Savona: le donne, la politica, le barriere sociali e il soffitto di cristallo…

Il coinvolgimento femminile nella partecipazione politica e sociale è donna pensierosa 01costantemente messo in dubbio, “anche dalla crisi morale connessa alla crisi economica internazionale: alcune fasce della popolazione risultano più colpite e, insieme alle donne, possiamo annoverarvi anche bambini, anziani, Lgbt, diversamente abili e immigrati”. Per questo motivo la federazione provinciale di Sinistra Ecologia Libertà ha organizzato un incontro sul tema, al quale parteciperà la deputata Teresa Maria “Titti” Di Salvo, vice capo gruppo di Sel alla Camera dei Deputati.

Sabato 22 febbraio alle ore 18.00 presso la società Serenella, l’onorevole Di Salvo discuterà con figure locali dell’espressione politica femminile, cercando di tracciare con loro strade e progetti per l’abbattimento delle barriere sociali che ancora persistono: siederanno con lei al tavolo Isabella Sorgini, assessore del Comune di Savona, Fulvia Veirana, segretaria della Camera del lavoro, Valeria Ghiso, della segreteria provinciale di Rifondazione comunista, con la moderazione di Maria Bolla, storica presidentessa dell’Udi. Interverranno anche Marianna Pederzolli ed esponenti delle organizzazioni giovanili di Sel e Pd.

«Le donne che tanto hanno fatto per il nostro Paese – commenta Mirko Principato, responsabile diritti civili coordinamento provinciale Sel Savona – sono ancora troppo spesso soggette a una violenza di genere e a un maschilismo: in questo, dimentichiamo che l’assistenza sociale per tutti, la parità di genere sul lavoro e l’accesso a tutte le carriere, il divorzio e le garanzie di scelta sulla maternità, conquiste che oggi consideriamo certe, acquisite e funzionanti, sono il risultato delle lotte condotte dai movimenti femministi e femminili lungo lo scorso secolo. Tuttavia, nel nostro paese la discriminazione è ancora presente e feroce: violenza fisica e psicologica, disparità economica e lavorativa che si aggrava ancor più con il precariato, colpiscono il mondo femminile con inusitata forza».

«Per le donne più giovani, cresciute con la consapevolezza di una possibile autodeterminazione, il femminismo è una scoperta della maturità: si avvera quando le conquiste delle loro madri e delle loro nonne vacillano, nella ricerca di un consultorio o nell’istruzione a “sesso unico”, nell’assalto della politica conservatrice che vorrebbe farci regredire. Quando arriva una crisi, sono le donne a pagare il prezzo più alto, economicamente e socialmente: ecco che, allora, al femminismo è chiesto di tornare protagonista. Per alcuni uomini la violenza verso le donne sembra un problema ancestrale, che li spinge a “uccidere chi amano”. Eppure l’amore è un’altra cosa: rispetto, condivisione di sogni e vita quotidiana, mutuo sostegno. L’amore è anche la comprensione reciproca, che si rende più necessaria quando si affrontano problemi. La follia, resa protagonista della cronaca di questi anni, non è solo frutto dell’ignoranza ma una conseguenza di uno stile di vita che spinge gli uomini a una competizione esasperata, reprimendone altri aspetti. Fin da bambini, viene spiegato loro che una donna è quasi un trofeo da esporre, un oggetto da conquistare e una persone debole, da proteggere e sposare, affinché resti in casa a curarsi dei figli. Libertà e uguaglianza non hanno spazio in questa concezione sociale».

«Desta sconcerto la difficoltà con la quale si può lasciare questo sistema: dove non arriva l’educazione familiare, intervengono gli amici, i compagni di scuola e i colleghi di lavoro a insistere su battute e schemi sessisti e discriminatori. Non basta la legge a combattere questa mattanza sociale ma serve sensibilizzare una popolazione troppo spesso cieca: eppure in quest’impresa pochi si sono schierati, lasciando l’impegno alle organizzazioni femminili, ai movimenti e al nostro partito. Occorre al più presto rivedere il sistema educativo, in modo che coinvolga anche l’educazione al sentimento e al rispetto, nella lotta sistematica alle discriminazioni. Questo è un passo importante per una riforma sociale complessiva, che non può ignorare la politica ma deve andare oltre: dobbiamo riformare noi stessi, a cominciare dai luoghi di aggregazione, che siano istituti scolastici o aziende, centrando l’impegno con particolare attenzione sui mass media».

«Questa è una battaglia quotidiana, da proseguire tenendoci per mano: senza chiederci di che genere sia o quale sia il suo indirizzo sociale, il suo colore politico o la sua istruzione, la sua fede religiosa o la sua età, perché sotto ai distintivi sociali rimaniamo tutti esseri umani. Chi sta al nostro fianco sono compagne e compagni di lotta e di viaggio, tutti convinti dell’importanza dell’individuo verso la società. L’incontro di sabato – conclude Principato – diventa così una prima tappa di un cammino più articolato, nel quale Sinistra Ecologia Libertà vuole spendere le sue energie per una nuova cittadinanza solidale».