Albenga, scrigno di antichità: a San Calocero archeologi per un giorno

Albenga. Hanno preso avvio da alcuni giorni gli scavi archeologici al San Calocero 1sito di San Calocero, un vero scrigno di antichità, incastonato sul Monte all’inizio del percorso della Iulia Augusta. Gli interventi, sotto la direzione del prof. Philippe Pergola del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e con la collaborazione dell’Université di Aix-Marseille e del Politecnico di Milano, sono coordinati sul campo da Stefano Roascio e dall’archeoantropologa Elena Dellù. Grazie al fattivo sostegno della Fondazione Lamboglia, a cui si deve già un cospicuo intervento lo scorso anno e, quest’anno, anche della Fondazione De Mari, della Conad di Vadino e del Campeggio Isola, nonché della Fondazione Oddo – con cui c’è un fruttuoso rapporto in atto – le ricerche si protrarranno fino alla seconda metà di ottobre.

Spiega Stefano Roascio, direttore del cantiere di scavo: “come sempre abbiamo una ottima èquipe che lavora sul campo che, quest’anno, ha una caratura particolarmente internazionale: oltre ai ragazzi provenienti dalle maggiori università nazionali, abbiamo avuto al lavoro un buon gruppo di studiosi spagnoli, ma non mancano neppure i francesi e, addirittura, una ragazza cinese, spostatasi in Italia per studiare archeologia. L’intento di questa campagna è quello di continuare il saggio aperto di fronte alla facciata della chiesa tardo-antica, nel tentativo di ancorare ad una cronologia certa la costruzione della basilica, ma anche di capire quali fossero le funzioni e gli usi dell’area al momento dell’edificazione della chiesa. Stiamo già intravvedendo le strutture di nuove sepolture, che sembrano di una fase precedente rispetto a quelle scavate lo scorso anno e soprattutto della cosiddetta “strega bambina”, datata con il Carbonio 14 ad epoca tardo medievale, che tanto ha incuriosito e fatto discutere a livello mondiale. Un secondo saggio, invece, è stato impiantato al centro della navata e ha l’intento di raccordare le aree di scavo che furono di Nino Lamboglia, negli anni trenta del Novecento e, successivamente, del prof. Pergola, che iniziò il suo lungo rapporto con il sito a metà anni ottanta. Si tratta di un settore limitato, ma molto delicato, anche perché fino ad ora – ad eccezione dell’abside scavata dal prf. Pergola – la navata centrale non era ancora stata indagata con una moderna e aggiornata metodologia stratigrafica. Per ora abbiamo rimosso le tracce di due pavimentazioni: quella tardo medievale e quella medievale e ci stiamo portando ad indagare gli strati più profondi, che iniziano a restituire materiale tardo-antico, compatibile con l’edificazione della chiesa che ospitò con tutta probabilità i resti del martire Calocero”.

A partire da questa settimana, inoltre, avrà inizio una collaborazione con le scuole elementari e medie dell’istituto comprensivo Albenga I, sotto la direzione del Dirigente Scolastico Riccardo Badino. Spiega ancora Roascio: “Lo scorso anno avevamo ospitato numerosissime classi dei licei ingauni in visita agli scavi, ora è la volta delle elementari e delle medie. Si tratta di iniziative per noi piuttosto onerose e complesse, perché impongono di dedicare personale preparato alle visite guidate e alle attività didattiche, tuttavia riteniamo che il rapporto con la cittadinanza e specialmente con le scuole, di ogni ordine e grado, sia vitale: la ricerca archeologica non deve essere vista come un campo per soli specialisti, ma va inquadrata in una attività attiva di studio del territorio, che deve essere svolta con il coinvolgimento più capillare della cittadinanza e specialmente dei più giovani, con l’intento di riavvicinare la popolazione ai propri beni culturali e, in definitiva, alle proprie millenarie radici storiche. Per le terze medie abbiamo previsto una visita guidata più “tradizionale”, volta a scoprire sia il sito – forse la più suggestiva area archeologica di Albenga – sia il cantiere di scavo in piena attività. Mentre per coinvolgere più da vicino i bambini delle elementari abbiamo pensato di organizzare un vero e proprio scavo didattico tutto per loro. I bambini, guidati dagli insegnanti e da archeologi specializzati nella didattica, avranno pertanto modo di scavare direttamente, apprendendo le principali tecniche di documentazione, rilevamento e classificazione dei materiali in uso nella moderna archeologia stratigrafica. Non mancherà il divertimento e l’interesse della “scoperta” e siamo sicuri che, così facendo, potremo appassionare i bambini alla ricerca storica e interessarli alla riscoperta di un territorio che, specialmente nella tarda antichità, ha avuto un ruolo cruciale per tutta la regione”.

È stato lo stesso prof. Philippe Pergola, Decano del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e archeologo di fama internazionale, a volere l’attività didattica per le scuole, dice infatti: “Avevamo già organizzato attività di scavo simulato per i bambini molti anni fa a Mariana, in Corsica, e già allora ci rendevamo conto di quanto fosse importante coinvolgere i più giovani nella ricerca del passato. Oggi riproponiamo questa iniziativa per la prima volta ad Albenga. Tra l’altro questo genere di attività, già stimolante di per sé anche quando è fatta nei musei, qui ha il vantaggio di essere ospitata su un sito con un vero scavo archeologico in corso. Pertanto i ragazzi si potranno misurare con lo scavo degli archeologi e poi potranno cimentarsi in prima persona in uno scavo “dedicato” all’interno del sito stesso, una opportunità spesso difficile da organizzare”. Aggiunge ancora Pergola: “abbiamo appreso che finalmente si sta preparando un accordo di programma tra Soprintendenza, titolare del bene, e Comune per rendere aperto al pubblico San Calocero; ciò non può che farci piacere, tanto più per il fatto che in una convenzione con la Diocesi, ancora attiva, avevamo proposto proprio lo stessa cosa e sicuramente, se oggi si arriverà all’apertura del sito, ciò lo si deve anche agli archeologi che tanto hanno lavorato alla ricerca in questo luogo, Lamboglia negli anni trenta, ma poi anche l’équipe da me diretta a partire dagli anni ottanta, grazie al diretto coinvolgimento dell’allora Soprintendente Anna Zevi e di Giuseppina Spadea, funzionaria di Albenga, che mi chiamò a dirigere la ricerca e con la quale ebbi un periodo di felice condivisione scientifica dell’iniziativa”.