Genio e cultura, una sintesi teatrale di Umberto Boccioni

teatro

Al centro una ricca tavola da toilette con specchio, davanti alla quale Una Donna elegantissima, già abbigliata per uscire, finisce di imbellettarsi. — A destra, Il Critico, un essere ambiguo, né sudicio né pulito, né vecchio né giovane, neutrale, sta seduto a una tavola sovraccarica di volumi e di carte, su cui brilla un grosso tagliacarte, né moderno né antico. Egli volge le spalle alla toilette. — A sinistra, L’Artista, giovane elegante, che fruga in una grande cartella, stando seduto a terra su ricchi cuscini.

L’ARTISTA: (lasciando la cartella, e col capo fra le mani) È terribile! (Pausa) Bisogna uscirne! Rinnovarsi! (Si alza, stracciando con mani convulse dei disegni estratti dalla cartella) Liberazione! Queste forme vuote, logore, fanno schifo!… Distruggere!… Distruggere!… Tutto è frammentario, meschino!… Oh! L’Arte!… Ohi, chi mi aiuterà?! (Si guarda intorno; continua a lacerare disegni con moti dolorosi e convulsi).

(La donna, che gli è vicinissima, non lo sente. — Il Critico si volge seccato, ma non troppo, e si avvicina, tagliando un libro dalla copertina gialla).

IL CRITICO: (mezzo interrogando La Donna, e mezzo parlando a sé stesso) Ma cos’ha quel pagliaccio, che si agita e urla a quel modo?…

LA DONNA: (senza guardare) Mah! È un artista… Vuol rinnovarsi, e non ha un soldo!

IL CRITICO: (sbalordito) Strano!… Un artista!… Impossibile!… Da vent’anni, io studio profondamente questo meraviglioso fenomeno, ma non lo riconosco. (Osservandolo con curiosità archeologica). Quello è un pazzo! O un reclamista!… Vuoi rinnovarsi?… Ma la creazione è una cosa serena. L’opera d’arte si fa naturalmente, nel silenzio e nel raccoglimento, come l’usignuolo canta… Lo spirito in quanto spirito, dice Hegel…

LA DONNA: (incuriosita) E se sapete come si fa, perché non glielo dite?… Poveraccio!… Fa pena…

IL CRITICO: (impettito) Sono secoli, che la critica dice all’artista come si fa un’opera d’arte… Poiché l’etica e l’estetica sono funzioni dello spirito…

LA DONNA: Ma voi ne avete mai fatte?

IL CRITICO: (interdetto) Io?… Io no!

LA DONNA: (ridendo, con malizia) E allora… sapete come si fa, e non fate. Siete un neutrale. Come dovete essere noioso, a letto! (Riprende a imbellettarsi).

L’ARTISTA: (sempre dolorosamente agitandosi passeggiando, torcendosi le mani) La gloria! Ah! la gloria! (Tendendo i pugni) Sono forte! Sono giovane! Posso affrontare tutto!… Oh! Divina luce elettrica!… Sole… Elettrizzare le folle! Incendiarle! Dominare!…

LA DONNA: (guardandolo con simpatia e commiserazione) Poveraccio!… Senza quattrini…

L’ARTISTA: (colpito) Ah! sono ferito! Non resisto più! (Verso La Donna che non lo sente) Oh! una donna! (Verso Il Critico, che ha già presi e deposti parecchi libri, che sfoglia e taglia). Voi! Voi, signore, che siete un uomo, ascoltate… Aiutatemi!

IL CRITICO: Adagio… Distinguiamo. Io non sono un uomo, sono un critico. Sono un uomo di cultura. L’artista è un uomo, è schiavo, è bambino quindi sbaglia. L’io non distingue sé stesso. In lui la natura è caos. Tra la natura e l’artista, c’è il critico e la storia. La storia, in quanto storia, è storia, cioè fatto soggettivo, che è quanto dire: fatto, cioè storia. Inquantoché, se fosse oggettivo… (A queste parole L’Artista, che ha ascoltato con stupore, cade sui cuscini come fulminato. Il Critico non se ne accorge, si volge e va lentamente al suo tavolo a consultare i libri).

LA DONNA: (alzandosi esterrefatta) Mio Dio!… Quel povero giovane muore! (S’inginocchia accanto all’Artista e lo accarezza con dolcezza).

L’ARTISTA: (rianimandosi) Oh! Signora! Grazie!… Oh! l’amore… forse l’amore… (Rianimandosi sempre più) Come siete bella! Sentite… Ascoltatemi… Se sapeste che cosa terribile, la lotta senza amore!… Voglio amare, capite?

LA DONNA: (staccandosi da lui) Amico mio, vi comprendo… ma adesso non ho tempo. Devo uscire… Sono attesa dal mio amico… È pericoloso… È un uomo, cioè una posizione sicura…

IL CRITICO: (imbarazzatissimo) Cosa succede?… Non capisco nulla…

LA DONNA: (irritata) Tacete, imbecille!… Non capirete mai nulla!… Venite! Aiutatemi a sollevarlo! Bisogna togliergli questo nodo che gli stringe la gola!

IL CRITICO: (imbarazzatissimo) Un momento… (Depone con cura il libro e ne mette da parte altri sulla sedia). Hegel… Kant… Hartmann… Spinoza.

LA DONNA: (che si prodiga vicino al giovane, grida irritata) Correte!… venite qui, aiutatemi a slacciarlo.

IL CRITICO: (interdetto) Come dice?…

LA DONNA: Avvicinatevi… Avete paura?… Via… in fondo, è un artista che muore d’ideale…

IL CRITICO: (avvicinandosi con estrema prudenza) Ma non si sa mai… Un impulsivo… Un passionale… Senza controlli… senza cultura… insomma preferisco quelli morti. L’artista deve essere… (Incespica, e cade goffamente sull’artista, colpendolo alla gola col tagliacarte).

LA DONNA: (urlando e alzandosi) Idiota! Assassino! L’avete ucciso! Siete tutto rosso di sangue!

IL CRITICO: (sollevandosi, ancor più goffo) Io, signora?… Come?! Non capisco… Rosso?… Rosso?… Il vostro è un caso di daltonismo…

LA DONNA: Basta! Basta! (Ritorna alla toilette). È tardi. Bisogna che vada! (Andandosene) Povero giovane! Era distinto e simpatico! (Esce).

IL CRITICO: Non mi ci raccapezzo!… (Guarda attentamente e a lungo L’Artista morto). Perdio! È morto! (Avvicinandosi ad osservarlo) L’artista è proprio morto! Ah! si respira. Farò una monografia… (Va lentamente al suo tavolo. Tira fuori da un cassetto una barba lunga un metro, e se la applica al mento. Inforca gli occhiali; prende carta e matita, poi cerca tra i libri senza trovare. Si irrita per la prima volta e batte i pugni gridando) L’Estetica!… L’Estetica! dov’è l’Estetica?… (Trovando, con voluttà si stringe al petto un grosso volume) Ah!… Eccola!… (Saltellando va ad accovacciarsi vicino all’Artista morto come un corvo. Guarda il cadavere e scrive parlando ad alta voce) Verso il 1915, fioriva in Italia un artista meraviglioso… (Estrae dalla tasca un metro e misura il cadavere) Come tutti i grandi, era alto 1,68… largo… (Mentre parla, cala la tela).

*Umberto Boccioni (1882-1916). Genio e cultura – sintesi teatrale (1915). Come recitava un belligerante manifesto futurista lanciato nel 1915, il teatro sintetico puntava ad essere “atecnico-dinamico-simultaneo-autonomo-alogico-irreale”. Nessun “breviario di estetica”… Il testo di Boccioni fu pubblicato nella raccolta in 2 volumi – a cura di Filippo Tommaso Marinetti, Bruno Corra ed Emilio Settimelli – de Il Teatro Futurista sintetico, Milano, Istituto Editoriale Italiano, 1915-1916. (effe)


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