Sanremo, il Club Tenco celebra le Resistenze

tencodi Alfredo Sgarlato – L’edizione 2014 del Premio Tenco è dedicata al tema delle “Resistenze”: tutte le forme di resistenza, non solo quella italiana, ma tutte quelle avvenute in paesi umiliati da una dittatura, e anche le resistenze alla decadenza dei costumi, del linguaggio, della creatività. Come simbolo una resistenza elettrica viene regalata tutti i partecipanti. Molte le iniziative della prima giornata: si comincia con la proiezione del film “Pussy riot- a punk prayer” di Mike Lerner. Questo film, spesso in onda sul canale Laeffe, ci racconta come nella Russia di oggi, per nulla diversamente da quella di ieri, si possa finire in carcere per aver cantato una canzone critica verso il regime. Caldamente consigliato. Particolarmente suggestivo il recital “La resistenza nata in trincea”, che si tiene nel bellissimo scorcio di Piazza dei Dolori, nel quartiere Pigna. Il cantante e chitarrista Carlo Doneddu, con la voce narrante dello storico Steven Forti, rievocano come la prima guerra mondiale, raccontata a partire dai testi di Emilio Lussu, sia stata l’evento che ha determinato tutta la storia futura d’Italia. Poco più di mezz’ora di spettacolo, ma molto intensa e significativa.

La prima serata, presentata come sempre dallo scoppiettante Antonio Silva, si apre con una novità: la sigla stavolta non è “Lontano lontano”, ma la splendida “Le deserteur” di Boris Vian, nella traduzione italiana di Luigi Tenco, cantata da Paola Turci con l’espressività e il pathos che lei sa dare alle sue interpretazioni. Un video introduttivo racconta come un ex partigiano, Amilcare Rambaldi, abbia creato il Festival di Sanremo e il Premio Tenco, quindi inizia la prima parte dello spettacolo dedicata ai dissidenti dell’Est europeo. Un ensemble guidato da Rocco Marchi (pianoforte e chitarra elettrica), con Francesca Baccolini (contrabbasso), Valeria Sturba (violino e theremin), Guido Baldoni (fisarmonica) e Marco Santoro (fagotto) accompagna i musicisti che canteranno canzoni di alcuni sfortunati musicisti dell’est, sempre costretti all’esilio o uccisi precocemente da vite dolorose. Bulat Okudžava è stato il padre spirituale di tutti i cantautori russi, gli rendono omaggio Paola Turci, sempre intensa e commovente, accompagnata da un bell’arrangiamento in crescendo e Eugenio Finardi, con una canzone scritta da Bulat per omaggiare Volodja Vysotskij. Ovviamente Finardi, che da tempo è promotore della scoperta di Visotskij in Italia, canta anche un brano del musicista e attore bohemien che più di ogni altro è simbolo dell’antistalinismo. La voce calda e profonda di Finardi ben si sposa con lo stile dei musicisti russi. Da notare come sia Vysotskij che Okudžava stigmatizzino nelle loro canzoni l’aspetto più odioso delle dittature: l’opportunismo e il servilismo del popolo. Sempre dalla Russia veniva Aleksandr Galič, morto misteriosamente: ad omaggiarlo Alessio Lega, cantautore meno noto di quanto meriterebbe. Ceco era Karel Kryl, gli rende omaggio Pier Paolo Capovilla, cantante e performer che con Il Teatro degli Orrori e One Dimensional Man ci ha dato alcuni dei dischi più belli incisi in Italia nel nuovo secolo, la sua performance è la più elettrica della serata Era polacco Jacek Kaczmasrski, lo rievoca il giovane Olden. Chiude il primo tempo il premio ad uno storico gruppo progressive rock ceco, i Plastic People of the Universe, un gruppo di simpatici anziani fricchettoni che sembrano usciti da un fumetto di Robert Crumb. La loro musica è cupa e ossessiva, i riff di sax e violino ricordano a tratti i Van Der Graf Generator. Tutti cantano, e chitarrista e sassofonista prendono assoli molto belli e molto free. Una scoperta molto gradita, così come le opere del Cubismo ceco che scorrono alle loro spalle.

Apre la seconda parte Simone Cristicchi, artista per cui non vado matto. Esegue una scelta dai propri spettacoli di teatro canzone, dedicati alla ritirata di Russia, agli esuli dalmati e ai ricoverati in manicomio, accompagnato da un pianista e un polistrumentista. Belli e importanti i testi, ma la musica ha solo un ruolo di sfondo. Quindi gran finale con i Modena City Ramblers, gli irlandesi di Italia. Si comincia con la storica “Per i morti di Reggio Emilia” di Fausto Amodei, poi tre brani di loro composizione, con il primo frontman Cisco che si aggiunge per la canzone più amata, “I cento passi”, dedicata a Peppino Impastato, assassinato dalla mafia lo stesso giorno della morte di Aldo Moro. Pubblico tutto in piedi per il bis, doverosamente “Bella ciao”. Appuntamento a oggi con musica, dibattiti e film.

*Foto di Andrea Pino

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