Astengo, “Savona 2021: la città antifascista”

Comune di Savona

Le considerazioni di  Franco Astengo del Coordinamento “Il rosso non è il nero”.

«Savona è una città Antifascista: in qualsiasi momento della nostra storia questo paradigma deve essere ricordato e coltivato con cura.

L'Antifascismo deve continuare a rappresentare un valore espresso nella realtà politica, culturale, sociale del nostro Paese.

L'Antifascismo rappresenta e rappresenterà il pilastro fondativo del nostro dettato costituzionale.

L'Antifascismo è punto di identità per Savona nella storia della sua classe operaia protagonista del '900 vissuto nell'idea del riscatto sociale, dell'uguaglianza, della solidarietà

Questi insuperabili principi vanno ribaditi con grandissima forza proprio in questo momento storico nel quale si moltiplicano goffi tentativi di ritorno al passato che non possono nemmeno essere catalogati come revisionismo.

I valori della Città Antifascista, della Savona medaglia d'oro della Resistenza, debbono essere esaltati, per di più, nella campagna elettorale che si sta aprendo nella nostra Città in vista dell'elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale.

In questi anni di gestione da parte del centro - destra sono stati troppi e intollerabili gli atti che hanno dimostrato non solo e non tanto incultura storica e politica ma una vera e propria propensione verso il riferirsi a determinati aspetti (come nel caso delle "camicie nere" ricordate in una lapide dedicata ai combattenti) oppure rivolti ad artatamente nascondere la verità come nel caso del ricordo di Sandro Pertini pronunciato nell' occasione dell'inaugurazione della stele a lui dedicata.

Inoltre non va dimenticata la presenza di figure istituzionali a celebrazioni come quella del presunto eccidio del Monte Manfrei, oppure delle visite al cimitero della "San Marco" ad Altare o del ricordo nostalgico del firmatario di bandi per la condanna a morte dei partigiani : presenze dalle quali l'amministrazione comunale di Savona non ha mai saputo o voluto prendere le distanze.

La Savona del 25 aprile e del 2 giugno non può tollerare questi gesti.

La memoria storica di una Città come la nostra non può essere oggetto di forzature.

La Città ha bisogno di esprimere l'antifascismo e una costante tensione politica e culturale verso la democrazia.

Perché la Città resta il luogo in cui si elaborano ( e si irradiano) le idee, i costumi, i nuovi bisogni: tanto più che stiamo vivendo un’epoca nella quale l’emergenza sanitaria ha stravolto canoni consueti, abitudini, stili di vita consolidati nella realtà delle relazioni umane.

La Città deve però rimanere il prodotto più sofisticato dell’attività umana, un insieme di storia e di divenire: una luogo di relazioni e di integrazione e soprattutto un luogo di contraddizioni e di conflitti.

Anche qui a Savona, nella lontana periferia dell’Impero, non possiamo dirci estranei ai fenomeni più profondi e radicali della modernità.

La nostra storia però non ci permette di fermarci alla crisi e alla trasformazione del modello culturale “classico” nel senso dell’anonimato, della non appartenenza, della solitudine, di una frustrazione che diventa senso comune di invivibilità e estraneità.

Appare allora fondamentale rievocare fatti e persone che vissero e operarono in una Città nella quale si accompagnarono, nelle difficoltà di un secolo e nelle temperie di un drammatico dopoguerra, sviluppo, emancipazione, urbanità.

Una rievocazione di fatti e persone che deve rigorosamente rispettare la verità storica: l'evento più importante del '900 a Savona è stato senza dubbio alcuno il sacrificio degli operai in sciopero contro la guerra il 1° marzo 1944 poi deportati a Mauthausen dagli invasori nazisti e dai loro collaboratori fascisti.»

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