L’invenzione del ribelle

di Alfredo Sgarlato – Accadde un giorno dell’ormai lontanissimo 1934 che la vendita di maglie di lana per uomo ebbe un crollo. E ciò avvenne perché nel film “Accadde una notte” (“It happened one night”, regia di Frank Capra) il protagonista Clark Gable, all’epoca massimo sex symbol maschile, mostrava il torso nudo togliendosi la camicia. Ovviamente però non bastava essere macho e avere successo per imporre un comportamento al pubblico, ci voleva qualcosa di più. E quel qualcosa è la rottura delle regole, l’anticonformismo (un tempo esisteva davvero), l’essere un ribelle.

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L’industria, soprattutto quello dello spettacolo, capì ben presto che il ribelle vende molto più del bravo ragazzo, che una maglietta con Renzi non la comprerà mai nessuno, quella di un guerrigliero argentino andrà a ruba. Parallelamente, grazie al benessere del dopoguerra, nasce la figura del “giovane”, che può spendere (i soldi dei genitori) e può, anzi “deve”, essere trasgressivo, ribelle. Così di Marlon Brando e James Dean se ne fa un’icona, persino il rassicurante telefilm per famiglie “Happy days” (comunque divertentissimo) per sfondare dovette presentare il personaggio del motociclista col chiodo Fonzie, ma il massimo culto del ribelle si avrà con la musica rock.

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 Qui purtroppo il mercato delle icone e l’industria dello spettacolo si fondono con un’ industria ben più nefasta, quella della droga, per cui alla trasgressione facile del sesso si fonde il falso mito che le droghe sviluppino la creatività. Così i tossici, sessuomani, cattivi Rolling Stones appaiono alle masse più ribelli dei Beatles, che con le loro facce d’angelo si permettono di prendere per i fondelli la regina e Gesù, quando non addirittura di incidere un pezzo come “Revolution#9”. Questo purtroppo porterà un grandissimo spargimento di lutti, ma per il mercato è ancora meglio: muore giovane chi è caro agli dei, e quale migliore icona di un ribelle morto giovane? E se la morte avviene in modo troppo banale si inventerà un bel complotto per cui la star è stata assassinata, anzi no, non è mai morta, non avete fatto caso a come quel vicino così taciturno somigli a Elvis?

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Che il ribelle faccia vendere non toglie la buona fede di musicisti, attori, guerriglieri. Ma come diceva un filosofo passato di moda, il capitalista ti vende anche la corda per impiccarlo. Quando ho visto anni fa in un’ edicola un giornalaccio di pettegolezzi con abbinata la bandiera della pace, in offerta a un paio di euro, ho capito che il consumismo è invincibile. Perché è il vero postmoderno, che tritura tutto, che livella tutto, che trasforma ogni idea in prodotto. Il consumismo vince perché ha bisogno di un’opposizione, la rende strutturale al sistema, non la perseguita come i totalitarismi del primo ‘900. Semmai il capolavoro del sistema consumista di oggi è far credere che un figlio di papà che odia i negri sia più ribelle di uno che si droga e suona musica che i nonni non ascolterebbero mai, sebbene sia ancora più innocuo.

Momenti di tensione a Roma davanti una delle sedi della Ue tra esponenti di Casapound, che appoggiano il movimento dei Forconi, e le forze dell'ordine, Roma, 14 dicembre 2013. ANSA/WEB SITO CASAPOUND +++NO SALES EDITORIAL USE ONLY+++

Sono solo prodotti diversi, figli di tempi diversi. Oggi la classe dirigente è particolarmente idiota e non capisce che avrebbe bisogno di più libertà e ribellione per prosperare meglio, e speriamo che sia questa la corda che la impiccherà.