Philip Seymour Hoffman il trasformista

di Alfredo Sgarlato – Tempo fa avevo ascoltato un programma radio in Philip Seymour Hoffmancui l’attore Pierfrancesco Favino raccontava il suo attore preferito, Philip Seymour Hoffman. Mentre ascoltavo mi rendevo conto di avere visto tutti i film citati, ma che non riuscivo ad associare il nome a un volto. Poi ho fatto mente locale e ho capito: in ognuno di quei film Hoffman era completamente diverso. Giovane o vecchio, grasso o magro, buono o inquietante. Pochi come lui sapevano trasformarsi secondo le esigenze del copione.

Così tutti i maggiori registi americani lo utilizzavano, seppure spesso in ruoli da caratterista. Di recente lo avevo apprezzato moltissimo in “The Master” di Paul Thomas Anderson, il miglior film da me visto nel 2013, in cui Hoffman interpreta uno di quei ruoli “larger than life” (“più grandi della vita”) che negli anni ’50 avrebbe interpretato Orson Welles. La cinepresa del geniale Anderson lo assecondava, dandogli un ruolo titanico e ambiguo. Nel film interpretava un sessantenne, quando ne aveva 44.

E avevo visto, ovviamente in un passaggio tv notturno, il suo unico film dove è anche regista, “Jack goes boating”, (2010) una storia d’amore tra due non giovani e non belli raccontata con pudore e senza l’inutile ottimismo che appesantisce spesso le commedie americane. Un film di attori, diretti ottimamente. Aveva interpretato 63 film ed era anche attore e regista teatrale. Aveva vinto l’Oscar per la magistrale interpretazione di Truman Capote e l’avrebbe meritato per il ruolo del prete (forse) pedofilo ne “Il dubbio”, ma tra premi e nomination superava abbondantemente i cento.

Era conteso dai più grandi maestri della settima Arte degli U.S.A:, dai fratelli Coen a Lumet, a Spke Lee e non disdegnava i blockbuster come “Mission impossibile” o “The hunger games”. Era stato Lester Bangs (il maestro di tutti noi scribacchini pop) in “Quasi famosi” e Il Conte nell’esilarante “I love radio rock”. Purtroppo per noi spettatori, come molti grandi artisti, aveva un amore più grande della sua arte, quello che si paga con la vita.

il trend dei desideri: la rubrica Corsara di Alfredo Sgarlato

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