Tossicodipendenze, carceri e reinserimento sociale, Pellerano: “assessore Montaldo può fare molto per affrontare queste emergenze”

«Prevenire l’uso di droghe e alcool tra i giovani e assicurare efficaci Lorenzo Pelleranopercorsi riabilitativi a chi è vittima delle tossicodipendenze dovrebbe rappresentare un preciso dovere per tutte le istituzioni che, come ha anche ribadito il Presidente della Repubblica, non possono neppure ignorare la “prepotente urgenza” della questione del sovraffollamento carcerario».

Così Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasotti, che a gennaio ha presentato in Regione un’interrogazione per conoscere le reali dimensioni del fenomeno della tossicodipendenza negli istituti penitenziari della Liguria, commenta l’intervento dell’assessore Montaldo alla presentazione del convegno sulle tossicodipendenze organizzato dalla Comunità di San Benedetto.

«L’assessore può fare molto per affrontare queste emergenze, in Regione – perché è l’ente responsabile della sanità nelle carceri e del contrasto alle tossicodipendenze – e nella Conferenza delle Regioni, dove Montaldo è presidente del comitato di settore Regioni – sanità. Da fonti sindacali – spiega Pellerano – sappiamo che la Liguria, in linea con il triste trend nazionale, deve fare i conti con un 29% della popolazione carceraria vittima delle dipendenze da droghe o alcol. Questo comporta un ulteriore aggravio della situazione carceraria già esplosiva. Ricordo che lo scorso anno la nostra regione ha ottenuto la “maglia nera” per il sovraffollamento negli istituti carcerari, con il 176,9% della capienza contro la media europea del 99,6%».

«Nonostante i ripetuti appelli lanciati dai sindacati delle agenti penitenziari ai Governi che si sono succeduti in questi ultimi tre anni, purtroppo resta ancora lontana una radicale soluzione del problema, e il nuovo Premier Renzi non si è distinto per attenzione al tema. Per giunta, pende sopra l’Italia la spada di Damocle della sentenza europea Torregiani che condanna il nostro Paese per trattamenti disumani e degradanti in relazione allo stato della carceri. Se entro il prossimo 28 maggio 2014 non si risolverà l’emergenza del sovraffollamento, l’Italia dovrà pagare una multa che potrebbe arrivare a 300 milioni di euro».

Secondo gli ultimi dati forniti dal ministero della Giustizia i detenuti delle carceri italiane sono 64.323, di cui 26.042 per reati, in molti casi di lieve entità e pericolosità, correlati alla droga.

«Con la mia iniziativa – l’ultima di una serie – chiedo all’assessore Montaldo un quadro preciso delle strutture in Liguria che ospitano persone con problemi di dipendenza e a cui possono essere affidati i detenuti, anche per prevenire il fenomeno delle “fughe” sanitarie verso strutture di altre Regioni che comportano un aggravio di costi per la Liguria. Ci risulta inoltre che alla Regione Liguria, con l’ultima manovra Finanziaria, siano stati destinati oltre 1,3 milioni di euro per il recupero dei tossicodipendenti. Vorremmo risposte precise sulle azioni di prevenzione, riabilitazione e reinserimento intraprese dalla Regione con i fondi a disposizione. È infatti necessaria una riflessione urgente sulle strutture presenti in Liguria per fare fronte a questo fenomeno che, purtroppo non accenna a diminuire e vede una recrudescenza dell’eroina».

«Inoltre – prosegue il consigliere regionale – propongo all’assessore, nella sua veste di Responsabile della Sanità nella Conferenza delle Regioni, di sollevare la questione delle comunità terapeutiche a livello nazionale, per fare in modo che le Regioni siano incentivate a potenziare le comunità attraverso il trasferimento di una parte dei risparmi che l’amministrazione penitenziaria conseguirebbe grazie allo “ svuotamento” delle carceri. Secondo dati recenti, l’inserimento in comunità di recupero o nei servizi per le dipendenze è una soluzione che, oltre a risolvere il problema del sovraffollamento carcerario potrebbe diminuire notevolmente la spesa complessiva, visto che la detenzione costa circa 200 euro al giorno, mentre l’inserimento in comunità costa tra gli 80 e 100 euro».

« Pare però esserci un problema di imputazione delle spese: quella per le carceri è a carico dello Stato, mentre alle Regioni compete la spesa per la sanità in carcere e per le comunità terapeutiche; queste ultime non sono incentivate a puntare sui percorsi di recupero fuori dal carcere, perché con la presa in carico del detenuto in comunità terapeutica si addossano il costo aggiuntivo di vitto e alloggio e non vengono compensate per il risparmio che l’alleggerimento della pressione sulle carceri comporta per le casse Stato. Forse anche questi aspetti “contabili” spiegano il malfunzionamento del sistema. E un tema di questo genere – conclude Pellerano – deve essere affrontato a Roma».