Premio Tenco 2015 prima serata

guccini

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di Alfredo Sgarlato – “Fra la via Aurelia e il west” è il titolo che porta quest’anno il Premio Tenco: come avrete intuito è Guccini l’artista omaggiato e che fa il filo conduttore alle tre giornate. Una locomotiva è il fondale del Teatro Ariston, e “Auschwitz”, ottimamente interpretata da Vittorio De Scalzi con Mauro Pagani al violino e Edmondo Romano al sax è la sigla di apertura. Dedicati a Guccini anche gli incontri del pomeriggio, che si tengono all’ex stazione ferroviaria (luogo molto appropriato) oggi sede del Club Tenco: l’anteprima di “Guccini racconta Francesco”, a cura di Fausto Pellegrini, che andrà in onda su Rainews; del documentario “Trobar: una cosa piccola di ieri domani è già finita” di Ugo Cattabiani e Luca Vitali; e un montaggio delle apparizioni di Guccini al cinema, tredici in totale, a cura di Tommaso Bertoncelli. Aperitivo musicale nel quartiere della Pigna, col gemellaggio tra il Club Tenco e la manifestazione “Ottobre di pace”: il cantautore perugino Olden omaggia Guccini con una scelta di canzoni antimilitariste di Francesco. Bella voce, molto diversa da quella dell’emiliano ed è un bene, i tributi copia carbone sono insopportabili.

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Dopo la sigla apre l’Orchestra nazionale dei giovani talenti del jazz, diretta da Paolo Damiani, che raccoglie le migliori eccellenze tra gli studenti di conservatorio. Una big band che esegue una composizione di Damiani e Guelfo Guelfi, “Ma che ci fanno le foglie negli armadi”, e omaggia Guccini con “Quattro stracci”. Suono d’insieme perfetto e ottimi vocalist. Quindi la Scapigliatura, Targa Tenco per l’opera prima. Due fratelli dal look esisetnzialista il cui disco per tre quarti mi è piaciuto per poi crollare nel finale. Ancora acerbi, troppo legati al modello Baustelle, ma possono crescere e dare buoni risultati. La dedica a Francesco è “L’antisociale“. Segue John De Leo, autore de “Il grande Abarasse”, uno dei dischi più apprezzati dalla critica nell’ultimo anno. Ma è del vivo che De Leo dà il meglio di sé e si possono cogliere in pieno le sue doti vocali e il suo talento istrionico. Le composizioni sono lunghe e teatrali, accompagnate da ben otto musicisti tra cui spicca Max Ionata a sax e clarinetto. De Leo è stupefacente per come varia timbri e ottave nel ambito di una stessa frase musicale. L’omaggio a Guccini è “Il pensionato”, una delle canzoni più struggenti del gigante di Pavana.

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Nel secondo tempo si comincia con Appino, cantante degli Zen Circus. Il gruppo pisano mi piaceva molto agli inizi, in periodo punk, dopo la svolta cantautorale li trovo verbosi. L’0maggio al Maestro è “Eskimo”. Quindi un momento che mi rende felice: ho sempre apprezzato molto Cristina Donà, ma non ero mai riuscito a vederla esibirsi dal vivo. Premiata con la Targa per la miglior canzone, esegue con Saverio Lanza, chitarra e piano, solo tre canzoni, con la sua bellissima voce, a suo agio sia nei brani intimisti che in quelli più rock. Avrei voluto sentirla più a lungo, ma deve cedere il palco a Roberto Vecchioni, uno che non ha davvero bisogno di presentazioni, per il gran finale. Il professore scalda la platea con canzoni e  racconti, “Bisanzio” la recita, per mostrare come Guccini sia narratore di prim’ordine quanto musicista. Un momento molto divertente nella serata è la consegna del Premio per l’operatore culturale a Guido De Maria, fumettista che insieme a Guccini ha creato il personaggio di “Salomone pirata pacioccone”, che ha divertito l’infanzia di noi cinquantenni che andavamo a dormire dopo Carosello. Francesco in persona lo premia e danno vita a scherzi e aneddoti. Il pubblico esce felice e lo è ancora di più quando Guccini lascia il teatro e si ferma per gli innumerevoli selfie coi fan.

*Foto di Andrea Pino e trovate in rete

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