Il Concerto Grosso chiude un positivo Festival Voxonus Albisole 2016

Tempo di primi bilanci per questa edizione del Festival Voxonus Albisole ideato dall’Orchestra Sinfonica di Savona e avviato al suo ultimo concerto estivo. «Un bilancio altamente positivo per il Festival, con un’affluenza sempre maggiore e che ha visto alcuni dati significativi quali l’abbassarsi dell’età media degli spettatori (la fascia dei trentenni che si vedono sempre meno nei teatri) e un aumento degli stranieri», commentano gli organizzatori: «Ma probabilmente il risultato maggiore è l’estensione del “concetto” Voxonus anche al Piemonte (Castellar, Pagno, Brondello) dove i concerti continueranno fino ad ottobre e dove si è legato il Festival alle eccellenze enogastronimiche della valle Bronda (vicino Saluzzo). Si è avuto anche scambio di spettatori e per la prima volta di espositori tra le Albisole e la Valle Bronda».

Venerdì 12 agosto, dunque, chiusura del Festival, con il concerto a Villa Faraggiana di Albissola Marina, ore 21.15, tutto dedicato al genere barocco del Concerto grosso. Il Voxonus Ensemble saràdiretto dallo specialista Filippo Maria Bressan.

Qualche cenno sul programma. I “Concerti grossi” op.6 di Corelli sono i primi a riportare questo titolo. Questi 12 concerti furono pubblicati postumi (1714), ad un anno dalla morte del suo autore e sono suddivisi nei cosiddetti generi della “sonata da chiesa” (dal primo all’ottavo) e “sonata da camera” (dal nono al dodicesimo). La suddivisione interna dei movimenti è varia, arrivando ai 6 tempi e vedendo anche abbozzi di Suite e danze come la gavotta, la sarabanda, il minuetto, l’allemanda e la giga. In effetti la composizione di quest’opera fu quasi un laboratorio musicale per una definizione di “Concerto grosso”. Ebbero tanta fama e diffusione che furono presi a modello (lo vedremo in questo stessa serata) da Handel.

L’RV114 di Vivaldi, datato probabilmente al 1717, è uno dei 60 concerti vivaldiani che non prevedono uno o più strumenti solisti, ma un generico “per archi”. In questo Festival Voxonus sono state prodotte molte forme musicali del poliedrico ingegno del veneziano. Quella di stasera è ciò che maggiormente si avvicina alla costruenda forma della “Sinfonia”.

Francesco Onofrio Manfredini (Pistoia 1684–1762) è un altro dei compositori barocchi italiani finiti nel “dimenticatoio”. Manfredini studiò violino con Giuseppe Torelli a Bologna, dove entrò nel servizio musicale di San Petronio e divenne membro dell’Accademia Filarmonica. Compose molti oratori, tutti perduti. Conosciamo infatti una parte molto limitata delle sue opere. Purtroppo, data la bellezza dell’opera 3: 12 concerti composti nel 1718 ed editi a Bologna, da cui ascolteremo il concerto n.11 in do minore.

Di Georg Friedrich Handel ascolteremo il concerto grosso n.5 dall’opera 6, come precedentemente accennato, “ispirato” da Corelli. Pare che sotto pressione dell’editore John Walsh, Handel compose tutti e dodici (più lunghi e maestosi di quelli italiani) i Concerti tra la fine di settembre e la fine di ottobre del 1739. Handel immise nei movimenti dei concerti tutta la sua ampia gamma di stili compositivi: compreso il trio, arie, ouverture alla francese, sinfonia all’italiana, fughe, temi con variazioni e danze varie. Senza “riciclare” dal suo repertorio quasi nulla. J.S. Bach ne fece una trascrizione per tastiera (BWV 596).