di Redazione Corsara – Settantun’anni e non sentirli. Non si è
risparmiato il grande Garland Jeffreys in concerto ieri sera ad Albenga quando nella suggestiva cornice di Piazza San Michele, la città ingauna ha dato il via alla stagione di manifestazioni estive ospitando uno dei più osannati protagonisti del rock americano.
Annoverato tra i migliori esecutori di quel rock sanguigno e viscerale che vede tra i suoi protagonisti musicisti come Steve Earle, Tom Petty, Townes Van Zandt, Gary U.S. Bonds, Greg Khin, Steve Forbert, per finire con il più conosciuto e celebrato Bruce Springsteen, Jeffreys vanta una carriera quarantennale di tutto rispetto con album capolavoro a cavallo tra gli anni settanta e ottanta come Ghost Writer, Escape Artist, American Boy & Girl, Guts for love, e One eyed jack.
Organizzato dal Comune di Albenga con la direzione artistica dell’Associazione Culturale Zoo, il concerto di ieri sera ha visto sfilare sul palco classici del passato, (su tutte un’emozionante Mistery Kids dilatata fino ai dieci minuti), e brani degli album più recenti interpretati in modo smagliante da un Garland Jeffreys in stato di grazia coadiuvato da una band compatta e coesa.
Cantore di una New York povera e suburbana il musicista di origini portoricane ha sfoderato, con invidiabile grinta, la miscela incandescente e contaminata di rock n’roll, reggae e soul per la quale è conosciuto coinvolgendo il numeroso pubblico, scendendo (a volte pericolosamente saltando) più volte giù dal palco per andare a cantare direttamente tra gli spettatori incantati e divertiti.
Molto più marcata che su album, specialmente nei brani più lenti, l’influenza di un altro poeta della New York dei bassifondi, Lou Reed, confermata da una sentita versione di I’m waiting for my man.
Dopo un’ora e mezza fiammeggiante, l’instancabile Jeffreys ha regalato due bis che altro non potevano essere che la mitica Hail hail rock’n’roll dal ritornello cantato a squarciagola da tutto il pubblico spronato dall’irresistibile cantante settantunenne, e la storica 96 Tears che Jeffreys esegue in concerto ormai da quarant’anni. Fuori programma il siparietto di una Baby please don’t go canticchiata per voce sola circondato dal pubblico assiepato nella piazza, mentre si allontanava per recarsi ad espletare il rito degli autografi.
Al termine, spettatori sorridenti e soddisfatti per aver assistito alla performance rutilante e giocosa di una leggenda della storia del rock che della tolleranza, dell’antirazzismo e delle storie degli ultimi ha fatto le sue bandiere che ieri sera, attraverso la sua musica, ha sventolato ancora una volta.
* Fotogallery a cura dello © Studio Fotografico Rossello – Albenga


















































