Riordino del servizio sanitario regionale: aperto il dibattito in Consiglio

Dopo l’incontro con i lavoratori di Poste Italiane, la seduta del Consiglio regionale oggi è ripresa con il dibattito sul Disegno di legge 106: Modifiche alla legge regionale 7 dicembre 2006, n. 41 “Riordino del Servizio Sanitario Regionale” in cui sono intervenuti Matteo Rosso  (FdI-An), Claudio Muzio (Forza Italia), Francesco Battistini e Andrea Melis del Mov5Stelle.

La discussione generale continuerà nella seduta di martedì prossimo.
Matteo Rosso  (FdI-An), presidente della Commissione Sanità e relatore di maggioranza, ha sottolineato che l’amministrazione regionale sta cercando di invertire la rotta, rimediando a quanto non è stato fatto dalla precedente giunta: «Lo facciamo cambiando l’assetto complessivo che per dieci anni non ha funzionato». Rosso ha sottolineato che, anche grazie a questo provvedimento, lavorando «con passione, forza ed impegno», verranno superate molte difficoltà ed i molti problemi che gravano sul settore – tra le altre ad esempio i costi molti elevati di  taluni farmaci. Entrando nel merito del provvedimento, ha evidenziato l’importanza della nuova figura del direttore socio-sanitario, che avrà il compito di curare e coordinare i servizi destinati ai pazienti dimessi dall’ospedale, ma ancora bisognosi di assistenza

. Si tratta – ha detto – di un tramite tra ospedale e territorio, capace di far fronte a compiti che non possono essere di competenza del direttore sanitario. Non si vuol lasciar solo il paziente una volta che viene dimesso – ha ribadito il  presidente della Commissione sanità – secondo il quale  sull’istituzione della nuova figura  difficilmente possono essere mosse critiche, vista l’importanza del ruolo che andrà a rivestire. Rosso ha evidenziato che l’istituzione della nuova figura  non comporterà oneri aggiuntivi per la collettività e ha assicurato che questo ruolo verrà affidato a persone qualificate e «ben inserite nel contesto sociale e territoriale, indipendentemente dalla loro appartenenza politica».

Claudio Muzio (Forza Italia)  ha ribadito che anche questo testo di legge, come gli altri che vanno a comporre la riforma della sanità,  è il frutto di un metodo messo in campo che si basa con il «confronto costante con il territorio». Questo metodo – ha ribadito – è stato seguito anche per l’istituzione di A.LiSa che, tra l’altro,  prevede un confronto con i sindaci. La nuova figura del direttore sociosanitario – ha puntualizzato il consigliere – costituisce un importante raccordo e un’integrazione con il territorio per dare le risposte che non sono più di competenza ospedaliera. Per la riforma, secondo Muzio, riveste una grande rilevanza la interaziendalizzazione dei dipartimenti, che consente «il miglior utilizzo delle risorse» trasversalmente rispetto alle strutture.

Francesco Battistini (Mov5Stelle) in una lunga relazione ha motivato il giudizio negativo sul provvedimento. «Era necessaria una vera pianificazione con obiettivi e soluzioni concrete ed applicabili, nel breve e medio periodo – ha spiegato – con un focus finale verso una profonda, reale e percepibile rivoluzione del sistema sanitario regionale, che non perda mai di vista le esigenze del territorio e dei cittadini, invece ciò di cui stiamo oggi discutendo è altro!». Secondo Battistini, prima con l’istituzione di A.Li.Sa poi con il Disegno di legge 106, la giunta non affronterebbe la riforma sanitaria in modo organico e complessivo.

In particolare, il consigliere ha criticato la prevista istituzione del direttore sociosanitario sia per i costi che ne deriverebbero, sia per le sue funzioni: «Questa nuova figura dirigenziale è superflua perché, se si vuole creare davvero una rete di interscambio tra cure ospedaliere e cure territoriali, si deve investire nelle strutture che già oggi esistono, ma che sono fin troppo debilitate, non solo per problemi organizzativi ma soprattutto per mancanza di un adeguato finanziamento». Il consigliere ha concluso: «Oggi la sanità ligure, più che di una nuova figura dirigenziale, ha bisogno di infermieri e di medici operativi che possano offrire un servizio di qualità ai nostri concittadini liguri in ospedale e sul territorio».

Anche Andrea Melis (Mov5Stelle) ha espresso forti critiche al disegno di legge: «La Giunta in tempi non sospetti aveva paventato un testo unico di riorganizzazione dell’intero sistema sanitario regionale ma, con il passare dei mesi, si è arrivati ad una serie di interventi legislativi, in primis la nascita di ALISA, che cozzano in maniera evidente con un piano organico e strutturato, al contrario, sembra più un processo a step che naviga a vista in funzione delle reazioni provocate e della richiesta di vedere dei risultati “politici”». Secondo il consigliere, invece, «dovrebbe essere prioritario disporre di una normativa organica all’interno di un quadro certo regionale su cui poi inserire gli atti deliberativi per rendere operativo quanto normato».

Melis ha aggiunto: «Sia con A.Li.Sa. sia con la ridefinizione delle ASL e con la nuova figura del direttore socio sanitario, senza una rimodulazione organica dei distretti e delle ASL, si pone il presupposto per un disequilibrio dei costi a favore di ulteriori figure apicali in una indefinita struttura organizzativa con oggettive difficoltà nel valutare un reale bisogno di questa struttura apicale, che dovrebbe applicare metodi e governo “socio sanitario”, che già di fatto sono sotto la regia delle ASL». Il consigliere ha concluso:

«Queste misure sono incapaci di incidere realmente, ma rappresentano solo sovrastrutture costose e poco efficaci. Alcuni punti del disegno di legge – ha aggiunto – sono poco chiari: non vengono esplicitati i ruoli di alcuni attori e non vengono determinati i finanziamenti che dovrebbero consentire di affrontare la spesa. E’ prevista una divisione netta tra area ospedaliera e territoriale, anche se nel quadro normativo nazionale non c’è una indicazione del genere, tantomeno non si evidenzia una frattura evidente tra questi 2 settori rispetto al passato».