La commedia di Vahè Katchà “La cena delle belve” chiude il 51° Festival di Borgio Verezzi

Con una commedia francese di Vahè Katchà, che a Parigi ha avuto un meritato successo ed ha conquistato tre Premi Molière, sta per concludersi il 51° Festival di Borgio Verezzi.
“La cena delle belve”, ottava prima nazionale in cartellone su dieci spettacoli proposti, andrà in scena dal 22 al 24 agosto (piazza Sant’Agostino, ore 21,30) nell’elaborazione drammaturgica di Julien Sibre, che ne ha anche curato la regia insieme con Virginia Acqua; la versione italiana è di Vincenzo Cerami.

Il cast è d’eccezione e affiatato: Marianella Bargilli (Sofia), Francesco Bonomo (Pietro), Maurizio Donadoni (Andrea), Ralph Palka (Her Komandant Kaubach), Gianluca Ramazzotti (il Dottore), Giancarlo Ratti (Vittorio), Emanuele Salce (Vincenzo) e Silvia Siravo (Francesca).

Prima del debutto, martedì 22 agosto, sarà consegnato il premio assegnato ogni anno dalla Camera di Commercio Riviere di Liguria allo spettacolo della precedente edizione del Festival “che si sia distinto particolarmente, coniugando la qualità dell’allestimento e della recitazione al gradimento del pubblico, dimostrando la capacità di catalizzare l’interesse dei media per il nostro territorio in quel felice connubio tra cultura e turismo, che da anni contraddistingue la manifestazione”, assegnato per il 2016 a “Sorelle Materassi”. Lo spettacolo, con adattamento di Ugo Chiti dal celebre romanzo di Aldo Palazzeschi, è andato in scena la scorsa estate con uno straordinario trio di protagoniste (Milena Vukotic, Lucia Poli e Marilù Prati). A ritirare il premio dalle mani del presidente della Camera di Commercio Luciano Pasquale, sarà il regista-produttore dello spettacolo, Geppy Gleijeses.

“La cena delle belve” (Le Repas des fauves) racconta la storia di sette amici che, nell’Italia del 1943, durante l’occupazione tedesca, si trovano per festeggiare il compleanno del loro ospite. Una serata diversa, per staccare un attimo dalle tragedie e paure della guerra e dalle privazioni che questa porta con sé. Ma un fatto inaspettato modifica all’improvviso il clima di festa…
Il testo alterna momenti di alta tensione ad altri di risate e divertimento, coinvolge emotivamente lo spettatore fino all’inaspettato finale e lo costringe ad identificarsi in ciascuno dei sette personaggi: il libraio e sua moglie che organizzano la cena; il medico che non nasconde il suo interesse per l’occupante tedesco; un reduce di guerra con sguardo gioioso sulla vita; una giovane vedova tentata dalla Resistenza; un omosessuale cinico e un affarista collaborazionista. Fino a domandarsi: cosa farei al loro posto?

Dice Ramazzotti, anche produttore oltre che interprete: “Il genio di Katchà tratteggia senza compiacimento la natura umana, con un realismo crudo in cui l’ironia non è mai assente. Di fronte all’orrore affrontato con derisione, lo spettatore ride molto di questi piccoli personaggi disegnati con profonda sapienza tridimensionale”.

La vicenda è sapientemente scandita da proiezioni di disegni animati, e accompagnata in sottofondo da musiche d’epoca (Natalino Otto, orchestra Angelini).
Grazie alla versione curata da Cerami poco prima della sua scomparsa, “La cena delle belve”, che dipinge con crudeltà ma anche con leggerezza il meglio e il peggio dell’animo umano sullo sfondo della Grande Storia del 1943, arriva adesso sui palcoscenici italiani dove, dopo l’esordio a Borgo Verezzi, andrà in tournée invernale in alcuni tra i maggiori teatri.