Amministrative Savona, Barisone (PCL): “Entreremo in Consiglio Comunale? No, sì, chissà”

Giorgio Barisone

Savona. «A.A.A. Cercasi con urgenza persona che mi avrebbe sentito dichiarare che se il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) raggiungesse l’1% dei voti, alle prossime elezioni comunali del 5 giugno, mi butterei nudo in una fontana!».

Ironizza così Giorgio Barisone, il candidato sindaco dato tra i meno favoriti alle elezioni comunali di giugno. «Sarà un “nemico”, che vuole girare il coltello nella piaga, visto che la nostra Lista era, è e sarà la lista degli ultimi, dei disoccupati, di chi non ha casa, oppure vede all’orizzonte un licenziamento o la fine dei contratti di solidarietà, o ancora di chi deve subire un inquinamento selvaggio senza poterci porre rimedio, oppure di chi deve attendere lunghi periodi prima di avere appuntamenti gratuiti (salvo ticket) nella sanità pubblica. Questi sono i temi che ci sono cari, suffragati da percentuali di riferimento basse nelle scorse amministrative, per una Lista che oggi mette in cantiere la spesa di ben 500 euro per le elezioni! Sarà un “amico”, che vuole ringraziarmi dell’impegno che ci metto, nonostante sia disoccupato, e ambientalista da sempre, in una campagna elettorale in cui non siamo per nulla agevolati: probabilmente, allora, quest’amico sta dicendo che non sono diventato tutto scemo, e che ho i piedi ben piantati per terra».

«Ho 59 anni, e se non ho i piedi per terra a quest’età, non li avrò mai», prosegue Barisone: «Però coltivo un sogno, perché ne ho sempre coltivati: oggi il mio sogno è portare a un bellissimo traguardo questo Partito che, da indipendente, mi ha chiesto di rappresentarlo. Perché nelle intenzioni di mettere al primo posto, fra le urgenze della città, il diritto alla casa, il diritto al lavoro e alla tutela dell’ambiente, il diritto ai servizi sociali, mi ci ritrovo completamente.
Non ho mai dichiarato che mi butterei nudo in una fontana: farà colore, ma non sono parole che userei (oltretutto non so nuotare). E, detto fra noi, se anche raggiungessimo l’1% farei un sorriso, ma giusto l’attimo della comunicazione, neppure brinderei. Non brinderei neppure se raggiungessimo (figuriamoci!) il 2, il 3%! E non posso neppur dire che alzerei il bicchiere se superassimo queste percentuali, anzi, avrei l’amaro in bocca perché non riusciremmo a entrare in Consiglio comunale, e il giorno dopo lor signori si saranno già dimenticati di noi, della lista degli ultimi, di chi non ha casa, non ha lavoro, non ha futuro, deve attendere lunghi mesi prima di una visita».

«Ma se, dico se, ripeto se, dovessimo mai per sbaglio entrare in Consiglio comunale… mi butto ad organizzare una festicciola davanti al Palazzo comunale: d’altronde, non succederà mai, cosa mi costa promettere? E poi, in fin dei conti, per un brindisi con gli elettori che mi avranno dato il loro voto, anche se disoccupato, 100 euro li posso ancora investire in un sogno ad occhi aperti. Ma adesso non mettete in giro la voce che sto comprando i voti! Che poi, a ben pensarci, a furia di parlar di sogni: non è stato un bellissimo sogno anche quello della Resistenza? Prima nasce come un’idea in chi si dà alla macchia, poi ci sarà il 25 Aprile!» conclude Giorgio Barisone.