Una giornata di Blues a Finalborgo

max prandi

RobertoMichels

di Alfredo Sgarlato – Dal 12 al 14 settembre si è tenuto a Finalborgo un festival dedicato al blues. Per la concomitanza di impegni abbiamo potuto seguire solo l’ultima giornata, che vi andremo a raccontare. Un’intera via di quello che è stato votato, a ragione, borgo tra i più belli d’Italia, è destinata ad ospitare i musicisti che si esibiranno. Il primo è Stefano Ronchi, chitarrista anche negli Alma Libre di Zibba, ma non arriviamo in tempo per ascoltarlo. Quindi il primo che riusciamo ad ascoltare è Francesco Alessandrini, un ragazzo piuttosto giovane, che canta con bella voce e suona la chitarra, la lap steel guitar, l’armonica e coi pedali, le percussioni. Non basta: si esibisce anche come giocoliere e acrobata. La sua musica esce dal blues in senso stretto per spaziare nel folk e nella canzone d’autore, cantando canzoni proprie. Molto bravo, anche nel comunicare col pubblico. Quindi Samuele Puppo, ancora più giovane e voce ancora più alessandrinibella. Il suo repertorio è più vicino al soul che al blues, e si cimenta anche con Hendrix, facendo bella figura pur suonando la chitarra acustica. Però la sua musica, più melodica, mi prende meno rispetto che quella di Alessandrini.

Ci tuffiamo nel blues più radicale con Max Prandi. Suona una chitarra Danelectro usando la tecnica del “bottleneck”, ovvero un cilindro passato sulle corde, ottenendo un bellissimo suono metallico. Il repertorio è quello dei grandissimi, da John Lee Hooker a Muddy Waters, con sconfinamenti nel rythm and blues. Chi pensa che un musicista da solo con la sua chitarra possa essere noioso evidentemente non ha mai sentito suonare musicisti del valore di Max Prandi, o dei ragazzi che l’hanno preceduto. Si chiude la parte in strada con un duo, Fast Frank e Andrea Scagliarini. Sempre chitarra, voce e armonica a far da padrone. Anche loro riescono a coinvolgere il pubblico con blues trascinanti, qualcuno balla persino.

bonfantiIl gran finale è nei chiostri di Santa Caterina, Paolo Bonfanti con Roberto Bongiannino alla fisarmonica. Il grande bluesman presenta soprattutto brani del suo ultimo CD “Exile on backsteets”, un lavoro dove racconta molte esperienze personali, che aveva presentato in versione elettrica al festival Su la Testa di Albenga. Bonfanti è un chitarrista fenomenale, e negli a solo è formidabile, ma la sua musica non si esaurisce nella tecnica. È piena di feeling e ritmo, le canzoni valgono di per sé, anche nella veste spoglia in cui le presenta questa sera. Recupera anche un paio di brani da “Canzoni di schiena”, unico suo disco in italiano e dialetto, in cui si racconta anche della leggenda che parla dell’amore tra Bob Dylan e una ragazza di Busalla. Complessivamente una giornata musicale veramente godibile, con musicisti di grande valore, con cui si poteva anche scambiare chiacchiere dopo le esibizioni. Peccato aver perso le serate precedenti, sempre di alto livello, un nome su tutti, Bobby Soul, ma tutto nella vita non si riesce a fare. In ogni caso è una fortuna che nella Riviera Ligure si stia spargendo sempre più l’amore per la musica dal vivo e per i veri musicisti.

*La foto di apertura è di Alberto “Il Cala” Calandriello 

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