“Le terre, le genti, il Sacro” illuminano Albenga

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di Alfredo Sgarlato – A leggere i blog si direbbe che ad Albenga esistano solo il Palio dei Rioni e qualche incidente stradale. E invece oltre ai festival rock, jazz e teatrali c’è anche un festival di fotografia di livello internazionale: “Le terre, le genti, il Sacro”, a cura del Circolo Fotografico S. Giorgio con le associazioni FIAP e FIAF. Una lunga serie di mostre e workshop si snodano nei vari palazzi storici della città: ieri il vostro cronista ha visitato le due mostre che si possono ammirare al terzo piano di Palazzo Oddo, “Fotografe dal mondo” e “The thin voices of spirituality”. La prima, che occupa ben tre sale, ci svela il lavoro di donne provenienti da ogni parte del pianeta, tutte premiate a concorsi internazionali. Molte delle opere esposte provengono da paesi molto lontani, estremo oriente, est europeo, mondo arabo (ci fa piacere). Chi scrive non è un esperto di fotografia, quindi giudica dall’impatto estetico ed emotivo dato dal gusto personale: come potete immaginare, e constatare personalmente, il livello è altissimo, e non potrebbe essere altrimenti.

Da parte mia ho amato molto il gusto pittorico di Lella Beretta, autrice de “Il pesciolino rosso”, le geometrie di Burcu Uysal (Turchia) e Nadia Alamri (Oman), il movimento umano e spirituale di Tran Thi Tuyet Mai (Vietnam), il lavoro certamente costruito in studio ma di grandissima sapienza scenica e coloristica di Neda Raćki (Croazia), la silhouette in ombra di Filatova Ljubov (Bielorussia). Ma ripeto, si tratta di gusto personale, ognuno troverà immagini di suo gradimento, a seconda che ami il colore o il bianco e nero, il realismo o il lavoro più costruito.

L’esposizione si completa con i lavori dei fotoamatori del Ponente, i nostri concittadini Paolo Tavaroli e Luciano Rosso, poi Marco Zurla, Flavio Zurla, Emanuele Zuffo, Giorgio Paparella. Qui le foto sono a tema, la spiritualità, e ci portano in un viaggio senza confini, attraverso luoghi e volti da Albenga al deserto all’Asia. Una critica però bisogna farla: perché una mostra così bella e importante dura solo una settimana? Meritava molto di più. Nei prossimi giorni vi illustreremo le altre iniziative.

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