Gran concerto per Don Gallo a Ottobre De Andrè 2015

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di Alfredo Sgarlato – Tradizione ormai consolidata, da parte dei Fieui di Caruggi e della città di Albenga, ricordare ogni anno al Teatro Ambra quel grandissimo difensore dei deboli e degli ultimi che fu Don Gallo, e farlo attraverso le canzoni del suo amico Fabrizio De Andrè e di chi l’ha conosciuto. La serata, introdotta da Gino Rapa e presentata da Mario Mesiano, si apre con gli ingauni Gente de ma’. Scelgono tre brani dal prima repertorio di De Andrè, “La ballata di Michè”, “Il gorilla”, scritta da George Brassens, e “La guerra di Piero”, in una versione rivista da Enrico Maria Papes per il suo spettacolo. Finale con la scatenata “Zirichiltaggia”, in cui però la parte del sax è amplificata male, peccato.

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Quindi Massimo Bubola, che di De Andrè fu uno dei collaboratori più importanti, essendo coautore di “Rimini” e “Fabrizio De Andrè” (noto come “L’indiano”), due dischi all’epoca poco capiti e oggi giustamente considerati capisaldi dell’opera del genovese. L’inizio non può essere che “Fiume Sand Creek”, splendida ballata antimilitarista e quindi attualissima. Bubola, accompagnato da Erika Ardemagni ai cori, canta poi alcune sue canzoni più recenti, molto toccante la lettera, messa in musica, di un soldato morto durante la prima guerra mondiale. Chiusura con “Il cielo di Irlanda”.

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Intermezzo con Alba Parietti, che di Don Gallo fu grande amica. La presentatrice si rivela molto spigliata e sincera, brava a raccontare aneddoti sia seri che divertenti, coi giusti tempi narrativi, una rivelazione.

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Il terzo ospite non ha bisogno di presentazioni: è Vittorio De Scalzi, accompagnato dal polistrumentista Edmondo Romano (Orchestra Bailam, autore anche di ottimi album solisti come “Sonno eliso”, ai confini tra classica, tradizione e avanguardia). I due eseguono alcune canzoni che hanno fatto al storia del pop italiano, da “Ho veduto” a “Miniera”, passando per “Signore io sono Irish”, coi bei ricami di Romano a clarinetto e sax. Il pubblico le conosce tutte a memoria, ma ci vuole “Quella carezza della sera” per farlo scatenare a cantare.

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Finale con Roby Facchinetti. I Pooh, lo ammetto, non sono mai stati nelle mie corde, la mia storia musicale ha percorsi molto diversi, ma la maggioranza del pubblico lo ama, e gli riserva applausi a scena aperta e cori da stadio. In ogni caso massimo rispetto per un artista che dopo cinquant’anni di successi ha ancora voglia di mettersi in gioco, partecipando a una serata così, per il puro gusto della musica.

Gran finale con tutti i musicisti e i fieui sul palco a cantare “Creuza de ma”. Il pubblico esce felice, per aver partecipato a un bel pomeriggio di musica, con personaggi che hanno fatto la storia della canzone italiana.

 

*Foto di Paolo Archimede