Undici curiosità sulla Primavera: da Botticelli al Shunbun no Hi…

di BetibùSe chiediamo a un passante in che giorno inizi la Primavera, Bettibù-Francescaquello ci risponderà senza indugi: “Il 21 di marzo!”. L’ho affermato con sicurezza anche io, quest’anno, prima di accorgermi, non senza sorpresa, che nel 2014 è invece iniziata un giorno prima. Primavera è una parola che a tutti fa venire in mente qualcosa… quindi ho iniziato a pensare alle prime undici cose che mi faceva venire in mente, per condividerle con voi.
Tutti sappiamo che l’Equinozio di Primavera tra le varie culture è associato a concetti come fertilità, resurrezione, inizio. Conosciamo i proverbi sulla stagione e che piante fioriscono in questi mesi. Sappiamo molte cose, forse sappiamo proprio tutto su questa stagione… oppure no?

Uno. La Primavera è la prima stagione dell’anno. Il termine che noi tutti usiamo deriva dalle parole primus, che significa “primo” e ver, che deriva dalla radice sanscrita vas, che significa “splendere, illuminare, ardere”. In latino la locuzione primo vere, da cui deriva il termine italiano, significa “all’inizio della primavera”. È la stagione in cui la natura rinasce e il clima è più mite, inizia con l’equinozio di primavera e finisce con il solstizio d’estate.

Due. Il detto “una rondine non fa primavera”, che tutti conosciamo, va fatto risalire al filosofo Aristotele. In una delle sue opere più note, l’Etica Nicomachea, viene spiegato che, così come una sola rondine non fa primavera (perché se arriva sola deve essersi perduta, o confusa), anche una buona azione, fatta di tanto in tanto, non fa un uomo buono. Un unico atto di bontà è un caso isolato così come la rondine smarrita, se non viene seguito con frequenza da azioni di benevolenza. Un uomo potrà diventare virtuoso solo esercitando bene la phronesis, la prudenza, che con il tempo diventerà il suo habitus, la sua disposizione morale. In pratica, è l’habitus e non l’abito a fare il monaco.

Tre. “Maledetta primavera”cantata da Loretta Goggi, arrivò seconda dietro “Per Elisa” nel Festival di Sanremo del 1981, ma rimase in testa alle classifiche occupando il primo posto per cinque settimane e diventando uno dei classici musicali italiani più amati di sempre. La canzone, in realtà, era stata composta da Amerigo Cassella e Totò Savio come sigla di coda dello show “Hello Goggi”, programma condotto dalla showgirl per una rete appena inaugurata: Canale 5. Fu solo in un secondo momento che si decise di destinarla (per fortuna) al Festival di Sanremo.

Quattro. L’involtino primavera è uno stuzzichino tradizionale cinese, formato dalla sfoglia tonda e arrotolata di un impasto, con un ripieno di verdure all’interno, poi fritto in olio bollente. Il piatto sembra risalire al periodo in cui regnava la dinastia Jin, in cui si soleva preparare delle piccole sfoglie di farina per mangiarle con le verdure nel primo giorno della stagione primaverile. Probabilmente all’inizio si chiamavano piatto della primavera e assunsero solo in un momento successivo il nome che conosciamo oggi. Gli involtini primavera di solito in Cina si mangiano durante la Festa di Primavera (da cui prendono il nome), che corrisponde al Capodanno Cinese. Mangiare questo piatto un tempo era considerato di buon auspicio perché, secondo la tradizione, questo gesto teneva lontani il male e i disastri.

Cinque. “La Primavera” di Vivaldi è un concerto in Mi maggiore per violino, archi e clavicembalo, che fa parte del ciclo di concerti dedicato alle Quattro Stagioni, facente parte di un insieme di dodici concerti, intitolato “Il Cimento dell’Armonia e dell’Invenzione” e pubblicato nel 1725. Vivaldi preparò anche quattro sonetti, uno per concerto. I tre movimenti di cui consta il concerto della Primavera descrivono tre momenti della stagione: l’allegro rappresenta il canto degli uccelli e il temporale, il largo il riposo del pastore con il suo cane e l’allegro corrisponde alla danza finale.

Sei. Un gioco misterioso di luce e ombra che si verifica durante l’equinozio di primavera attrae tutti gli anni milioni di turisti intorno al Tempio di Kukulkan, in Messico, dove avveniva una delle più antiche cerimonie rituali e sacrificali dei Maya, nel sito di Chichen Itza, della penisola dello Yucatan. Al sorgere e al tramontare del sole, sul lato nord si disegna una trama a forma di serpente piumato, che sembra strisciare lungo la scalinata.

Sette. Nel quadro dedicato alla Primavera di Botticelli, conservato agli Uffizi ed eseguito dal pittore intorno 1482, i nove personaggi si muovono nel Giardino delle Esperidi. Sia Venere, al centro, sia le tre Grazie danzanti, sia la Primavera stessa mostrano i piedi affusolati, accomunati da un’unica Botticelli Primavera e partcaratteristica. Il secondo dito del piede, infatti, si mostra più lungo dell’alluce. Non si tratta di un errore del celebre artista, bensì di una scelta precisa. Tale conformazione del piede, infatti, è tuttora considerata una dei sette segni della bellezza di Venere.

Otto. Nella mitologia greca, la dea della Primavera era Persefone, moglie di Ade e regina degli Inferi. La madre Demetra ottenne da Zeus che la figlia stesse la metà dell’anno con lei, e l’altra metà con il marito. La dea da quel momento trascorse gli inverni nel sottosuolo, tornando in primavera a presiedere la rinascita. I romani la identificarono con Proserpina.

Nove. In Giappone l’equinozio di Primavera si chiama Shunbun no Hi, ed è considerato festa nazionale. In quel giorno, le famiglie giapponese si recano nei cimiteri a fare visita ai defunti, e si riuniscono per ricordarli. Pare che la festa risalga al VII secolo, e che sia stata ideata da un imperatore, forse per motivi legati alle tradizioni agricole del paese d’Oriente.

Dieci. Tra le figure curiose che fanno parte del ciclo di dipinti dedicati a Le Stagioni, e realizzati da Giuseppe Arcimboldo, che li terminò nel 1563, figura una singolare Primavera, il cui profilo viene realizzato attraverso una composizione di numerose specie floreali. La pelle del viso e le labbra sono petali, boccioli e corolle, i capelli sembrano un vero e proprio bouquet, gli occhi sono bacche di belladonna. Sul collo porta una collana di margherite, e un giglio tra i capelli. Tutti i fiori hanno una valenza simbolica; si tratta infatti del ritratto allegorico della prima giovinezza.

Undici. La citazione preferita dai collaboratori di Albenga Corsara sulla primavera è una frase di Pablo Neruda: “Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera”.

* Undici… Rubrica Corsara di Betibù

** Undici…, la nuova rubrica del Corsara curata da Betibù, vuole essere un’occasione di spunti e suggerimenti, una vetrina curiosa su cui affacciarsi rapidamente oppure incollare il naso, a seconda dei gusti. Un luogo dove trovare notizie in più su cose che si conoscono, oppure scoprire qualcosa di nuovo che non sapevamo.
“La rubrica avrebbe potuto intitolarsi ‘Dieci buoni motivi per’, ma non mi piacciono i numeri pari, e undici è il mio numero fortunato. Il nome Betibù è un omaggio alla scrittrice Claudia Pineiro, autrice di gialli inusuali, argentina sottile, scanzonata e colta. Il nome deriva da uno dei personaggi del romanzo omonimo, e identifica una scrittrice di romanzi gialli di mezza età in crisi che cerca di ritrovare qualcosa che non sa neppure bene cosa sia…”

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