“NoFish, non SlowFish”: l’Enpa Savona contro il consumo di pesce

«Dobbiamo mangiare meno pesce, non pesce più sostenibile; pescespadaincoraggiare semplicemente la gente a mangiare nuove specie non ridurrà la pressione sugli stock ittici, produce solo una crescita della quantità totale di pesce mangiato, e quindi pescato». È ciò che sostiene la Protezione Animali savonese, «ricordando che in Italia in media ogni persona consuma già 30 kg di pesce all’anno, contro i 20 della Gran Bretagna, i 40 della Spagna ed i 60 del Portogallo».

L’Italia, dice l’Enpa, «dipende dal pesce estero per più di sette mesi all’anno: se dovesse contare solo sulle proprie risorse ittiche, le finirebbe ad aprile. La maggiore causa dello spopolamento dei mari è il sovrasfruttamento di tre quarti degli stock europei, che si riproducono molto meno di un tempo, per colpa dell’inquinamento e della gestione insostenibile della pesca professionale e sportiva. Portare nuove specie nel menu senza dare la possibilità agli stock di riformarsi condanna quasi tutti gli stati che si affacciano sul Mediterraneo e sull’Atlantico ad essere predatori “insostenibili” di pesce come il Giappone, che mangia di tutto e di tutti i mari».

Secondo i militanti di questa associazione animalista, «neppure il pesce allevato nelle “fattorie del mare”, che costituisce ormai il 60% del consumo italiano, è “buono, pulito e sostenibile”, perché per sfamarlo si riducono in farina di pesce milioni di tonnellate di piccole specie  marine pescate apposta, impoverendo ancora di più il mare, in cui stanno crescendo solo le meduse, che a loro volta divorano le larve degli altri pesci».

L’appello della Protezione Animali savonese è: «non seguite gli incoscienti inviti di Slowfood, Eataly, Ministero delle Politiche Agricole, Regioni e, purtroppo, associazioni ambientaliste: se davvero amate il mare e i suoi abitanti, non mangiateli”».