Albenga Jazz Festival 2015: omaggio a Louis Armstrong con Guido Pistocchi

 

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di Alfredo Sgarlato – Seconda serata per l’ Albenga Jazz Festival 2015, aperta dal saluto del Sindaco Giorgio Cangiano, con l’omaggio a Louis Armstrong da parte del Guido Pistocchi Quartet. Se come me siete cresciuti con le trasmissioni di Renzo Arbore il nome di Pistocchi vi è familiare, essendo stato il musicista romagnolo interprete della sigla della mitica trasmissione “Doc” e collaboratore fisso dello showman foggiano. Ovviamente non c’è solo questo nel curriculum di Pistocchi, che prenderebbe alcune pagine, dato che ha suonato con tutti i più grandi jazzisti italiani e non solo.

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Pistocchi imita molto bene la voce di Armstrong, e sceglie quindi un repertorio basato su quello del leggendario trombettista. Il concerto è quindi una raffica di classiconi indimenticabili, che fanno sciogliere anche i cuori di pietra, unito a qualche gemma meno nota. Si parte con “On the sunny side of the street”, ovvero quella che a New Orleans era riservata ai neri, e poi standards di Henry Mancini, l’indimenticabile “Moon river”, Sidney Bechet, “Petit fleur”, “St James infirmary”, “All of me”, brani di Hoagy Carmichael. Non manca l’omaggio a Gorni Kramer, uno dei padri del jazz italiano, che oggi il grande pubblico ha dimenticato, ma è sempre nei cuori degli amanti veri della musica.

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Pistocchi non è solo cantante ma anche ottimo trombettista: il suo stile non è fermo agli anni di New Orleans, ovviamente si è evoluto, lo dimostra nella conclusiva “Caravan”, in cui si dimostra solista ragguardevole nonostante, come dichiara dal palco, abbia già settantotto anni (quindi ancora un ragazzo rispetto a Franco Cerri e Giani Coscia, che abbiamo visto nelle scorse edizioni). Con Pistocchi un valido trio di accompagnatori. Al piano Alessandro Collina, che si produce in ottimi solo mostrando un bel fraseggio variato, che alterna frasi brevi, più lunghe, sequenze ad accordi pieni, arpeggi. Il romano Paride Furzi è contrabbassista agile ed elegante, sia nell’accompagnamento che nei solo. Emanuele Zappia tiene il tempo con leggerezza, senza mai strafare.

Una serata che ha divertito il pubblico, che ha gremito piazza San Michele, applausi convinti, ho visto anche qualcuno commuoversi, chissà quale struggente ricordo gli hanno rievocato le canzoni. Per un’ ora e mezza siamo stati trasportati in un’altra epoca, è persino apparsa una piccola sosia di Shirley Temple che sgambettava qui e là. Appuntamento all’anno prossimo con una nuova edizione dell’Albenga Jazz festival, e nel frattempo sosteniamo le iniziative di Le Rapalline in Jazz.

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