Loano, concerto evento con “Bella Ciao”

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di Alfredo Sgarlato – Serata evento per l’undicesimo Premio Nazionale Città di Loano per la Musica Tradizionale Italiana, con la riproposizione di “Bella Ciao”, lo spettacolo che ebbe la prima il 21 giugno 1964 al festival di Spoleto, dando vita alla rinascita della musica popolare italiana. Ovviamente gli ideatori di quello spettacolo, tra cui Michele Straniero, Fausto Amodei, Franco Fortini, non sono più tra noi, e una nuova generazione di musicisti ha ripreso lo spettacolo, mantenendo lo spirito e i contenuti, ma rinnovandolo nella forma. Alle 21 e 45, introdotti dal Direttore Artistico della manifestazione, il giornalista e conduttore radio John Vignola, salgono sul palco i musicisti, vestiti in rosso e nero. All’organetto uno dei solisti e compositori più importanti del panorama italiano, Riccardo Tesi, autore dei nuovi arrangiamenti; alle percussioni il suo fedele accompagnatore Gigi Biolcati, e alla chitarra, tsouras e harmonium Andrea Salvadori, visto dalle nostre parti col trio di Ginevra Di Marco. Alle voci tre signore della canzone, Elena Ledda, Lucilla Galeazzi e Luisa Cottifogli, new entry del gruppo, più Alessio Lega, cantante e chitarrista tra i più impegnati della scena folk italiana.

Il concerto si apre con “Bella Ciao”, nelle due versioni delle mondine e dei partigiani. Seguono molte tra le più famose canzoni popolari, interpretate con grande pathos dalle voci in tutti, o quasi, i dialetti italiani. Durante l’esecuzione di “Gorizia” Lucilla Galeazzi racconta la prima dello spettacolo, con lo scandalo provocato da questa canzone antimilitarista, all’epoca tabù, con le proteste degli ufficiali e l’assalto dei teppisti di estrema destra, che non ebbero altro effetto che aumentare il numero delle repliche. Il pubblico conosce le canzoni e applaude, “Amara terra mia”, diventa un rebetiko, Tesi ricama con l’organetto e le cantanti si alternano nei vari brani, sia in esecuzioni corali che soliste. Alessio Lega affronta la tradizione romana delle canzoni carcerarie: interessante come questo tema, molto diffuso nella musica anglosassone, dai noi abbia attecchito soprattutto nella capitale. Ma la canzone più divertente è “Sant’Antonio a lu deserto”, che ci mostra come sacro e profano, nella tradizione popolare, non avevano distinzioni.

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Come dicono Riccardo Tesi dal palco e Lucilla Galeazzi nel backstage, tutti noi veniamo dal rock, e quindi è impossibile non contaminare e rivitalizzare la tradizione con suoni e armonie nuovi. Ecco allora che Luisa Cottifogli si esibisce in un numero a solo usando la loop station e i suoni creati con la voce; Gigi Biolcati canta una filastrocca molto nota usando il corpo come percussione; l’harmonium indiano accompagna un tradizionale sardo affidato alla splendida voce di Elena Ledda. La bravura di tutti i musicisti e la bellezza delle canzoni hanno stregato il pubblico, che ha riempito il Giardino del Principe in ogni posto, e ha chiesto a gran voce i bis, che sono stati “Addio Lugano bella” e di nuovo “Bella Ciao”. Una grande serata di musica, che anticipa le tre serate che si terranno dal 25 al 27 settembre, con tre gruppi straordinari che ancora non vi posso rivelare.