Savona, Pd: “non siamo la Grecia né la Spagna, lasciamo l’area civatiana del PD Ligure”

(fp) – Scissione o non scissione? Rimane confusa la dialettica all’interno Punti interrogatividelle correnti minoritarie del Pd sia a livello nazionale sia locale. E in Liguria un’accelerazione si è avuta con l’uscita nei giorni scorsi di Luca Pastorino (sindaco di Bogliasco e parlamentare Pd di area civatiana), convinto sostenitore – su suggerimento del grande sconfitto alle Primarie, Sergio Cofferati – della necessità di proporre un’alternativa “a sinistra” contro la candidatura di Raffaella Paita.

Fallita la mediazione del segretario regionale del partito democratico Giovanni Lunardon, lo scenario politico ligure si scompone e ricompone. Se e come si formerà un tandem Pastorino / Pagano (l’altro candidato a guidare un’alternativa di sinistra alla Paita) non è ancora per nulla chiaro. Ma inizia però a definirsi la mappa delle defezioni dal Pd e delle possibili (o meno) transumanze dalle correnti democratiche minoritarie verso un nuovo progetto politico a sinistra.

Da Savona arrivano i primi “no”. «Recuperare la nostra identità. È questo il motivo per cui lasciamo l’area civatiana del PD Ligure. Per chi, come noi l’ha fondata in Provincia di Savona è una decisione sofferta, ma purtroppo necessaria. Necessaria perché da troppo tempo siamo in disaccordo con i referenti liguri e con le loro scelte», dice il gruppo della dirigenza savonese (**).

«La “mozione Civati” in Liguria – spiegano in una nota – ha perso troppe occasioni per caratterizzarsi e rappresentare una prospettiva politica capace di innovare e portare al centro del dibattito politico i temi dell’ambiente, del lavoro e dell’economia da una prospettiva valoriale di sinistra. Non ha saputo cogliere gli spazi che pur si erano creati per contare e condizionare le scelte del Partito. Questo purtroppo non è avvenuto né in occasione del congresso regionale, né durante le scelte per le primarie».

«Ora l’ulteriore, a nostro avviso errata, scelta di confluire in un progetto che di fatto rischia di diventare solo il viatico per un’uscita dal Partito senza approdare a nulla di concreto, ci costringe a questa decisione. Riteniamo che in questa fase politica, economica e sociale non ci siano le condizioni per creare una alternativa al PD, non siamo la Grecia né la Spagna. Le occasioni per cambiare radicalmente il paese le abbiamo perse non sapendo leggere i segnali che i cittadini avevano lanciato con la partecipazione ai referendum: beni comuni e lotta alle disuguaglianze. Non è il momento di fare scelte che appaiono solo referenziali e di testimonianza».

«Siamo sempre stati coerenti con l’idea, nata con la mozione, che si dovesse lavorare in primo luogo nel Partito, come unico vero contenitore di idee, per evitare che la già forte tendenza alla marginalizzazione dei contributi provenienti da un’area di sinistra potesse essere “agevolata” dall’uscita di coloro che quelle idee le hanno sempre sostenute. Dispiace vedere che in Liguria, qualcuno voglia rinunciare a tutto ciò e per questo ulteriore motivo, purtroppo, crediamo sia giunto il momento di abbandonare questi compagni di viaggio. Noi riprendiamo il percorso originario, stiamo nel Partito e cerchiamo di lavorare ad un’area che non incentivi le sensibilità di sinistra ad uscire, ma che al contrario cerchi sempre di più di valorizzarle, all’interno di un percorso sicuramente difficile, ma a nostro avviso, unico esistente. La nostra porta è aperta a tutti coloro che decideranno di collaborare con noi, non solo nel savonese, ma anche nelle altre province liguri», conclude la nota degli ex civatiani savonesi.

(**) In ordine alfabetico, le dichiarazioni sono state sottoscritte da: Fabrizio Buscaglia, Vito D’Ambrosio, Pietro Greco, Lorenzo Frixione, Andrea Mandraccia, Roberto Pezzoli, Cesare Putignano, Pino Raimondo,Francesco Rossello, Marco Salvaterra, Giulia Stella, Andrea Toso, Simone Valdora