Vittorio Fiori, il pittore che ha raccontato Albenga

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RobertoMichels

di Alfredo Sgarlato – Una personale occupa in questi giorni l’intero terzo piano di Palazzo Oddo. Spazio necessario, poiché Vittorio Fiori (Vado Ligure 13/12/1910- Albenga 2/7/1984) fu artista prolifico e incredibilmente vario nelle tecniche e negli stili. Fiori fece della pittura la propria vita, incoraggiato, come ci racconta la figlia Fiorangela, dalla moglie Isolina e da molti mecenati incontrati sul suo cammino, oltreché dai molti artisti suoi contemporanei di cui fu compagno di strada. Si cimentò con successo in molte tecniche, acquerello, olio, guache, ceramica, carboncino, inchiostro, fotografia. con uso personale del colore che, racconta ancora la figlia, preparava da sé con miscele particolari, molto leggere. Variava gli stili: dalla grafica pubblicitaria al ritratto, bellissimi quelli della moglie, dalle nature morte (odio questa definizione) al paesaggio. Uomo curioso e in contatto coi massimi artisti del suo tempo sapeva piegare al proprio stile le molte influenze, dal realismo terragno di Peluzzi e Martini alla metafisica di De Chirico, che ispira opere a tematica sacra e visioni personali di Albenga e della sua storia, da Morandi al futurismo di Depero, che ben conosceva.

Sono piacevoli le opere pubblicitarie, specie quella che omaggia la trasmissione “Campanile sera” in cui Albenga arrivò in finale, belli i paesaggi specie quelli di piccole dimensioni, veri tour de force tecnici, ma il visitatore rimane colpito soprattutto da una serie di paesaggi a inchiostro, in bianco e nero, che ritraggono scorci di Liguria, Cervo, Bardineto e Loano oltre ad Albenga. Sono opere di grandissima essenzialità ed eleganza, che in un’esposizione genovese del 1959 stupirono per originalità e modernità, suscitando l’ammirazione di Felice Casorati. Gli ingauni doc si commuovono vedendo raffigurato il mitico fiori2“traballero”, la carrozza a cavalli che portava da Piazza del Popolo al mare, raffigurato incalzato da un pullman, simbolo della modernità in agguato, che però è vuoto mentre il “traballero” è pieno, come del resto avveniva davvero. Presenti solo in riproduzione, poiché sarebbe stato problematico spostarli, i famosi “grigi”, ovvero i paesaggi di grande formato esposti nella Sala degli Stucchi, ultimo lavoro compiuto in vita da Fiori su commissione dell’allora sindaco Angioletto Viveri. Qui è evidente l’omaggio a Peluzzi ma anche al realismo di fine ‘800, trasfigurato però da Fiori con un uso personale del colore. Benché le opere esposte siano 107 sono solo una parte del lavoro di Vittorio Fiori, che fu molto apprezzato e amato dai suoi concittadini. La mostra è visitabile fino al 27 settembre e il giorno 12 ospiterà un intervento critico sull’opera dell’Artista.

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