Massimo Mattioli e gli anni d’oro del fumetto italiano

di Alfredo Sgarlato – Leggendo qui e là commenti sul tema del “politicamente scorretto” mi è tornata in mente quella fantastica stagione del fumetto italiano che culminava col successo di riviste come “Frigidaire” e “Il Male”. Argomento che purtroppo si fa di attualità poiché ci ha lasciati qualche giorno fa una colonna di quell’epoca leggendaria, il grande Massimo Mattioli, l’autore di Joe Galaxy e Squeak the mouse. Francamente, non ho ancora capito cosa sia veramente politicamente corretto o scorretto; l’idea di base, lodevole, è quella che non si debba offendere chi è diverso da chi ne parla definendolo con insulti, per cui chi è nato in Italia è un italiano e non un mangiaspaghetti o un mafioso, chi non è maschio è donna e non quello che dice Eminem e così via. Ma poi, soprattutto in America, qui molto meno checché se ne dica, il politicamente corretto ha preso risvolti deliranti, specie quando si sposa al femminismo più radicale: per esempio proibire la parola history, storia, poiché contiene his, egli, e quindi sarebbe maschilista. O vietare la lettura di “Madame Bovary”, perché un uomo non potrebbe scrivere di donne.

Questa lunga premessa perché, quando ripenso ai fumetti che amavo in gioventù, mi chiedo quanto sopravviverebbero alla censura, e all’esame del politicamente corretto. E non solo: i peggiori nemici del politicamente corretto sono alcuni opinionisti “cattivisti” di area populista/ultraconservatrice, che però avrebbero un infarto alla lettura di queste riviste che facevano strame di ogni ordine e valore costituito. La satira e le storie (ancora non si parlava di graphic novel) contenute in Frigidaire o Il Male non avevano alcun taboo in fatto di sesso, violenza, linguaggio, politica; erano spesso gioiosamente blasfeme. Certo, era il clima dell’epoca, in pieni anni di piombo, e l’uso politico della violenza era quasi accettato. Oggi il clima di violenza dell’epoca mi fa inorrodire, e fatico ad accettarla anche solo nella sua rappresentazione: ma mi spaventano molto la brutalità e la volgarità verbali di certi opinionisti, spesso al servizio delle fake news, che mi fanno temere il desiderio di vendetta (“giustizia proletaria”, la chiamavano ai tempi) nei loro confronti.

Ma torniamo all’argomento principe del nostro articolo. Nel 1977 un gruppo di vignettisti e scrittori inizia le pubblicazioni de Il Male, rivista di fumetti e satira. La redazione cambia spesso i collaboratori, ne fanno parte tra i molti Pino Zac, Angese, Vincino, Vauro (per pochi numeri), Sergio Saviane, Jacopo Fo, Cinzia Leone e altri. La rivista, che era partita in sordina, finisce con l’avere un successo clamoroso grazie alle finte prime pagine di quotidiani con notizie deliranti. Leggendario il falso scoop su Ugo Tognazzi capo delle BR (ci fu chi commentò: “io me l’ero immaginato…”, giuro). Molti i processi per diffamazione, oltraggio alla religione, vilipendio di capo di stato straniero (ecco, quello oggi non frega niente a nessuno). Il bel gioco durò poco e nel 1982 chiuse i battenti. Vari tentativi di ritorno in edicola non ebbero grande successo.

tavola di Andrea Pazienza

Il Male finanziò la pubblicazione di alcuni numeri di Cannibale, rivista creata da alcuni geniali disegnatori, Stefano Tamburini, Massimo Mattioli, cui poi si aggiunsero Andrea Pazienza, Tanino Liberatore e Filippo Scozzari. Alcuni di loro avevano già pubblicato tavole su Alterlinus, rivista ideata dal grande Oreste Del Buono, destinata a fumetti di avventura e fantascienza; Mattioli era un po’ più anziano degli altri (nacque a Roma il 25 settembre 1943) e aveva creato personaggi per Il Vittorioso, Il Giornalino (il coniglio reporter Pinky) e Paese Sera. Insieme al direttore del Male Vincenzo Sparagna fondarono Frigidaire, rivista che contribuì a diffondere altri giganti del fumetto nazionale e internazionale come Igort (in arrivo il suo debutto nella regia con “5 è il numero perfetto”), Lorenzo Mattotti, Massimo Giacon, Marc Caro, Marcello Jori, Pablo Echaurren, oltre alla collaborazione con Magnus e Muñoz e Sampayo.

Il caso Joy Division, di Massimo Mattioli

La libertà che regnava in Frigidaire, e un po’ si gustava ovunque in quegli anni folli, permise agli autori di consacrare i loro personaggi più iconici e geniali: Zanardi, lo studente brutto e cattivo di Pazienza; Ranxerox, il coatto meccanico di Tamburini e Liberatore. Io e i miei coetanei li adoravamo, ma una passione particolare ci legava alle storie di Mattioli, come Squeak the mouse, avventure splatter di gatti e topi che hanno influenzato i Simpson e Joe Galaxy, uccellaccio e pilota spaziale. Avventure esilaranti, graficamente tra i classici cartoon anni ’40 e la pop art, piene di sesso e violenza, eppure a loro modo innocenti. A legarci ulteriormente a Frigidaire era la passione per la musica punk e new wave, colonna di sonora di quegli anni per chi aveva orecchie più aperte; Mattioli pubblica anche una storia ispirata dai Joy Division, la cult band per eccellenza del periodo. Agli anni di piombo seguirono anni di grande creatività, per una volta ricordarli non è solo effetto nostalgia.

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