“Lo splendore dei supplizi”: titolo perfetto per una piece straordinaria

Fibre1di Alfredo Sgarlato – Torna sul palco del Teatro Ambra la compagnia Fibre Parallele, che già lo scorso anno aveva stupito con lo spettacolo “Furie de sanghe”, un tour de force in dialetto pugliese molto complesso e impegnativo, di grandissimo impatto. Il nuovo spettacolo, in prima regionale, “Lo splendore dei supplizi”, scritto e interpretato da Licia Lanera e Riccardo Spagnulo con Mino De Cataldo, è apparentemente più leggero, si ride anche molto, ma il realismo di fondo non è meno spietato.

Fibre8Il palco è spoglio e sulla scena c’è un uomo incappucciato, un boia. Inizia il primo dei quattro sketches che compongono l’opera, “La coppia”. È infatti una coppia elegante, seduta su un divano, accompagnata dal “Trio in mi minore op. 100” di Schubert (che si contende con “Creep” il titolo di brano più amato dai teatranti), che si presenta al pubblico, insieme a un impagabile gatto finto. Il loro dialogo, che sembra inizialmente un nonsense alla Ionesco, si fa sempre più realistico. Una coppia come tante, prigioniera del proprio cliché. Quindi “Il giocatore”, Spagnulo da solo a dialogare con un pupazzo, un uomo che ha fatto a pezzi e congelato la madre per riscuotere, e giocarsi, la pensione. “La badante”, forse lo sketch più riuscito, (ma lo sono tutti e quattro), coi due interpeti en travesti, Spagnulo la badante straniera, Licia Lanera un vecchio rintronato, senza dialoghi, solo una voce fuori campo che farnetica slogan razzisti; infine il boia si cambia, diventa una persona apparentemente qualunque, “Il vegano”, che due terroristi torturano con alimenti da supermercato.

Fibre2Gli interpreti sono davvero straordinari, assolutamente naturali in tutti i ruoli, credibili quando recitano en travesti, espressivi e metamorfici come i cattivi di un telefilm di fantascienza. Ottimo il lavoro di scrittura che sta dietro all’interpretazione: la realtà che raccontano ci sembra estrema, e invece poi, come nella grande commedia all’italiana, riconosci i personaggi nel barbone che hai appena incontrato o in qualcuno di conosciuto. Dietro l’apparente surrealismo delle situazioni gli autori colgono con grandissima lucidità le contraddizioni della società ipermoderna: è il povero a giocarsi il poco denaro che maneggia, fuori da ogni possibilità di riscatto; sono poveri i terroristi che individuano il nemico nel vegano, un raffinato professore, visto come membro dell’odiata “kasta”. Alla fine l’applauso è interminabile e i tre attori continuano a uscire sul proscenio grati e sorridenti. Prossimo spettacolo il 24 aprile: “Tre studi per una crocifissione” di e con Danio Manfredini.