Cantare le voce, gran finale per la decima edizione del Premio Città di Loano per la Musica Tradizionale

botto2di Alfredo Sgarlato – Un’edizione di altissimo livello del Premio Nazionale Città di Loano per la Musica Tradizionale si conclude con una serata evento ideata dal Direttore Artistico John Vignola, critico de “Il mucchio Selvaggio” e conduttore di radio RAI, che presenta anche la serata. Quattro, anzi sei, voci femminili, a ribadire come le donne siano da sempre le maggiori interpeti della tradizione. Aprono Le Balentes, Stefania Liori, Lulli Lostia e Pamela Lorico, tre graziosissime ragazze sarde che hanno sfidato la consuetudine per cui solo gli uomini si possano dedicare al canto corale, adattando melodie tradizionali e non al tipico canto detto “a tenores”. Eseguono perciò alcune canzoni tipiche del repertorio sardo, sfruttando tutte le possibilità della voce che trasformano in strumento, battito ritmico, melodia solista e armonia. Un’altra sfida che il pubblico ha lanciato loro è cantare in italiano, e le tre Balentes adattano al canto a tenores “La bambola”, resa celebre da Patty Pravo. Il legame tra Liguria e Sardegna è storicamente fortissimo, e così Le Balentes omaggiano Fabrizio De Andrè, con “Volta la carta” (brave a non scegliere un brano abusato dalle cover band) e Andrea Parodi, uno dei più grandi interpreti sardi ma, come dice il cognome, di origine savonese. Ovviamente non possono non cantare “No potho reposare”, canzone d’amore che nel tempo è diventata il vero inno non ufficiale della loro terra.

balentesSecondo set con Paola Lombardo, che sola col suo tamburo o accompagnata da Enrico Negro alla chitarra, ci trasporta nelle valli occitane. Grazie alla sua voce cristallina, dalla tonalità acuta ma dal timbro molto delicato, siamo trasportati in un mondo incantato, fuori dal tempo. Ninne nanne e dichiarazioni d’amore, gli arpeggi della chitarra e la bellissima voce di Paola sospendono le nostre inquietudini quotidiane per regalarci un po’ di bellezza.lombardo

spakkaNuovo cambio di regione e di atmosfera con Spakka-Neapolis 55. La provenienza è chiara dal nome, e il gruppo, come direbbe un giovinastro d’oggi, spacca veramente. Monica Pinto, dalla voce scura e dalla presenza scenica formidabile, canta le zone più martoriate della sua terra, come Scampia, accompagnata dai ritmi incalzanti della tarantella, mentre il violino di Antonio Fraioli ricama melodie orientaleggianti. Si scende ancora più a sud, nel Salento, con una trascinante pizzica che scatena il pubblico in un tripudio di applausi.

botto premiataGran finale con Rita Botto che riceve il Premio per il miglior disco del 2013, “Terra ca nun senti”, inciso insieme alla Banda di Avola, dalle mani del Sindaco di Loano Luigi Pignocca e dal Presidente de La Compagnia dei Curiosi Alessandro Forno. L’intera Banda di Avola, diretta da Sebastiano Bell’Arte, è presente sul palco: stupisce come l’età media dei musicista sia bassissima, e pure la precisione e la tecnica esecutiva impeccabili. Nel sud la Tradizione delle bande è ancora fortissima, e Rita Botto ha voluto omaggiarla, insieme al fondamentale ruolo delle donne. Una grande donna musicista viene celebrata, Rosa Balistreri, di cui Rita interpreta magnificamente “Canto e cuntu”. L’impatto sonoro che produce una banda di oltre trenta elementi è fortissimo, perfetto per supportare il grande pathos emotivo che la bella voce di Rita Botto sa creare. Purtroppo la pioggia, immeritato castigo divino che ha funestato l’intero festival, scoppia sul più bello, gran parte del pubblico (con gran maleducazione, va detto) fugge. Peccato perché l’esibizione di Rita e dei musicisti era davvero coinvolgente.

bottoSi chiude così la decima, ottima, edizione di un festival che da tempo è tra i migliori d’Italia, e questo grazie al lavoro di mesi, e volontario, della Compagnia dei Curiosi. È invece possibile fino al 20 agosto ammirare le bellissime foto, esposte lungo il budello di Loano, con cui Silvio Massolo e Martin Cervelli hanno immortalato le edizioni precedenti.

Foto di Annalisa Scarsellini, Sandro Immordino e Paolo Moretti