Terreni Creativi 2017 prima serata

 

di Alfredo SgarlatoAlbenga. Inizia l’ottava stagione del Festival teatrale Terreni Creativi, il cui slogan è “seminare dubbi” con una triade di spettacoli che tengono fede allo slogan, seminando non solo dubbi ma riflessioni, interrogativi, scambi di vedute.

Nel prefestival assistiamo a “Indoor” della compagnia Dego/Mor (Anna Dego e Alessandro Mor). Abbiamo in scena una coppia: lui è un signore distinto, ma in realtà un ragazzone che gioca coi soldatini, lei una donna in carriera che prepara una conferenza stile Steve Jobs. L’iterazione tra i due avviene attraverso frasi fatte, anche attribuite all’autore (forse, spesso le citazioni che leggiamo sono inventate), oppure la danza si sostituisce al dialogo, come nel momento molto riuscito in cui i due interpreti ballano al ritmo di una partita a tennis. A poco a poco i due si scambiano i ruoli, la donna mostra insicurezze e l’uomo la guida, ma i ruoli non sono mai veramente definiti, lo scambio di identità è continuo. Nel finale i due diventano sé stessi, attori intervistati sul proprio spettacolo, ma anche stavolta il dialogo è meccanico, fatto di luoghi comuni. Uno spettacolo molto interessante.

I temi dell’identità, del personaggio, del vero o falso, sono alla base anche del secondo set della serata, lo strepitoso “To be or not to be Roger Bernat”, della compagnia Fanny e Alexander. L’attore Marco Cavalcoli interpreta Roger Bernat, performer spagnolo, che tiene una conferenza su Amleto, il personaggio che più di ogni altro rappresenta l’identità e il dubbio. Ma poi interpreta Amleto, gli interpreti di Amleto, da Branagh a Petrolini, con un virtuosismo vocale straordinario, coinvolge il pubblico (ma i coinvolgimenti sono veri o falsi, si chiedono gli altri spettatori, erano veri), in un continuo mutare di identità e porsi/porre domande: chi sono davvero i personaggi del dramma, chi è il pubblico, cos’è vero e cos’è falso, in definitiva chi siamo noi. Identità e verità/falsità, due temi che oggi sono centrali in ogni dibattito, non solo artistico ma filosofico e politico, messi in scena in maniera magistrale.

Virtuosismo interpretativo e riflessione su identità e ruoli sociali sono alla base anche del terzo spettacolo della serata. “Sorry boys” di e con Marta Cuscunà, uno dei lavori più recensiti della stagione. In scena un enorme cellulare e alcune maschere di un realismo impressionante: l’attrice rimane nascosta e dà voce a dodici personaggi, ispirandosi a un fatto realmente accaduto: in un piccolo paese di provincia tutte le ragazze di una classe decidono di rimanere incinte, per poi crescere i figli in una comune. Le ragazze si esprimono solo via sms, come usa al giorno d’oggi, e sono gli adulti e i ragazzi a commentare la vicenda. Del resto di questo vuole parlarci l’autrice: non tanto del gesto in sé delle ragazze, ma della reazione dell’ambiente circostante, che finora le aveva escluse, di fronte a un gesto che non sa capire. Lo spettacolo è inizialmente molto divertente (come lo sono stati i due precedenti), per poi virare al drammatico quando viene fuori il tema della violenza. Marta Cuscunà si conferma come autrice originale e interprete di una bravura formidabile, ma personalmente, pur avendo apprezzato lo spettacolo, ho amato di più quelli che la vedevano presente in scena, elemento che conferisce maggiore dinamismo. Al termine dello spettacolo Marta Cuscunà ha ricevuto dalla Presidente della Zonta Club Albenga-Alassio il premio “Donna per la donna”.

Chiusura di serata col DJ Rocco Pandiani, fondatore dell’etichetta Right Tempo, che passa ottimo jazz mentre il pubblico chiacchiera amabilmente sulla terrazza dell’Ortofrutticola. Appuntamento a stasera presso l’azienda Terraalta.

*Foto gentilmente fornite da Kronoteatro