Albissola Marina, “Pittura”: mostra di Esposito, Fiannacca, Rocca, Ruggeri e Scialoja

Inaugura sabato 20 dicembre alle ore 18:00 presso Balestrini Centro PitturaCultura Arte Contemporanea in Albissola Marina, la mostra “Pittura”. La rassegna, curata da Riccardo Zelatore, riunisce una selezione di opere su tela di cinque protagonisti della pittura aniconica italiana. Appartenenti a diverse generazioni, Enzo Esposito, Luciano Fiannacca, Mario Rocca, Piero Ruggeri e Toti Scialoja rappresentano cinque modi diversi di intendere l’elemento pittorico.

«Il movente della mostra è stato un lavoro di Toti Scialoja che un caro amico collezionista ha reso disponibile. È un quadro, dipinto dall’artista romano nel 1983, che è stato selezionato (insieme ad altri cinque suoi lavori) dai commissari (Giovanni Maria Accame, Giorgio Di Genova e Lorenza Trucchi) per il padiglione Italia della XLI Biennale di Venezia del 1984. Ci ha fatto tornare il piacere e il gusto per un certo tipo di pittura», spiega il curatore della mostra. «Attorno a questo quadro si è pensato di riunire altri due maestri della materia, del gesto e del colore quali Piero Ruggeri ed Enzo Esposito e completare quindi la ricognizione con due presenze liguri, a documentare la sostanza della ricerca nostrana. La poetica creativa di ogni artista viene indagata attraverso i fremiti del colore, l’energia del segno, il dinamismo del gesto e gli impulsi della materia in un fluire di tensioni emotive a stento tenute entro i limiti della superficie».

La mostra sarà visitabile sino al 7 febbraio 2015. Inaugurazione: sabato 20 dicembre 2014, ore 18.00; Orario:16:30-18:00; domenica chiuso. Ingresso libero.

La pittura di Enzo Esposito (1946) è energia espressiva, è forza cromatica e gestuale che si trattiene a stento entro il perimetro tradizionale del quadro. Non a caso, infatti, egli non disdegna di inserire piani ulteriori o elementi aggettanti che evocano la possibilità/necessità di aprire fronti ulteriori di indagine pittorica. L’esuberanza cromatica diventa struttura attraverso segni grafici decisi e guizzanti che solcano la superficie con disinvoltura a concentrare la veemenza espressiva dell’autore e definire il suo spazio esistenziale.

Il significato dell’opera di Fiannacca (1951) è rintracciabile sulla superficie, nelle quantità cromatiche, nella luce e nella geometria, nello stabilirsi di rapporti e delle variazioni di tali rapporti, combinati all’infinito. Il risultato è un immagine di intervalli e sospensioni, di riprese e sequenze continue. La contiguità dei segni, che fluiscono spesso in diagonale e subiscono inaspettate pause in prossimità di impreviste barriere, genera scansioni geometriche contro la profondità neutra dei fondi. Il flusso dei tracciati, nella corposità nettamente percepibile del colore, è teso all’individuazione di forme intuite, perseguite e finalmente evocate. Il ritmo compositivo del colore per una dialettica di proposizione e antitesi, assecondamenti e contrasti, conduce a dimensioni quasi tattili tale è la pregnanza fisica.

Mario Rocca (1951) si impone all’attenzione per l’incisività del segno e la forte luminosità della materia pittorica. Le sue forme, in continuo movimento, sono caratterizzate da un uso esuberante del colore che si materializza tra luci e ombre, astrattismo e figurazione, in una danza continua tra espressione ed emozione.

Nella foga creativa e di grande impatto cromatico di Piero Ruggeri (1930 – 2009), la pasta pittorica è materica, ripetutamente sfregiata e spatolata, rivelando andamenti, luminosità e percorsi grafici di grande suggestione. Il suo non è tuttavia un abbandono selvaggio all’azione del dipingere, ma un atto che riconduce, nel ritmo del fare, alla pienezza dei sentimenti e delle emozioni.

Attraverso ampie pennellate, l’empito gestuale di Toti Scialoja (1914-1998) riprende con questo lavoro il suo legame con l’espressionismo astratto americano (Pollock, De Koonig, Kline, Guston e soprattutto Gorky e Rothko) che tanto aveva affascinato il pittore romano negli anni Cinquanta e che lo stesso autore aveva superato negli anni Sessanta e Settanta approdando alle sue caratteristiche e note “impronte”. Dalla scansione e dalle sequenze orizzontali, Scialoja riprende con questo ciclo la profondità della ricerca in senso verticale. Dallo spazio al tempo e nuovamente allo spazio si potrebbe dire, verso il recupero filologico dell’astrazione classica, sempre potenziata da sventagliate di pittura capaci di mille varianti.