Crisi idrica di Andora, il sindaco propone il collegamento con Villanova d’Albenga

“Siamo lieti che l’Università di Firenze realizzi uno studio specifico per Andora perché darà un contributo scientifico per chiarire  la tipologia delle nostre falde, dire ufficialmente se è possibile il collegamento con Villanova d’Albenga che abbiamo prospettato da tempo come soluzione nel breve periodo o trovare soluzioni alternative – così il sindaco di Andora, Mauro Demichelis al termine del tavolo emergenziale per Andora, aperto dall’assessore regionale alla Protezione civile Giacomo Raul Giampedrone su richiesta del comune ponentino – Ringrazio l’assessore Raul Giampedrone perché l’università sarà ad Andora probabilmente già dalla prossima settimana. In questo modo avremo un soggetto terzo che verificherà la situazione: una garanzia per i cittadini e per tutte le realtà coinvolte”.

Ieri pomeriggio, rispondendo alle richieste del sindaco Mauro Demichelis, la Regione Liguria ha  ufficializzato l’apertura di un tavolo di confronto con Rivieracqua che ieri pomeriggio ha visto riunirsi sotto le regia dell’assessore Giampedrone, i rappresentanti del Comune di Andora, sindaco Mauro Demichelis e Vicesindaco Paolo Rossi, il presidente della Provincia di Savona, Pierangelo Olivieri, il presidente Rivieracqua, Gian Alberto Mangiante e il componente del CDA Giacomo Chiappori. 

L’amministrazione Demichelis ha proposto all’attenzione della Regione Liguria un’ipotesi progettuale che prevede un collegamento veloce con Villanova d’Albenga per fare arrivare acqua ad Andora nel più breve tempo possibile dando sollievo ai disagi subiti dai cittadini e dalle imprese. L’ipotesi progettuale, in realtà risale ad un paio di anni fa e la Provincia ha confermato il suo assenso. Gli uffici tecnici comunali hanno proposto un tracciato più breve che taglia fuori la costa. 

Il tavolo per Andora ha potuto essere avviato, dopo che circa venti giorni fa il sindaco di Andora, Mauro Demichelis e il  vicesindaco Paolo Rossi  hanno ottenuto che il CDA di Rivieracqua certificasse ufficialmente lo stato emergenziale di Andora confermando il perdurare della presenza del cuneo salino stante il fatto che la società consortile non ha trovato soluzioni alla crisi idrica andorese visto il perdurare della siccità. 

 L’assessore alla Protezione Civile Giampedrone, oltre a confermare la disponibilità ad attivare strumenti propri della Protezione civile, ha proposto e ricevuto l’assenso per incaricare l’Università di Firenze (già attiva per studi sul bacino del Roja) di realizzare uno studio per capire se c’è la possibilità di attuare un progetto alternativo e transitorio praticabile, tenendo conto di costi e fattibilità, in attesa che si completino i lavori del master plan del Roja, i cui appalti sono stati già affidati e su cui Andora ha investito 4 milioni di euro.

 “Per Andora non è necessario richiedere lo stato di emergenza specifico perché la sua situazione ricade perfettamente nello stato di emergenza siccità riconosciuto per tutti i bacini liguri – ha confermato l’assessore Giampedrone – Chiederemo all’università di andare a studiare sul campo la situazione specifica, la rete dell’acquedotto, la situazione dei pozzi e di verificare la fattibilità del progetto proposto e individuare soluzioni  alternative”.  

Il presidente di Rivieracqua Mangiante ha dato il suo assenso allo studio dell’Università. I tecnici della società consortile che gestisce l’acquedotto andorese, ipotizzato la possibilità, qualora vi fosse copertura economica, di utilizzare dei desalinizzatori mobili, resi disponibili da altre zone, ma i tecnici hanno evidenziato che i volumi d’acqua dolce sarebbero insufficienti soprattutto nella stagione turistica e che desalinizzare l”acqua dei pozzi renderebbe ancor più grave il cuneo salino aumentando il residuo di sodio nei pozzi.

Il sindaco Mauro Demichelis ha confermato di aver contattato lui stesso aziende per verificare la soluzione desalizzatore. 

“Mi è stato sconsigliato – spiega Demichelis – Perché su un litorale come quello di Andora avrebbe un impatto ambientale molto forte a causa della produzione di alte quantità di residui con rischio di forte  compromissione dell’eco sistema marino”.