Intervista allo scenografo Alessandro Chiti, premiato al Festival Teatrale di Borgio Verezzi

di Laura Sergi – Borgio Verezzi / Savona. Con l’ultima replica di questa sera de ‘I manezzi pe majâ na figgia’ di Niccolò Bacigalupo, che ha aperto ufficialmente il Cinquantennale del Festival Teatrale di Borgio Verezzi, il cartellone di piazzetta Sant’Agostino vedrà, dal 19 al 21 luglio, ‘Dieci piccoli indiani… e non rimase nessuno’, due atti di Agatha Christie, con la traduzione di Edoardo Erba. Sul palco: Ivana Monti, Giulia Morgani, Pierluigi Corallo, Caterina Misasi, Pietro Bontempo, Leonardo e Mattia Sbragia, Luciano Virgilio, Alarico Salaroli e Carlo Simoni, su progetto scenico di Gianluca Ramazzotti e Ricard Reguant, quest’ultimo anche regista, costumi di Adele Bargilli. Inizio degli spettacoli verezzini sempre alle ore 21.30.

Le scene del secondo appuntamento in prima nazionale del 50° Calendario saranno di Alessandro Chiti, che giunge a Verezzi anche per ricevere un premio: una sorta di riconoscimento alla carriera per l’unico lavoro che ebbe per tre sere consecutive un applauso ad hoc ne ‘Il tango delle ore piccole’ di Manuel Puig della stagione 2004. Per il direttore artistico Stefano Delfino, una targa che equivarrà ad un grazie per le sue tante presenze al Festival, ma che vuole anche essere una stretta di mano e di incoraggiamento, tramite Chiti, all’intera categoria degli scenografi, fra i primi ad essere colpiti dalla crisi che penalizza il teatro in questi ultimi anni.

Oggi è ancora possibile per un giovane, pensare di intraprendere questa carriera? Lo abbiamo chiesto direttamente a lui.

Chiti, cos’è la scenografia?

‘Un’arte: un lavoro di creatività, inventiva, mediazione e capacità organizzativa; solo chi lo vive, può conoscerne l’effettiva, incredibile complessità, fatta di un eclettismo professionale non facile da comprendere, vedendo la nuda messa in scena. Dietro una scenografia non c’è mai soltanto la rappresentazione immobile di un ambiente; al contrario c’è la vita del teatro stesso. Spesso un dettaglio, un oggetto, un movimento, porta con sé un mondo e conduce il pensiero e la fantasia a dare credibilità alla stessa azione teatrale, viaggiando con la mente e l’emozione fra quello che si vede e quello che si può immaginare’.

Un’arte che oggi è in pieno marasma…

‘Purtroppo è una ‘professione’ che rischia di scomparire: i ‘nuovi produttori’ sovente non sanno nemmeno cosa vuol dire scenografia e scenografo. Una scena è ingombrante; realizzarla ha un costo, costa maneggiarla, trasportarla e gestirla, persino rottamarla! Il nostro teatro è sempre più ‘povero’ di scenografie, ma ‘ricco’ di attori monologanti. Nessuno nota differenze se ‘il Divo’ interpreta uno spettacolo usando solo una sedia o circondato da una scena ricca di invenzione, atmosfere, significati’.

Cosa si sente allora di rispondere a un giovane che le chiedesse un consiglio?

‘È successo spesso. Anche oggi cercherei dapprima di dissuaderlo, per poi dirgli: se hai una vera motivazione vai avanti, le difficoltà che incontrerai potranno essere superate solo con una grande determinazione e anche un po’ d’umiltà nell’accettare i compromessi’.

* Nella foto, il suo Castello in ‘Rapunzel’, con Lorella Cuccarini, pièce con cui Chiti ha vinto lo scorso anno l’Oscar del Musical italiano per la migliore scenografia.

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