Premio Tenco 2015 terza serata

 tenco stazione

di Alfredo Sgarlato – Puntuale alle 15,30 Francesco Guccini si presenta alla sede del Club Tenco. Parlerà per un’ora e mezza filata, raccontando tutta la propria vita e lanciando battute fulminanti, anche se si riserva un momento serio quando rievoca un eccidio di migranti italiani in Francia. Ha scherzato molto sul suo essere celebrato in vita, ed è sempre stato, nel corso delle tre giornate, simpatico e disponibile con pubblico. L’appuntamento nella città vecchia, organizzato con l’associazione Pigna mon amour, prevede lo spettacolo di cabaret “L’ora canonica”, con Azio Citi, Filippo Bessone e Luca Occelli, e una scatenata jam session col cantautore canadese Bocephus King.

tenco guccini

Primo set della serata i vincitori della Targa Tenco come miglior interprete, i Tȇtes de Bois, con “Extra”, disco dedicato a Leo Ferrè. Personalmente non vado matto per il gruppo romano, quest’anno ho trovato molto più interessanti, nella sezione interpreti, altri artisti, Musica nuda, Diodato, Petrina, Lara Puglia, in ogni caso massimo rispetto per il grande Leo Ferrè e per chi tiene vivo il suo nome. Altro vincitore Cesare Basile, miglior disco in dialetto, “Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più”, e qui non ho dubbi. Basile, insieme a Benvegnù, ha inciso alcuni dei migliori dischi italiani degli ultimi anni, e l’uso del dialetto l’ha ulteriormente fatto crescere. La sua musica, che mescola folk, blues e rock apocalittico, è scarna, oscura, potente. Il suo omaggio a Guccini è “La ballata degli annegati”. Quando sul palco lo raggiunge Rita “Lilith” Oberti, per chi come me era un giovane rockettaro che passava notti all’addiaccio per vedere i suoi Not Moving, è un tuffo al cuore. Ancora un vincitore, Pacifico, che con Bersani e Guccini, vince per la migliore canzone, “Le storie che non conosci” (io ho votato Filippo Andreani, arrivato secondo per un voto). Altro artista che non mi convince, è l’unico ad omaggiare il Maestrone con un brano da “L’ultima Thule”.

tenco pigna

Secondo tempo con l’ospite straniero, Bocephus King, che alla Pigna aveva cantato alcune cover, mentre sul palco dell’Ariston canta canzoni proprie, più “Autogrill” tradotta in inglese. Simpatico e professionale dietro l’apparente trasandatezza, il canadese è un ottimo performer, canta classico rock americano con una band mista italiani e stranieri, molto bravo il suonatore di dobro e slide. Lo conoscevo solo di nome, confesso, e non so, esclusi i critici, quanti in sala lo avessero mai sentito nominare, ma il pubblico lo adotta subito e lo gratifica con molti applausi. Seconda rivelazione del festival insieme a Vanessa Tagliabue Yorke e secondo nome da segnare sul taccuino. Una nuova proposta è Giovanni Truppi, premio Nuovo IMAIE. Interessanti i testi, meno la musica, a mio parere. L’omaggio a Francesco è “Gli amici”.

Il gran finale è con i Musici, cioè alcuni tra i musicisti che nel corso degli anni hanno accompagnato Guccini dal vivo e nei dischi. Spiccano solisti come Jimmy Villotti, Juan Carlos “Flaco” Biondini, Antonio Marangolo, Vince Tempera (che è anche l’autore di “Ufo robot”, Guccini non mancava mai di ricordarlo). I brani sono allungati, con ottimi a solo, bella una swingante “Noi non ci saremo”. Si chiude, e non poteva essere altrimenti, con “La locomotiva”, e qualche pugno si leva verso il cielo. Una bella edizione del Premio Tenco, molti momenti alti e pochissimi bassi, rivelazioni e conferme, bello essere tornati all’Ariston, bello che il Club abbia sede nell’ex stazione, appuntamento al prossimo autunno.

*Foto di Andrea Pino