In Liguria crescono i Neet, ma regge l’occupazione “rosa”

Sono 43 mila i giovani liguri che non studiano e non lavorano: si tratta dei Giancarlo Grasso 02cosiddetti “Neet” (Not in education, employment or training) e rappresentano l’1,8% degli italiani d’età compresa tra i 15 e i 29 anni (circa 2,4 milioni). Secondo l’ufficio studi di Confartigianato su dati Istat, i Neet in Liguria sono il 21% dei ragazzi: un valore che posiziona la nostra regione all’11esimo posto in Italia. Al primo scalino troviamo la Sicilia, con un’incidenza di Neet del 39,7% (nel 2013 se ne contano ben 364 mila). Seguono Campania (36,4%, pari a 402 mila giovani) e Calabria (35,6%, 130 mila). Pochissimi i Neet in Trentino Alto Adige: qui, nel 2013, le province autonome di Bolzano e Trento registrano un’incidenza pari, rispettivamente, all’11,2% e al 15,4%.

«Un dato che ci deve far riflettere – spiega Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – Tra 2007 e 2013 i giovani inattivi liguri sono aumentati del 7,5%, contro il 7,1% rilevato a livello nazionale: parliamo di oltre 40 mila giovani che potrebbero rappresentare una risorsa per la nostra regione, ma che restano fuori da ogni possibilità lavorativa e formativa. Per ridurre al minimo questo segmento di popolazione, occorre intervenire in modo concreto ed efficace anche sul mondo della micro e piccola impresa: formule come il tirocinio e il contratto di apprendistato devono essere sfruttate al massimo per incentivare le imprese all’assunzione dei nostri giovani. Dobbiamo porre un freno alla disoccupazione giovanile che nell’ultimo anno in Italia è aumentata del 9%».

Un fenomeno, quello dei Neet, che non esclude la componente femminile: in Italia circa un terzo delle giovani sotto i 35 anni (31,1%), pari a poco più di 2 milioni donne, non studiano o lavorano. Considerando il livello di disoccupazione “rosa”, la Liguria è però tra le regioni più virtuose del Paese: con un tasso del 10,3%, non solo risulta migliore rispetto alla media italiana (13,8%), ma si posiziona immediatamente dopo Trentino Alto Adige (5,9%), Valle d’Aosta (8,6%), Lombardia (9,2%) e Friuli Venezia Giulia (10,1%). Agli ultimi posti le regioni del Sud: Sicilia (23,7%), Calabria (24,4%) e Puglia (26,5%). A Genova si rileva la percentuale minore di disoccupazione femminile (10%), mentre Imperia si avvicina alla media nazionale con un 13,3% di disoccupate. A metà strada La Spezia (11,1%) e Savona (11,6%).

Migliori rispetto alla media italiana anche i dati relativi all’occupazione: in Liguria, al decimo posto in Italia, lavorano il 53% delle donne d’età compresa tra i 15 e i 64 anni, contro il 46,7% registrato in media nel Paese. A Genova e Savona i dati sulle “lavoratrici” superano la media regionale: sono occupate il 55,6% delle donne del capoluogo e il 53,8% delle savonesi. Alla Spezia la percentuale tocca il 53%, mentre Imperia è fanalino di coda con un valore di occupate che di poco supera il 47%.