Grandi centenari liguri: Mario Bava

bavadi Alfredo Sgarlato – Quiz: quale regista è stato così amato da Fellini, Bergman, Kubrick, Ridley Scott, Almodóvar, Lynch, Tarantino, Burton e tutti gli autori del new horror al punto da inserire spesso citazioni esplicite dai suoi film? Indovinato, si tratta di Mario Bava. Non avete indovinato? Possibile, poiché pochi registi sono stati profeti in patria meno di Bava, che nacque a Sanremo il 31 luglio 1914. Figlio d’arte, anche il padre Eugenio è scenografo e operatore, Bava inizia come direttore della fotografia, con Roberto Roberti (alias Vincenzo Leone, padre di Sergio), Rossellini, Monicelli, che attribuisce alla straordinaria perizia tecnica del sanremese la riuscita dell’indimenticabile inseguimento tra Totò e Fabrizi in “Guardie e ladri”, sequenza di grande difficoltà realizzativa, e soprattutto con Riccardo Freda, per cui cura la fotografia e i trucchi de “I vampiri”, primo horror italiano (1956) e autentico gioiello del cinema di genere. Passa alla regia con film tratti da classici della letteratura fantastica come “La maschera del demonio”(1960) e “I tre volti della paura” (titolo inglese: “Black sabbath”, vi ricorda qualcosa?), il cui finale è stato copiato infinite volte, da Bergman a Jodorowsky. Quindi una serie di horror e thriller dal gusto pop, che la rivista francese “Positif”, normalmente molto seriosa, esalta come raffinati lavori surrealisti, per la mancanza di rispetto per le logiche narrative. In realtà Bava girava con quattro soldi e quando i produttori dicevano che il film doveva essere finito al più presto tagliava alcune pagine di sceneggiatura a caso. Ma è anche probabile che giocasse su questo fatto: in “Cinque bambole per la luna di agosto” (una è Edvige Fenech…) ci sono alcuni attacchi di montaggio talmente sbagliati che non possono non essere fatti apposta.

Mario_bavaNon pretendiamo che Bava sia messo allo stesso livello di autori come Fellini o Bergman, che pure erano suoi fan, e nemmeno dei maestri del new horror come Cronenberg o Raimi, ma dal punto di vista stilistico formale il cinema di Mario è tra i più belli che si possano vedere. L’uso del colore e delle scenografie è perfetto, quasi un film nel film. Bava sfrutta come pochi la “soggettiva”, cioè la ripresa dal punto di vista del protagonista, in genere l’assassino, che poi diventerà marchio di fabbrica di Argento e molti altri. I suoi film, contrariamente alla media del genere, sono impreziositi da cast bizzarri ma con grandi attori come Massimo Girotti, Laura Betti, Alida Valli, Joseph Cotten, Michel Piccoli, Luigi Pistilli. Lanciò un’inglese dal volto particolare, Barbara Steele, che diventerà un’icona del genere e apparirà poi in “8 e ½” e “Il demone sotto la pelle”, e Laura Antonelli. Per il ruolo di Eva Kant in “Diabolik” voleva una sconosciuta francesina, tale Catherine Deneuve, ma il produttore Dino De Laurentis disse “quella non andrà da nessuna parte”, e impose Marisa Mell. Bava si cimenta anche nel comico, con “Le spie vengono dal semifreddo”, dove sfrutta genialmente la somiglianza tra Vincent Price e Ciccio Ingrassia.

Lisa-And-The-Devil-blu-ray-reviewI Bava sono una vera e propria dinastia: il figlio Lamberto dirige horror e serie tv di buon successo, il nipote Roy è tra gli aiuto registi più richiesti, spesso affiancato a esordienti di lusso (Baricco, Ligabue, Zampaglione). Eppure Bava in Italia è stato a lungo sottostimato, i suoi film difficili da vedere, fino a non molto tempo fa bisognava approfittare di passaggi tv notturni di copie di pessima qualità per vedere un suo film. Mentre senza di lui non esisterebbe il new horror americano, come senza Sergio Leone, con cui condivideva il grande senso dell’ironia, non esisterebbe il nuovo noir orientale. Fu ignorato anche il giorno della morte, 27 aprile 1980, troppo vicino a quello di Hitchcock. Ma ora che sapete tutto di lui non resisterete alla curiosità e andrete a cercarvi tutti i suoi film, che sono stati ampiamente ripubblicati, e quindi, come sempre, buona visione.