“Tra pensiero e realtà II”: a Finalborgo la personale di pittura di Giovanni Mazza

Si intitola “Tra pensiero e realtà II” la personale di pittura di Giovanni Mazza La Caduta del mito (1993)- G. Mazza olio su tela 80x140che sarà inaugurata sabato 6 dicembre, alle ore 17,30, presso l’Oratorio de’ Disciplinanti del complesso monumentale di Santa Caterina in Finalborgo. La mostra, promossa in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Finale Ligure, sarà visitabile fino all’11 gennaio 2015, tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 15 alle 20 (aperto lunedì 8 dicembre).

L’IMPORTANZA DELLA FORMA E LA SPIRITUALITA’ LIRICA NELL’OPERA DI GIOVANNI MAZZA di Carlo occhipinti

«Mentre guarda muovere sulla scacchiera della vita le pedine dello stile, Giovanni Mazza non ha verso tale spettacolo, in cui è coinvolto come uomo, alcuna intenzione contestatrice quando agisce come artista.
Evita ogni condizione o azione che non sia di ordine stilistico, guarda e traduce gli aspetti della realtà, senza piegarli a tesi o a programmi, egli predilige lo spettacolo sociale a quello naturale.
L’opera di questo artista è quindi sotto il segno della ricerca, dell’intelligenza, della volontà; è l’ossessione dell’osservare la realtà in ogni suo elemento e darne immagine che assilla e regola ogni suo atto d’artista.
Mazza nella sua pittura restituisce un’immagine bloccata secondo le regole di una spazialità non naturalistica, ma strenuamente intellettuale. L’armonia della composizione non è generata da idee veristiche né da intenzioni di incapsulare la realtà nell’involucro di forme e ritmi di perfezione canonica, ma sono i mezzi per mettere a fuoco l’attimo in cui il divenire esistenziale si arresta agli occhi dell’artista per trasformarsi in momento estetico.
Abbiamo già accennato come l’umano sia il tema ricorrente e prediletto dall’artista, ed egli ci restituisce nell’eternità del ritmo formale quelle masse colorate, fluide, morbide, ma improvvisamente accese di timbri acuti e di colori scattanti che pongono le figure in una dimensione fantastica, che le rendono assolute ed immutabili.
Giovanni Mazza è osservatore attento alle azioni quotidiane cogliendo con pacata sensibilità attimi magici che difficilmente sfuggono ad un artista.
La figura è studiata ed analizzata, e trasmessa attraverso il suo fascino. Egli evita qualsiasi compiacimento edonistico per una ricerca realistica di tutti gli atteggiamenti possibili nell’infinita varietà delle pose con cui l’uomo trascorre la vita.
Tutto viene studiato per valorizzare le linee superbe di questi corpi eretti, sdraiati, piegati, contorti, forzati fino al limite della rottura dell’equilibrio. E tutto questo attraverso angolazioni differenti, spazi raccorciati, tagli arditi di figure in primo piano che valorizzano la plasticità delle forme e un’originalità del comporre raramente uguagliata.
La luce viene anch’essa sapientemente studiata, dosata, esaltata attraverso l’uso di gamme inusitate. Giovanni Mazza, l’artista, scopre così la bellezza della pelle e degli effetti luminosi su di essa, una preziosa e calda armonia in modo da rendere le sfumature della luce, intima eppure vibrante, che si diffonde sulla pelle, caratterizzata dalle forme plastiche delle pose. E il tutto tramite una scioltezza di colore ed una velocità di pennellata che non conosce dubbi o ripensamenti e che testimonia una sicurezza gestuale particolarmente personale.
Mazza non è solo un pittore di nudi e figure umane, egli si dedica molto anche a paesaggi e nature morte dove la pennellata si condensa in piccoli particolari per poi immediatamente ripartire in infinite e fluide stesure.
L’acuta osservazione di Mazza si è anche molto soffermata sullo studio dei volti umani e, attraverso di essi, sulla psicologia delle sue figure, penetrando profondamente nel loro spirito e registrandone automaticamente il loro pensiero.
Nell’opera di Mazza prevale il momento dell’operazione di metamorfosi stilistica, tesa ad enucleare certi significati dalle apparenze del vero, non a farne meri supporti di armonie formali, ma a bloccarne la misteriosa essenza vitale, la presenza in sé.
M’è sembrato di cogliere un segreto nel suo intimo: un cimento sempre nuovo in ogni nuova tela, ogni soggetto vissuto e tradotto attraverso un intenso raccoglimento, una vissuta partecipata profonda meditazione, una esaltazione del puro sincero sentimento».