Mimmo Rotella “Beyond Décollage: Photo Emulsions and Artypos, 1963-1980”

Sarà ospitata da Cardi Gallery London dal 3 marzo al 31 luglio offrendo la più completa panoramica esposta nel Regno Unito della particolare pratica artistica di Mimmo Rotella

Opera Mimmo Rotella
Mimmo Rotella: Interno, 1965. Photo emulsion on canvas 64.5 x 90.2 cm 25 3/8 x 35 1/2 in (Courtesy Cardi Gallery London)

Savona / Londra | “Mimmo Rotella. Beyond Décollage: Photo Emulsions and Artypos, 1963-1980” è la mostra curata da Antonella Soldaini, in collaborazione con il Mimmo Rotella Institute, che sarà ospitata da Cardi Gallery London dal 3 marzo al 31 luglio offrendo la più completa panoramica esposta nel Regno Unito della particolare pratica artistica di Mimmo Rotella.

RobertoMichels

Se l’artista è oggi probabilmente più conosciuto per i suoi décollages, realizzati con i manifesti strappati dai muri delle strade di Roma, “Beyond Décollage” mette in luce come Mimmo Rotella (1918 – 2006) sia stato uno dei pionieri della Pop Art lavorando negli stessi anni di Andy Warhol e Robert Rauschenberg. L’esposizione pone in risalto l’aspetto visionario della ricerca dell’artista italiano, tra i primi a utilizzare il processo fotografico per la riproduzione di un caleidoscopio di immagini iconiche su materiali tradizionali, associati all’arte più convenzionale, come la tela e la carta.

Rotella ha creato una forma d’arte capace di raccontare il suo tempo unendo la potenza delle icone del cinema e dell’immaginario popolare con la storia della pittura. Lo ha fatto mettendo in pratica nuove tecniche per trasformare la tela tradizionale in una superficie fotografica, uno spazio per stratificare, stampare ed esplorare le potenzialità dell’immagine. L’artista ha sperimentato le tecniche di riproduzione fotomeccanica su tela con i riporti fotografici ela stratificazione di immagini prese dai giornali e dai media più popolari con gli artypos. Queste opere traducono con un montaggio poliedrico la cultura emergente del consumismo dell’Italia del dopoguerra. L’appropriazione delle immagini e delle icone della cultura del tempo – da La Dolce Vita a Jacqueline Kennedy, dalla prima passeggiata spaziale al rapimento di Aldo Moro – unisce l’aspetto più giocoso e colorato con quello storico e più drammatico, offrendo un ritratto dell’Italia del boom economico che andava verso la ridefinizione della sua identità moderna a seguito della guerra.

Mimmo Rotella: Untitled, 1966. Artypo on canvas 115.5 x 155.5 cm 45 1/2 x 61 1/4 in (Courtesy Cardi Gallery London)

Curata da Antonella Soldaini, in collaborazione con il Mimmo Rotella Institute, la mostra ospitata da Cardi Gallery London offre la più completa panoramica della pratica di Rotella esposta nel Regno Unito. Le 74 opere che occupano i cinque piani della sede settecentesca della galleria in Grafton Street, al centro del quartiere Mayfair, costituiscono la più completa selezione mai esposta dei riporti fotografici e degli artypos realizzati dall’artista dagli anni ’60 agli anni ’80.

La mostra coincide anche con la pubblicazione del Secondo Volume del Catalogo Ragionato Mimmo Rotella (1962-1973) a cura di Germano Celant, di prossima uscita.

Vivendo e lavorando tra Roma, Parigi e Milano, dove si stabilì nel 1980, Rotella fu attivo sulla scena artistica internazionale a partire dagli anni ’50. Nel suo lavoro superò progressivamente il semplice valore estetico della composizione e nel 1963 si avventurò nel regno della riproduzione fotomeccanica, appropriandosi non più dei manifesti, ma dell’immagine su di essi riprodotta. La pratica fotomeccanica di Rotella fu associata al movimento Mec-Art, sviluppatosi in parallelo alla Pop Art americana, rappresentata da Robert Rauschenberg, Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Jasper Johns, molti dei quali diventarono suoi amici. Rotella prese parte alla seminale edizione della Biennale di Venezia del 1964, dove presentò una serie di décollages che per la loro influenza si possono considerare progenitori della Pop Art italiana. Sebbene il Pop sia spesso visto come una forma d’arte americana e fu proprio Rauschenberg a vincere – primo statunitese – il Leone d’Oro alla Biennale del 1964, è doveroso sottolineare come anche numerosi autori europei incorporassero nel loro lavoro immagini popolari provenienti dai mass media.

Le mie cose nuove non rientrano in un fatto di pittura ma appartengono solo a questo gesto di riprodurre immagini” (Mimmo Rotella, 1965); “Allora io cercavo di spiegare che non erano delle fotografie: dal momento in cui la proiettavo sulla tela cessava di essere fotografia, ma diventava un’opera d’arte, quindi con tutti i requisiti dell’opera d’arte” (Mimmo Rotella, 1969). I riporti fotografici sono ottenuti selezionando da riviste delle immagini che, una volta fotografate, sono poi ingrandite e proiettate su una tela trattata con un’emulsione fotografica. Il vocabolario visivo di Rotella è incredibilmente ricco: trae le immagini dai suoi stessi décollages (Linea B1, 1963), da pellicole cinematografiche (, 1963), pubblicità (Accogliente, 1963), ritratti che egli stesso scattava (Paco Rabanne, 1967), fumetti erotici (Agony, 1969), fatti di attualità e politica (Italy’s trial, 1979). Le colorazioni, spesso virate sui toni del blu, verde e seppia, contribuiscono ad accentuare l’effetto misterioso e intimistico delle tele. Queste opere aprirono a Rotella le porte del gruppo Mec-Art in occasione della mostra Hommage à Nicéphore Niépce. Béguier Bertini Pol Bury Jacquet Nikos Rotella organizzata da Pierre Restany alla Galerie J nel 1965.

Mimmo Rotella: Mythologies, 1966. Photo emulsion on canvas 95 x 91 cm 37 3/8 x 35 7/8 in (Courtesy Cardi Gallery London)

Dalla metà degli anni ’60 l’artista formulò anche la tecnica dell’artypo: dalle tipografie, si impossessava delle prove di stampa effettuate per tarare i colori al momento degli avviamenti di macchina. Normalmente questi “sfogliacci” vengono scartati, ma, con un procedimento appropriativo che richiama la prassi duchampiana del readymade, Rotella li rese opere d’arte applicandoli su tela (Uomo donna, 1966), tela cerata (L’auto, 1969), lamiera metallica (Veberton, 1977) o plastificandoli (Le chaud sourire, 1973). La ricchezza di immagini e colori sovrastampati uno sull’altro si dilata in una babele di significati: contenuti eterogenei convivono in modo casuale sulla stessa superficie rivelando le infinite possibilità semantiche insite nella comunicazione di massa.

La mostra è accompagnata da un catalogo corredato da un ampio apparato di immagini, da saggi che analizzano la produzione dell’artista attraverso i riporti fotografici e gli artypos prodotti tra gli anni ’60 e ’80, la maggior parte dei quali sono presenti nella mostra. MIMMO ROTELLA. Beyond Décollage: Photo Emulsions and Artypos, 1963-1980 è a cura di Antonella Soldaini, direttrice del Mimmo Rotella Institute. Fondato nel 2012 da Inna e Aghnessa Rotella, il Mimmo Rotella Istitute ha l’obiettivo di preservare e promuovere l’eredità e il lavoro di Mimmo Rotella a livello internazionale. Durata della mostra Mimmo Rotella. Beyond Décollage: Photo Emulsions and Artypos, 1963-1980”: da martedì 3 marzo a venerdì 31 luglio 2020; orario visite: da lunedì a venerdì, ore 10 – 18; sabato, ore 11 – 17 (nel mese di luglio apertura di sabato solo su appuntamento). (effe)

Mimmo Rotella: Il martire, 1980. Photo emulsion on canvas 105.5 x 75.1 cm 41 1/2 x 29 5/8 in (Courtesy Cardi Gallery London)

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