Albenga, Andrea Bacchetti regala un concerto straordinario

bacch1di Alfredo Sgarlato – Terzo appuntamento per questa stagione, che speriamo abbia molte repliche, con l’Associazione Musicale G. Rossini, che porta ad Albenga un evento in prima mondiale: il pianista Andrea Bacchetti, ci regala in anteprima il concerto che terrà venerdì prossimo presso la Fondazione Juan March di Madrid. I brani sono presentati come un’unica suite, senza interruzioni. Si apre con Debussy, con “Les sons et les parfumes tournent dans l’air de soir” e il celeberrimo, splendido “Prelude a l’apres midi d’un faune”, che Bacchetti trasfigura accentuandone la parte ritmica e tirandone fuori un’anima romantica che non stride con lo coloratura intimista che Debussy cercava nella musica. Ci viene spontaneo il confronto con Pogorelich, quando esegue Chopin dandogli un taglio impressionista: la musica classica si pensa come rigorosamente scritta, ma un grande esecutore sa come farla sua.

RobertoMichels

Debussy si sposa perfettamente con Gian Francesco Malipiero, compositore italiano che non ha la risonanza che merita: i contemporanei lo consideravano il maggiore dopo Verdi. Molti gli stili che affrontò nella sua vita, la pagina scelta da Bacchetti, “La siesta”, non è distante dal lavoro che in quegli anni conducevano Stravinskij e Bartok, compositori che peraltro stimavano molto Malipiero. Con Arnold Bax, compositore inglese di inizio ‘900, anch’egli molto stimato in vita e poi dimenticato e vittima della depressione, la bellezza del tocco si sposa con la raffinatezza della composizione, “Mediterranean”, non siamo lontani da Errol Garner o Lennie Tristano, pianisti jazz che facevano loro la lezioni degli impressionisti. Bello perdersi nella musica e intanto seguire il movimento delle mani, che si intrecciano sulla tastiera o si muovono nell’aria disegnando le linee che poi andranno a suonare.

Andrea_BacchettiFinale con Liszt, di cui Bacchetti sceglie pagine non improntate al virtuosismo estremo che spesso è cifra peculiare del compositore, ma più piane e cantabili, dall’impressionismo passiamo al romanticismo, ma non c’è alcun contrasto, la composizioni scelte si amalgamano perfettamente. Gran finale con le “Variazioni Goldberg” di J.S. Bach. Qui il virtuosismo tecnico è d’obbligo, ma non è esagerato o fine a sé stesso, Bacchetti non perde mai di vista la bellezza delle melodie. Finale con un momento di silenzio, col pianista che appare chiudersi in sé stesso per meditare, prima degli scroscianti applausi che saranno ricambiati da ben tre lunghi bis, da Chopin ad Hasse, compositore poco noto coevo di Scarlatti cui Bacchetti, che suona questi brani canticchiando tra sé e sé, ha appena inciso un disco.

Chi come me ama la musica per pianoforte e il ‘900 in particolare ha vissuto una serata indimenticabile. Il concerto è durato circa un’ora e mezza, volata in un attimo. La musica scelta, ottima e poco frequentata, è stata suonata da Bacchetti con grande sensibilità ed eclettismo, sebbene molto varia il giovane pianista (classe ’77) ha saputo darle continuità col suo stile. Dopo Eduard Kunz un altro pianista di valore internazionale ci ha fatto visita, auspichiamo di rivederli e vederne ancora molti altri.

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