LA NONNA DEL CORSARO NERO – Intervista a Cristina Porro, “la curiosa”…

di Sandra Berriolo – (Albenga). Cristina Porro (Consigliere comunale – Cristina Porro SB01Lega Nord). Ecco una che invece è già stata in carica, quindi tutto normale al nuovo insediamento? «L’emozione c’è sempre, anche se non sei novellino, perché pensi che comunque – anche all’opposizione – hai una responsabilità nei confronti della gente».

E cosa altro ti emoziona nella vita di tutti i giorni? «Tante cose in realtà. Ad esempio i film: a volte a casa mi portano già in anticipo i fazzoletti perché mi conoscono; posso rivedere venti volte Clint Eastwood nei Ponti di Madison county oppure Richard Gere in Ufficiale e gentiluomo ma continuo a commuovermi. E poi se leggo certi libri o ascolto certa musica».

Come mai queste cose ti emozionano? «Ho forse la presunzione di bastare a me stessa; quindi ho bisogno della fantasia per recuperare un mio spazio nelle fatiche quotidiane. A casa la tv se ci sono io non si accende, se non per vedere dei film. Invece la musica per me è importante».

Beh ci credo, sei figlia di una insegnante di pianoforte. «Mamma al piano era incantevole, ma io non ho mai imparato! Forse l’eccesso di confidenza che avevo con lei e con la mia insegnante mi permetteva di non impegnarmi. Invece ho fatto tanti anni danza classica; a 16 anni quando ho dovuto interrompere è stata una sofferenza. Quella era una attività che, nonostante la durezza dell’impegno, mi prendeva molto: forse mi identificavo in quelle musiche che conoscevo da sempre, sicuramente ero affascinata dalla classe e dall’eleganza delle danzatrici».

Classico, solo classico? «No, no, così come non uso molto la tv al contrario ascolto Vasco a manetta. Sono una fan sfegatata: al primo concerto sono andata a sedici anni!».

Le due anime di Cristina! Esce fuori la ribelle? «Non direi. Ho assorbito molto dai miei il senso del dovere: per il mio precedente incarico ho studiato per tredici mesi, quanto è durato. E poi i princìpi fondamentali: l’onestà, la correttezza, il rispetto per gli altri, la semplicità; anche io mi adatto nella vita, non ho esigenze particolari, mi piacciono le cose semplici».

Tuo padre faceva un lavoro duro. «Si per sessant’anni è stato fabbro, lavorava anche la sera dopo cena; abitavamo sopra l’officina: io e mia sorella sentivamo battere il ferro quando eravamo già a letto. Ha fatto fatica e sacrifici per far star bene tre figli e darci quello che riteneva giusto avessimo. Quindi lui e la mamma ci hanno passato la sensazione che studiare per noi era un dovere e che se una cosa si deve fare “si fa e basta”. Senza fatica non si ottengono risultati. Da ragazzina anche io avevo la passione per qualche oggetto alla moda, una borsa ad esempio, che quindi era una cosa in più rispetto all’indispensabile che non mi è mai mancato; in quel caso sono andata anche a lavorare le margherite per raccogliere i soldi e comprarmelo».

Ti piace viaggiare, vedere posti nuovi? «Mi piace andare ovunque, soprattutto se c’è da vedere architetture, da conoscere popoli diversi che parlano lingue differenti dalla nostra. In particolare mi piacciono le città di cultura. Mi consumo le scarpe a girarle. A volte chi è con me mi odia perché in due o tre giorni voglio vedere tutto».

Facci un esempio. «Roma tanto per cominciare e poi Istanbul: è incantevole; questo miscuglio di culture si respira nell’aria. La trovo una città straordinaria. A Parigi son stata un sacco davanti alla Gioconda, mi si riempiva il cuore. Queste situazioni le vivo come una bambina, mi incanto e mi estranio».

Qualche altro luogo che ti ha rapito? «Sono stata in Argentina e son rimasta affascinata anche dalla gente che è cortese e affabile anche nella vita quotidiana e non solo perché con l’ospite si deve. Questa è un’altra cosa che mi ha ricordato quello che mi dicevano i miei: buongiorno e grazie non costano».

Perché è bello viaggiare? «Ti arricchisce; è un bagaglio che ti resta per sempre. Nella vita non bisogna mai smettere di imparare e di crescere! Mai fermarsi: la nostra mente deve continuamente scoprire; sarà che io sono una curiosa ma la penso così».

Però Albenga… «Beh la sento mia: ci sono nati i miei nonni. È una città bellissima».

Cosa si deve fare per la città? «C’è tanto da fare per tutti, cittadini compresi, a partire dalle piccole cose. È dovere di tutti collaborare a non gettare a terra rifiuti, a dimostrare il proprio senso civico, ad abbellire con fiori…».

Com’è di carattere Cristina? «Una che pensa un po’ troppo; a volte è meglio lasciar andare un po’ di più l’istinto. Il carattere ti condiziona: dopo anni e anni ho superato l’eccessivo senso di attenzione a “quello che dice la gente”. È fondamentale l’armonia con se stessi».

E per gli altri come sei? «Passo spesso per scorbutica, forse perché non sono aperta ed estroversa con tutti ma solo con chi conosco bene; tendo ad essere riservata. In realtà amici ne ho pochi, ma conoscenze tante: non ho la presunzione di essere amica di tutti. Però se mi si chiede qualcosa non mi risparmio e do volentieri la mia energia e tempo».

Cosa hai passato a tuo figlio? «Intanto il carattere scorbutico, cocciuto, testardo; con lui facciamo discussioni infinite. Io spesso gli spiego il perché di certi comportamenti o necessità di impegni o altro e lui dopo un po’ si scoccia. Ma forse pretendo troppo: in fondo ha tredici anni; forse anche io alla sua età mi sarei scocciata. A volte dimentico che i ragazzi apprendono vedendoci vivere, non sempre bisogna spiegare tutto per filo e per segno. Io cerco di stimolarlo a frequentare persone che sono meglio di lui, in modo da migliorarsi sempre, avendo esempi positivi. E vorrei anche che si dotasse di strumenti mentali per vivere e lavorare bene anche in un altro Paese, non solo in Italia».

E ma poverino, fallo rilassare! «Ma sì dai, pensa che poi mi stupisce quando apprezza la musica degli anni ’60-’70. È che oggi i genitori vivono un costante senso di colpa per via dei molti impegni, che avevano anche i nostri genitori ma che non erano bombardati dai pareri di psicologi e terapeuti vari».

Passiamo alle donne, come è la situazione oggi? «Si è fatto molto ma la rubricasandrahome1strada è ancora lunga. Il cammino percorso si dissolve di fronte alla violenza. Personalmente non amo i discorsi sulle quote rosa e le donne che devono stare nei posti di comando. Chi merita deve andare avanti, non importa se maschio o femmina. Le donne sono più sensibili hanno una marcia in più. Però a volte sento dei discorsi improntati tutti all’apparire: questa è la società dell’apparire e moltissime donne non la rifiutano. Non so, sarà insicurezza personale la loro: io penso che se oggi son comoda con le scarpe basse perché mi devo mettere i tacchi solo per farmi notare?».

E con le mansioni storicamente femminili come sei messa? «Amo molto mangiare ma nella cucina me la cavo senza eccellere. Ti faccio un menù classico, standard senza difficoltà (la pasta, la torta pasqualina, l’arrosto, la torta al cioccolato) ma non mi lancio in sperimentazioni o invenzioni mie. Sono invece richieste spesso le mie torte per i compleanni: quelle mi riescono molto bene, sarà che amo tanto i dolci?».

E coi lavoretti a mano? «Adesso ho poco tempo ma anni fa ti potevo coprire di lavori fatti a punto croce: cuscini con Babbo Natale e i fili argentati e tutto ciò che può essere utile ad una brava massaia. Ho praticato anche il decoupage con una certa soddisfazione ma non mi fermo a queste cosucce! Se in casa si rompe qualcosa, se è possibile, me la aggiusto da sola: dalla tapparella al rubinetto. Ho messo anche il parquet, subendo l’ilarità dei familiari. Ma l’ho fatto».

Beh certo: se una cosa si deve fare, si fa!

* Nella foto (SB): Cristina all’ora dell’aperitivo

* La Nonna del Corsaro Nero: la rubrica Corsara di Sandra Berriolo

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