“Il palcoscenico è forza e vita”. Intervista a Maximilian Nisi, regista e attore

di Laura Sergi – Allievo di Giorgio Strehler e Luca Ronconi, Maximilian Maximilian NisiNisi (classe 1970, oggi attore e regista), nel giugno 1995 ha ricevuto il ‘Lauro Olimpico’ dall’Accademia Olimpica di Vicenza e nel novembre 1999 il premio ‘Lorenzo il Magnifico’ dall’Accademia Internazionale Medicea di Firenze. Quest’estate è balzato agli onori della cronaca per la sua regia in ‘Le memorie di un fanciullo’ (monologo tratto da ‘L’isola di Arturo’  di Elsa Morante), da lui stesso definita ‘un’esperienza esaltante’. Ma Nisi, dalle nostre parti, è di casa, per lo stretto legame sia con il Festival di Borgio Verezzi (che tante volte l’ha visto recitare), che con il teatro Gassman e la Compagnia del Barone Rampante (con la quale collabora come insegnante ai Corsi di recitazione). Sul palcoscenico è stato diretto anche da Maurizio Scaparro, Teodoros Terzopoulos, Glauco Mauri, Gabriele Lavia, Pierpaolo Sepe, Enrico Maria Lamanna. Nel campo cine-televisivo anche da Dario Argento, Maurizio Ponzi, Dario Migliardi, Pier Francesco Pingitore.

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Domanda: Gent.mo Nisi, il Suo curriculum è intenso, significativo. Cosa pensa del teatro?

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Sabato 14 dicembre al Teatro Chiabrera di SAVONA "Lo Schiaccianoci” di Čajkovskij con il Balletto di Milano diretto da Carlo Pesta.

Risposta: Il Teatro è necessità, fragilità e coraggio… Le parole e la musica dirigono la mia vita. Un attore è lo strumento della poesia del teatro.

D.: Allievo di Strehler e di Ronconi, due figure importantissime. Di continuo riferimento?

R.: La vita cambia quando si incontrano certe intelligenze. Cominciamo con Strehler, il predestinato. Ho amato la sua poesia, il suo rigore, l’universalità del suo linguaggio. Mi ha insegnato il rispetto e l’amore per il pubblico, la passione, la gioia, l’impegno per il lavoro, la dedizione. Ronconi è l’innovatore, lo studioso. Mi ha fatto comprendere quanto sia importante entrare in rapporto con il testo confrontandosi con la lingua in cui è stato scritto.

D.: Quante volte ha calcato le scene nel Festival verezzino?

R.: Due anni fa sono tornato per la nona volta su quel palcoscenico: ero protagonista in una pièce teatrale di Keith Waterhouse e Wills Hall dal titolo ‘Uscirò dalla tua vita in taxi’. Il mio inizio risale al 1997, come Billy in ‘Billy Budd’ di Herman Melville, diretto da Sandro Sequi; nel 1998 sono stato San Francesco, in ‘L’uomo che vide. Francesco d’Assisi’ di Joseph Delteil, diretto da Krszysztof Zanussi; nel 2000, Duomo, sono stato Gesù in ‘La Passione di Christo’ di Maria Jacoba Fiora, diretto da Antonio Calenda; nel 2004 Ross Gardiner in ‘Visiting Mr. Green’ di Jeff Baron, diretto da Mario Mattia Giorgetti; nel 2004 Bassanio ne ‘Il mercante di Venezia’ di William Shakespeare, diretto da Giorgetti; nel 2007 Mich ne ‘Il custode’ di Harold Pinter, diretto da Sepe; nel 2008 il conte Lasca ne ‘L’impresario delle Smirne’ di Carlo Goldoni, diretto da Massimo Belli; nel 2009 Amleto, nell’omonima di Shakespeare, diretto da Piergiorgio Piccoli.

D.: Anche i rapporti con la Compagnia del Barone Rampante sono proficui…

R.: Collaboro con ‘Il Barone Rampante’ da diversi anni. Apprezzo molto l’entusiasmo di Marcella Rembado, il presidente; adoro la sua costante dedizione verso ciò che fa, il suo amore, il rispetto che nutre per il teatro. La sua è una vera e propria missione ed è certamente il modo migliore, il più bello ed efficace di avvicinare al Teatro, ai suoi codici e alla sua storia. Grazie a Marcella ho avuto modo di conoscere i ragazzi che oggi costituiscono la sua Compagnia: incontro dopo incontro è nato il nostro ‘comune sentire’. Dopo tanti progetti portati a termine felicemente e dopo tanti riconoscimenti di pubblico e di critica, l’entusiasmo di Marcella rimane inalterato, e sono certo che assieme faremo ancora tante cose belle. Con lei ho realizzato questi spettacoli: ‘A Midsummer Night’s Dream’ da Shakespeare, ‘Goldoni innamorato’ da Goldoni, ‘Il piccolo principe’ di Antoine de Saint-Exupéry, ‘Il gatto con gli stivali’ da Ludwig Tieck, ‘Otto donne e un mistero’ di Robert Thomas, ‘Il meraviglioso mondo del mago dopo Oz’ da Lyman Frank Baum, ‘Verso il teatro del rifiuto inglese’ di A.V., ‘Il gigante egoista’ da Oscar Wilde.

D.: La cultura, in Italia, che momento sta vivendo?

R.: Il nostro paese potrebbe vivere di cultura… Non la si può relegare ad un ruolo tanto marginale.  È la nostra risorsa più grande. Non si può credere che la cultura sia un’entità astratta che costituisce unicamente una spesa fine a se stessa; valorizzarla vuol dire valorizzare il proprio popolo. Bisogna incentivarla. È necessario tutelare tutto il nostro patrimonio artistico e culturale.

D.: Cosa augura al teatro?

R.: Auguro al Teatro, quello vero, ultimo luogo di incontro umano, patrimonio di tutti, un po’ di considerazione e maggiore fortuna.

D.: Ma Lei perché ha scelto di far teatro?

R.: Faccio teatro non per ripetere quello che so, ma per conoscere quello che non so. Faccio teatro perché il palcoscenico è forza e vita.

D.: La ritroveremo ad insegnare anche nei prossimi corsi della Scuola del Barone Rampante. Ma non è un’opportunità che Lei riserva solo alla Liguria…

R.: Insegnare mi piace. Lo faccio anche a Roma (ad Artés, la Scuola di Enrico Brignano), a Torino, a Venezia… Mi sento molto responsabile di un esempio etico, di comunicare a chi incontro quello che sono, non quello che so. Qual è la mia necessità quando lavoro, cos’è che mi spinge a recitare.

D.: E la televisione?

R.: Che dire? La televisione si fa per soldi, per popolarità. È una cosa completamente diversa e non ha nessun legame col Teatro, dove ci sono delle regole, che occorre seguire. Sono due mondi differenti. Questo mi piace trasmetterlo specialmente ai giovani: se si sceglie il teatro, si sceglie una professione che è anche una scelta di vita. Ma occorre passione…

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