Terreni Creativi Festival 2018 prima serata

di Alfredo Sgarlato – Albenga. Inizia all’Ortofrutticola la nona edizione di Terreni Creativi, il Festival ideato da Kronoteatro, reduce dal successo alla Biennale di Venezia, intitolata “Artischoke!”, crasi da articiocca, carciofo in ligure, e schok, quello che il teatro deve darci in campo culturale. Si comincia con il monologo “Roberta cade in trappola/the space between” della Compagnia Cuocolo/Bosetti. In scena un’attrice, Roberta Bosetti, seduta a un tavolo, accanto a lei un proiettore invia immagini legate a ricordi. La donna parla della propria esperienza con la depressione, o la cosa brutta, come la chiama rifacendosi a David Foster Wallace. Rivivono episodi di vita, sempre legati a perdite, distacchi, lontananze. Uno spettacolo intenso, a tratti struggente, con un fortissimo scavo psicologico che costringe a un’attenzione profonda.

Si continua con uno spettacolo che sarà diviso in tre parti nel corso delle tre serate del Festival: “Episodi di assenza 1- Scienza vs Religione (precipitevolissimevolmente)” di Quotidiana.com. Conoscevamo Quotidiana.com come duo, Paola Vannoni e Roberto Scappin, usi a recitare praticamente immobili, li ritroviamo in quintetto, rinforzati da Antonella Spina, Roberto De Sarno e Pietro Piva, tutti biancovestiti, e impegnati anche in surreali balletti. Non cambia però il loro stile, con cui sussurrando quasi con distacco porgono fulminanti battute su grandi e piccoli temi dell’esistenza. In un’epoca storica in cui, come scriveva David Foster Wallace, tocca citarlo ancora, la letteratura non si pone più le grandi domande e non si capisce il perché, Quotidiana.com non esita a confrontarsi con Dio, religione, scienza, senso della vita, e a farlo in maniera spesso esilarante e mai banale.

Totalmente opposto lo stile di Babilonia Teatri, che presenta “Paradiso”. Loro lo spettatore lo aggrediscono, con un assalto fisico e verbale. I testi sono ritmati, fatti di frasi lapidarie, quasi un rap. Accanto a Enrico Castellani, il narratore abbiamo quattro ragazzi, Amer Ben Henia, Joyce Dogbe e Josephine Edu, che vengono chiamati Tunisia, Nigeria e Togo, più Daniele Balocchi, un angelo. Sono ragazzi affidati a comunità per minori che raccontano le proprie vita attraverso la parola, l’urlo, il corpo, la danza. I momenti narrati a parole, scanditi come le raffiche del mitra che è spesso citato, si alternano a momenti messa in scena fisicamente, a mio avviso meno incisivi, i cui viene mimato il parto, o la violenza, alternata a quella verbale, di frasi fatte, cui sono sottoposti i ragazzi. Lo spettatore è coinvolto, fortissimo l’applauso finale.

Chiusura di serata con l’ottimo DJ MaNu! che mixa rarità in vinile d’epoca, con suadenti ritmi esotici. Stasera secondo appuntamento presso Bio Vio in regione Massaretti.

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