schermi e da un attaccapanni con alcuni abiti talari appesi, si presenta una donna in abiti maschili. L’incipit è una breve rivisitazione della storia del Concilio Vaticano Secondo e dei Papi che lo condussero, Giovanni XXIII e Paolo VI. Quindi segue una lettura delle norme che reggevano i seminari fino agli anni ’60. Lo spettatore rimane sconcertato da regole che sembrano medievali, eppure erano prassi ancora quando chi scrive era bambino… sessuofobia, orrore del corpo e del divertimento, disciplina militaresca. Un passaggio che fa riflettere, oggi che lo scontro di religioni torna (ma ha mai smesso?) ad insanguinare il mondo.

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Sabato 14 dicembre al Teatro Chiabrera di SAVONA "Lo Schiaccianoci” di Čajkovskij con il Balletto di Milano diretto da Carlo Pesta.

La lettura delle regole inframmezza tre storie, ricavate dai racconti di Don Toni Bellina, prete che poi scelse la vita laicale e il matrimonio: abbiamo il giovane prete che scopre il turbamento dell’amore, dapprima clandestino e poi ufficializzato. Quello che mantiene la vocazione, ma la unisce alla vena anticonformista e polemica verso la gerarchia. Quello che ha la vita più travagliata, tra desideri irrisolti, su tutti quello di essere uomo tra gli uomini.

Giuliana Musso, attrice vicentina, alterna i registri narrativi, quando interpreta i personaggi lo fa in italiano con cadenze dialettali diverse, friulano, veneto, emiliano. È sempre misurata, quieta, senza ricorrere ad artifizi mantiene viva l’attenzione per le quasi due ore dello spettacolo. I momenti struggenti si alternano con quelli comici, come quando si racconta la scoperta della bellezza femminile e del proprio corpo, osteggiate dalla gerarchia. Lo stesso senso perverso della gerarchia è spiegato in maniera chiara dall’autrice.

Denuncia, storia, affabulazione, si fondono mirabilmente in un lavoro perfettamente riuscito sia dal punto della scrittura che dell’interpretazione. La pietas, la commozione, che Giuliana prova verso i personaggi, mai grotteschi o patetici, contagiano il pubblico, che alla fine si scatena in numerosi applausi. Davvero un’ottima partenza che ci riempie di curiosità per le prossime prove.

*Foto di Alex Nesti

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