La Carta di Milano, eredità immateriale dell’Expo 2015

di Dario Urselli – Era l’11 dicembre 1997 e si chiamava Protocollo di mani mondo intercultura 00Kyoto. Aveva l’obiettivo di ridurre a livello globale le emissioni dei gas accusati di inquinamento atmosferico, principalmente del biossido di carbonio. La scadenza del 2012 è stata prorogata al 2020 con l’Accordo di Doha, anche perché le condizioni di base che permettevano l’entrata in vigore del Protocollo sono state raggiunte solo nel 2004 con la ratifica della Russia. Successivamente, nel 2009, anche gli Stati Uniti, principali produttori di gas serra, hanno ratificato il Protocollo.

È cominciato invece sabato 7 febbraio, presso gli hangar della Bicocca a Milano, il lungo viaggio di quella che si chiamerà Carta di Milano. Un documento che nasce in occasione della 34^ Esposizione Universale sul tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Obiettivo della Carta è quello di dettare le linee guida per l’alimentazione di domani, dando indicazioni degli obiettivi concreti da raggiungere: diritto al cibo, lotta allo spreco, sicurezza dei prodotti, agricoltura sostenibile, tutela della biodiversità, orientamento dei comportamenti personali. In particolare il diritto al cibo diventerà una delle frontiere più avanzate nella lotta per l’uguaglianza e per la giustizia, per la pace e la cooperazione tra i popoli.

Al primo incontro hanno partecipato oltre 500 rappresentanti di istituzioni, imprese, associazioni, mondo accademico, organizzazioni internazionali, cittadini. 42 tavoli di lavoro su 4 aree tematiche: dimensioni dello sviluppo tra equità e sostenibilità; cultura del cibo, energia per vivere insieme; agricoltura, alimenti e salute per un futuro sostenibile; la città umana, futuri possibili tra smart e slow city.

Il viaggio per la stesura della Carta di Milano, eredità immateriale dell’Expo 2015, terminerà simbolicamente il 16 ottobre con la consegna della Carta nelle mani di Ban-Ki Moon, attuale Segretario Generale delle Nazioni Unite. La Carta sarà quindi un contributo importante alla discussione internazionale sugli obiettivi di sviluppo del millennio.

Troppo poco da mangiare per 800 milioni di indigenti, troppo cibo per 1,6 miliardi di persone sovrappeso, troppe risorse per produrre cibo che sprechiamo e 9 miliardi di persone che nel 2050 chiederanno alla Terra il 60 % di produzione agricola in più. Numeri che non possono richiedere tempi lunghi di approvazione come è successo per il Protocollo di Kyoto.